DELEGA SUL MERCATO DEL LAVORO

DELEGA SUL MERCATO DEL LAVORO UN QUADRO COMPIUTO DI PRECARIETÀ

Gloria Malaspina *

Roma, 17 febbraio 2003

Il diavolo non è brutto come lo si dipinge: è anche peggio.
La legge delega sul mercato del lavoro, nota come "848", è un disastro per i diritti civili dei lavoratori, delle loro famiglie e della democrazia che si esercita attraverso la rappresentanza sociale e costruisce un quadro di totale destrutturazione del mercato del lavoro. Il punto di vista assoluto è quello delle imprese ed è la loro convenienza a determinare le condizioni e le opportunità per chi cerca lavoro, come pure il ruolo di soggetti istituzionali e sociali, al suo servizio. Si delinea un sistema in cui non si vogliono le parti sociali soggetto della rappresentanza, per adesione esplicita e verificabile, ma erogatori di servizi: dalla ricerca d’impiego alla sua qualificazione giuridica, dalla necessità di formazione alle esigenze di sicurezza sociale (previdenza, assistenza, sanità). Sparisce la contrattazione, fondamento del Sindacato confederale e della sua funzione di rappresentanza.
E pensare che, nel Libro Bianco sul Welfare, Maroni individua nel lavoro una delle sicurezze necessarie per dare corpo alla coesione sociale!
Leggere per credere.
Trasferimento di ramo d’azienda: sarà possibile costituire un ramo d’azienda fittizio, aprendo la via alle terziarizzazioni anche non giustificate, con ciò che "terziarizzazione" significa oggi, in epoca di declino industriale.
Servizi all’impiego: si smantella la fisionomia di trasparenza pubblica per le informazioni ai disoccupati rendendo possibile l’intermediazione ai consulenti del lavoro ("caporali" in colletto bianco?); attribuendo tutti i servizi all’impiego all’operatività di enti bilaterali; consentendo alle agenzie interinali di svolgere collocamento privato senza l’iter dell’autorizzazione; usando "enti locali" o università per facilitare l’incontro tra domanda e offerta.
"Staff leasing": autorizza un’impresa a farsi fornire tutta l’occupazione necessaria da un’impresa terza, anche a tempo indeterminato. La frantumazione della catena delle responsabilità, sempre più mediate, nel rapporto di lavoro rende più fragile il lavoratore subordinato.
Contratti a causa mista: si tenta l’unificazione delle tipologie del contratto di formazione e lavoro e dell’apprendistato, con il ruolo forte della formazione in azienda. Ci sarà qualche incrocio con la riforma Moratti (inglese, internet, impresa)?

Socio-lavoratore: si prevedono prevalenza del rapporto associativo e assemblee che possono decidere di ridurre le retribuzioni senza il vincolo di contratti nazionali, così che il giudice del lavoro non abbia più competenza. I diritti del socio delle cooperative sociali non sono più riconosciuti direttamente con il contratto nazionale, ma con accordi territoriali applicativi.
Direzione dei servizi ispettivi: subordina alle sue decisioni anche i servizi ispettivi degli enti previdenziali. La sua attività sarebbe ispirata alla tutela "dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti sul territorio nazionale": gli ispettori potranno decidere se e in che misura tali diritti rientrino o meno nei livelli essenziali.
Part-time e nuove tipologie d’impiego: meno tutele per il part-time (con il paravento delle disposizioni europee di favorirne l’incremento per aumentare l’occupazione) perché le imprese lo utilizzino, con un’ulteriore "flessibilizzazione" della prestazione, avendo anche in premio riflessi convenienti sulla "contabilità" dei rapporti di lavoro: le soglie quali quelle dei 15 dipendenti o il numero dei dipendenti per la determinazione del monte ore di permessi sindacali o per il ricorso alla Cig, possono essere alzate a seconda del peso che in quell’impresa ha o avrà il part-time.
Tipologie diverse di "rapporti di lavoro", per incrociare la domanda di flessibilità di prestazione delle imprese: il lavoro a chiamata implica che un lavoratore sia sempre a disposizione; con il lavoro ripartito, due o più lavoratori si suddividono un orario contrattuale pieno, senza tutele; il lavoro a progetto riguarda le collaborazioni coordinate e continuative e il lavoro occasionale, non ha una definizione, ma viene offerto a famiglie o enti come prestazione corrispondente al "buono servizi" (si provvederà così alle prestazioni di assistenza?).
Certificazione: per eliminare il contenzioso legale, con una commissione paritetica, sperimentale, che validi la qualificazione del rapporto di lavoro, se, ad es., si è forzata la volontà del lavoratore nel firmare un contratto non subordinato. L’obiettivo (la certificazione ricorre spesso) è quello di introdurre meccanismi per dirimere i possibili contenziosi prima che si generino: come difenderà le proprie ragioni un lavoratore che potrebbe venire assunto, se in contrasto con il futuro datore di lavoro?
"Flessibilità" che trasforma l’uomo in merce.

*direttivo nazionale Cgil, Presidenza Inca Cgil nazionale