Lettera aperta di Oliviero Diliberto a Gilberto Benetton

NO ALLA GUERRA

Lettera aperta di Oliviero Diliberto a Gilberto Benetton

Roma, 26 febbraio 2003

Gentile signor Benetton,
molti siti internet, riportando notizie di una rivista di commercio internazionale "Trade Wings", affermano che tra le navi impiegate dalla US Army per trasportare materiale bellico ce sarà una, battezzata "Strada Gigante", che appartiene a lei tramite la società "Strade Blu". Una nave che porterà morte e sofferenza, guerra e distruzione.
La notizia di "Trade Wings" mi ha profondamente colpito e spero che non sia vera. Mi aspetto da lei una smentita, un atteggiamento coerente con quello che di Lei sappiamo attraverso le prese di posizione sue e della sua azienda. Penso ad alcune campagne di comunicazione della Benetton, alle dichiarazioni contro lo sterminio per fame, la guerra, la violazione dei diritti umani, la vergogna della pena di morte. Una sua attuale e bella campagna, "food for life", a sostegno del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, riporta foto di profughi e di mutilati.

Nel nostro Paese e in tutto il mondo è in campo uno straordinario movimento per la pace. Quel movimento, che ha portato in piazza milioni di persone, è stato pesantemente oscurato dalle televisioni governative e Mediaset, entrambe controllate, come tutti sanno, da uno dei più solleciti alleati di Bush, il presidente del Consiglio Berlusconi. Ed è in atto una pesante criminalizzazione del dissenso alla guerra all’Iraq. Quelli che si oppongono – il mio partito tra questi – a che l’Italia sia attraversata da treni carichi di strumenti utili a quello sporco mestiere che si chiama guerra, vengono dipinti come sovversivi. Eppure agiscono a mani nude e viso scoperto, fermando i treni con null’altro che i loro corpi. Non ci faremo intimidire. A giorni saremo a Livorno per opporci all’utilizzo del porto e delle navi italiane a scopi di guerra.
Sono convinto, signor Benetton, che quando davanti al mondo c’è il rischio tremendo di una nuova guerra, ogni democratico è chiamato ad agire per la pace.
Per questo, se la notizia di "Trade Wings" fosse vera, le chiedo un gesto chiaro ed inequivocabile: non metta a disposizione i suoi mezzi per le macchine di morte. Nulla vale come la vita. Nulla è più sporco della guerra e delle tanti, ingiuste morti che provoca.

Cordialmente.

Oliviero Diliberto