“DOVREBBERO SOLO RINGRAZIARCI”

"DOVREBBERO SOLO RINGRAZIARCI"

Il Manifesto intervista Oliviero Diliberto

Cosimo Rossi

Roma, 21 febbraio 2003

"Il vincolo di coalizione sulla guerra lo abbiamo già violato". Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, resta sì persuaso che rompere il centrosinistra serva solo ad avvantaggiare Berlusconi, ma sul no alla guerra è determinato a tenere duro. A costo di mettersi contro il resto dell’Ulivo com’è avvenuto ieri: con gli insulti piovuti da Napoletano e Rutelli e con il voto contro la missione degli alpini in Afghanistan

Napoletano, Rutelli, Fassino. E’ bastato votare la mozione del Prc per far dimenticare la faticosa unità dell’Ulivo e scatenare un nuovo scontro. Pare che nel centrosinistra si applichi già il codice di guerra…

Avverto reazioni scomposte. In realtà dovrebbero ringraziarci, perché noi consentiamo all’Ulivo – facendone saldamente parte – di interloquire con pezzi di società larghi che altrimenti sulla pace cercherebbero rappresentanza politica fuori dall’Ulivo. Credo che una coalizione di forze politiche diverse non si possa fondare sulla disciplina, ma solo sulla capacità di una leadership di fare sintesi politica tra le posizione diverse. In fondo è quello che siamo riusciti a fare con la mozione unitaria. E mi sembra sciocco disperdere dopo 24 ore questo risultato.

Ma tant’è…

Attenzione, perché il voto sull’Iraq ha visto l’Ulivo unito su una posizione francamente avanzata, considerando la composizione della coalizione. C’era un no netto alla guerra preventiva e un no inequivoco alla concessione di basi e di supporto logistico agli Stati Uniti. Perciò io lo considero un successo. Dopodiché abbiamo anche votato il testo di Rifondazione che era coincidente con il testo che avevo presentato io. Mi pare un fatto di elementare coerenza per dire no alla guerra.

Ma non si può nascondere che, con queste premesse, in caso di intervento armato l’Ulivo si sfascerà.

Dipende da come sarà l’intervento. Io ne voglio parlare senza ipocrisie: se sarà un intervento unilaterale degli Stati Uniti, l’Ulivo sarà sicuramente unito; se invece ci sarà l’avallo dell’Onu, ci saranno con molta probabilità delle divaricazioni. Questo rientra nelle cose, nella differente storia, nelle differenti culture politiche, nel diverso approccio alle questioni internazionali di coloro che fanno parte del centrosinistra.

Ma non è un fatto passeggero dividersi sulla pace e sulla guerra…

La politica estera ha avuto storicamente un’influenza sulla politica interna. Vorrei ricordare che il primo strappo nella dinamica che portò poi allo scioglimento del Pci avvenne proprio sulla prima guerra del Golfo, con il voto contrario di un numero consistente di senatori del Pci rispetto a un atteggiamento non ostile alla guerra. Ed è evidente che le divisioni interne ai Ds in questa fase pesano su tutti gli equilibri della coalizione.

D’accordo, ma com’è possibile governare insieme i comuni e dividersi nientemeno che sui bombardamenti?

Questa è la grande contraddizione: perché in realtà noi amministriamo insieme metà Italia, spesso anche con Rifondazione. E ci candidiamo a tornare al governo. Possibilmente non rifacendo gli errori compiuti quando eravamo al governo.

Di quegli errori, quale lascia il senso di colpa più gravoso?

Due, uno di politica interna e uno di politica estera. Il primo è non aver approvato la legge sul conflitto di interessi: una cosa enorme e per la quale c’era anche la maggioranza, mentre sulle questioni del lavoro la maggioranza obiettivamente vacillava. E sul piano della politica estera l’aver avallato la guerra nel Kosovo, che era una guerra della Nato.

Il Pdci, però, rimase nell’esecutivo…

Ma abbiamo anche lavorato affinché l’Italia avesse un comportamento diverso da quello degli altri paesi Nato. Siamo stati gli unici a non chiudere l’ambasciata, a mantenere un rapporto con il governo jugoslavo. Ed è stato il governo che ha operato sul piano diplomatico in modo più concreto per far finire i bombardamenti. Detto questo, continuo a vivere quella guerra come un momento molto lacerante per tutti noi.

Adesso che si profila un’altra guerra, la pace e il pacifismo assumono un nuovo valore identitario, costituente per milioni di persone. Possibile che l’Ulivo non sia in grado di recepirlo, non foss’altro che per opportunismo politico?

Me lo chiedo anch’io. Ma non è questione di opportunismo. Il tema della pace sta diventando fondativo di una nuova fase politica. E lo sarà sempre di più, perché la guerra diventerà purtroppo la caratteristica permanente di un nuovo scenario internazionale. Perché dopo l’Iraq è già stato preannunciato che ci saranno la Siria, la Libia, la Corea del Nord, l’Iran. Perciò, in un mondo completamente impazzito, la pace diventerà discrimine concreto. E occorrerà fare una battaglia politica senza posa anche dentro il centrosinistra per far scoppiare le contraddizioni su questo punto. Non per rompere l’Ulivo, ma per spostarlo su posizioni giuste. Il mondo cattolico moderato, del resto, è già su queste posizioni: Rutelli dovrebbe capirlo in fretta.

E se non lo capisce? Voi vi sentirete ancora legati da un vincolo di coalizione con lui?

Il vincolo di coalizione su questo punto lo abbiamo già violato. Non mi sento vincolato perché ci sono questioni che attengono al rispetto della Costituzione italiana e che vengono prima della coalizione. Per quanto mi riguarda, è chi vota a favore della guerra che viola quei valori, che sono anche quelli costituenti del centrosinistra.

Quindi, addio centrosinistra?

Continuo a pensare che, se si rompe il centrosinistra, Berlusconi governa per cinquant’anni.

Anche se si rompe con il sentimento dell’elettorato, però…

Bisogna cambiare questo centrosinistra proprio per far prevalere politicamente una logica che sia in sintonia con il popolo italiano. Ma non dispero che su questo punto, alla fine, si possa prevalere dentro il centrosinistra.