Blocco dei treni? Il colpevole è Diliberto

Blocco dei treni? Il colpevole è Diliberto

Manuela Palermi

Roma, 25 febbraio 2003

Hanno scoperto la verità: il colpevole del blocco dei treni è Diliberto. Se quegli sciagurati di pacifisti stanno creando il caos nel paese, che in confronto la guerra all’Iraq è una bazzecola, è perché nel ’99, alla chetichella, quando ancora era ministro della Giustizia, Diliberto varò la depenalizzazione del reato quando questo era per "motivi sociali" e lo rese un illecito amministrativo.
Ragioni sociali?! Imprecano, urlano ed insultano i fascisti-leghisti-affaristi del governo Berlusconi: quei treni sono normali treni che non portano nulla di strano. E allora perché non rispondono a Maura Cossutta che chiede di smetterla con tanto mistero? Perché non fanno vedere che c’è sopra? Eppure qualcuno il contenuto di quei treni l’ha visto. Innocue rampe lanciamissili, camion e jeep dipinti mimeticamente… Treni che gli americani, sostenuti dal nostro governo, vogliono solo far entrare a casa propria, nella base di Camp Derby, chilometri e chilometri di filo spinato, terra yankee in terra italiana. Perché mai ci dovrebbe essere una ragione sociale per bloccarli?!

Il 15 di febbraio le strade del mondo si sono riempite di gente che diceva no alla guerra. Non erano in tuta mimetica né indossavano passamontagna neri come quelli delle zone off limits di Camp Derby (perché fa freddo, dicono). Non hanno circondato di filo spinato neanche un giardinetto, neanche un’aiuola. E pensate un po’ che sovversivi: per bloccare i "treni della morte" usano solo il proprio corpo.
La destra – tutta, da Berlusconi a Casini passando per Bossi e Fini – parla di sovversivismo, dice che quando si fa una cosa illegale vuol dire che si è contro la pace. Si sono incarogniti aspettando che la polizia intervenisse e li sbattesse tutti in galera. Ma qui sta il bello: nessuno li spedisce in galera perché quel mariuolo di Diliberto ha depenalizzato il reato. Dovranno pagare multe salate, questo si, ma chi ha come compagni di merenda Berlusconi e Previti sa assai poco di quanto pesi una multa a chi vive di salario o di stipendio. Smaniano perché non possono sentire il tintinnar delle manette, si scagliano contro il nostro Diliberto che gli ha tolto il piacere.
C’erano ragioni serie per depenalizzare quei reati. Le ragioni serie erano che la giustizia era bloccata, che un povero cittadino per avere un processo doveva aspettare anni ed anni. Con la consulenza di prestigiosi giuristi, Diliberto e il governo D’Alema decisero, come succede in tanti paesi civili di tante parti del mondo, di togliere dall’iter del processo penale una serie di reati minori: per quelli si sarebbero pagate multe, anche salate, ed immediatamente. Nessun regalo, attenzione. Anzi. Spesso chi commette piccoli reati conta proprio sul processo penale, sulla sua necessitata lentezza, sulla giustezza degli appelli e dei contro appelli, per farla franca. In un processo penale ci sono infatti una serie di passaggi obbligati e di garanzie (non quelle di Berlusconi per i fatti suoi e di Previti, anche lui per i fatti suoi). Garanzie vere, indispensabili, che ovviamente allungano i tempi di un processo. Ma le tante misure, tenaci e pazienti, prese da Diliberto alla Giustizia (fra cui, appunto, la depenalizzazione dei reati minori) consentirono alla giustizia di dimezzare i tempi dei processi, quelli civili e quelli penali, del 10 per cento. Che non è uno scherzo.
Si sarebbe dovuto proseguire su questa e su altre strade per dare al cittadino una giustizia più efficiente. I berlusconiani invece si incarogniscono sui poveracci e reclamano un puzzolente garantismo per i potenti. Si inventano la Cirami, aboliscono il falso in bilancio, proteggono capitale e capitalisti. E oggi reclamano le manette per i pacifisti che bloccano i treni della morte. E siccome non si può, sono gonfi di rabbia. E l’idea che non si può perché esiste una legge voluta da un "marxista-leninista" (parole testuali scritte da tal Paolo E. Russo su un fogliaccio che porta l’esilarante testata di "Libero"), li fa dare fuori di matto.
Sapete, care compagne e compagni, ci sono tanti ragioni di autocritica per il periodo in cui l’Ulivo – e noi con l’Ulivo – era al governo. Ma le reazioni della destra, la collera contro Diliberto, diciamoci la verità, ci rimette in pace col mondo.