L’ONDA ANOMALA DELLA PACE

L’ONDA ANOMALA DELLA PACE

Manuela Palermi

Roma, 14 febbraio 2003

E’ arrivata una e-mail. E’ in spagnolo, una compagna l’ha trovata su Indymedia e ce l’ha inviata. E’ splendida, avremmo voluto pubblicarla sul sito, ma per ragioni tecniche non ci siamo riusciti. Ve la descrivo brevemente. Sono immagini a flash, magnificamente colorate, che si sovrappongono con uno straordinario e micidiale ritmo mostrandoci i luoghi dove si sono fatte guerre o sono ancora in corso. Poi l’immagine zumma sul singolo paese, poi su un altro ed un altro ancora ed accanto ad ogni paese appare il numero agghiacciante di morti che la guerra ha provocato.
Se uno non è un cinico e si ferma a pensare, tenta di dare nome, occhi, braccia, gambe a quel numero. Tenta di dargli un’anima, di non abbandonare la morte alla statistica.

Non si può. La guerra è questa. Il numero dei morti, il numero dei feriti, il numero delle armi, dei cannoni, dei caccia, dei missili, dei soldi spesi dall’industria militare, dei ricavi dell’industria militare. E’ la distruzione dell’essere umano, dei suoi sentimenti, della sua vita.
Quando parlo con il mio amico Vauro dell’Iraq, lui non scorda mai i milioni di bambini morti a causa dell’embargo e quelli che quotidianamente continuano a morire. Ma la faccia, il riso, gli occhi di quei bambini sono dimenticati, risucchiati nel mare magnum dei grandi numeri che tolgono significato alla vita e alla morte.

Un ex comunista che adesso scrive su quel giornalaccio che è il Giornale, a proposito del 15 parla di corteo populista. Populista perché secondo lui si arroga il diritto di rappresentare tutti quelli che vogliono la pace, populista perché non si fa carico delle necessarie mediazioni (ma che significa?), populista perché alla democrazia rappresentativa contrappone la democrazia partecipativa ed altre simili amenità. Lui, l’ex comunista, seduto nella sua comoda poltrona, digitando compìto il suo bel computer, fa l’analisi del sangue a chi si batte per la pace e spendesse una parola, dico una, sulla guerra, la nominasse almeno. Con tono ironico ed accusatorio pone le sue domande: voi che aborrite la guerra, aborrite anche il terrorismo e Saddam e bin Laden e i tiranni?
Ma perché non lo chiede alla Cia? Perché non chiede conto a chi si è allevato quei tiranni in seno, gli ha dato armi e potere lasciando che tiranneggiassero il loro popolo? Ma chi è che ha armato bin Laden e Saddam, il populista popolo della pace?
Dietro l’asetticità delle cifre, si nascondono altri bei campioni del pensiero ingannevole. Tutte le sere, alle 20 e trenta in punto, Luca Sofri ci spiega che lui è sentimentalmente contro la guerra, ma siccome non ama le semplificazioni ci vuole ragionare su, con qualche "se" e qualche "ma". Intorcinandosi un po’, perdendo ogni tanto il filo, interroga i rappresentanti di turno del populismo. Indovinate un po’ che chiede. Chiede: voi che aborrite la guerra, aborrite anche il terrorismo e Saddam e bin Laden e i tiranni?
Uno risponde sì per una, due, tre volte. Poi gli viene il dubbio che l’interlocutore abbia qualche problema con l’udito ed alza la voce. Poi grida, anche. Niente, la sera dopo, alla stessa ora, sempre intorcinandosi e perdendo un po’ il filo, il nostro Luca ricomincia da capo.

Sempre nel solco della sfrontata follia guerrafondaia, si pone impavidamente la Rai. Niente diretta televisiva. Un milione e mezzo, due milioni di persone? E che sarà mai! Il problema è un altro, è quello della democrazia parlamentare e quel corteo potrebbe influenzare il giudizio dei deputati. Come dire che alla demenzialità non c’è mai fine. E infatti il parlamento ha detto alla Rai di farsi gli affari suoi. Mentre scrivo la diretta televisiva non c’è, a meno che non rinsaviscano. Ma converrete con me che è un bell’esempio di democrazia quello di ignorare una manifestazione grandiosa di popolo. E’ un bell’esempio di democrazia non tentare di capire perché in migliaia e migliaia vengono a Roma, spendendoci di tasca propria e facendo una fatica del diavolo.
La democrazia rappresentativa invocata dall’ex comunista dovrebbe almeno porsi il problema di capire chi rappresenta. Il popolo della pace non sarà tutto il popolo, ma ne è sicuramente una buona parte. E, stando ai sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani la pensa allo stesso modo. E assieme alla stragrande maggioranza degli italiani c’è la stragrande maggioranza degli europei.
L’Europa e l’Italia sono attraversate dall’onda anomala della pace e le onde anomale non possono essere ignorate. Hanno la forza possente della roccia, non le ferma nessuno. Riflettano, i signori della guerra e quelli che la guerra si fa ma non si dice e quelli che la guerra con i "se" e con i "ma". Alla guerra si dice NO e basta. E’ un imperativo morale.