Attivo nazionale del dipartimento

Attivo nazionale del dipartimento

Fabio Nobile

Roma, 1 marzo 2003

Il presente articolo è stato pubblicato nell’edizione di Rinascita del 7 marzo 2003.

"Sulle questioni del lavoro dobbiamo fare un salto di qualità, sul piano dell’analisi e su quello della proposta": così Dino Tibaldi, responsabile Lavoro del Pdci, ha aperto i lavori dell’attivo nazionale del dipartimento convocato per avviare il percorso di costruzione della conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori comunisti, che si svolgerà nei prossimi mesi.
E’ stata un’analisi realista sul piano soggettivo, sul partito, che "sta facendo notevoli progressi in termini d’iniziativa, ma che ha bisogno di andare avanti"; un’analisi spietata su quello che sta avvenendo con la realizzazione del progetto liberista e neo corporativo del Governo delle destre. E il 2003 sarà – ha continuato – l’anno della concretizzazione di questo progetto, su cui si deve costruire la massima resistenza.

Senza dubbio l’approvazione della legge 848, tutta basata sulla filosofia del famoso "Libro bianco", si pone, in questo senso, come un macigno sui diritti dei lavoratori; questa legge realizza una svolta che mette in discussione tutti i rapporti e le relazioni di lavoro, rischiando di modificare geneticamente il ruolo e la funzione del sindacato. Il punto d’attacco fondamentale riguarda il contratto nazionale di lavoro che, con questa riforma e le deroghe che contiene (contratti individuali), viene di fatto cancellato.
Il progetto neocorporativo è l’obiettivo che da anni persegue il padronato italiano, un indirizzo che vuole rimuovere il conflitto di classe, che vuole sacrificare sull’altare della competizione capitalistica i diritti, il salario, la democrazia nel nostro Paese. Quindi, il declino industriale, la devastante politica economica, la restrizione dei diritti e del Welfare, i contratti, la sicurezza sul lavoro, la questione salariale, sono le priorità individuate nella relazione. In questo quadro Tibaldi ha inserito la delicata questione dell’art.18 che – ha ammonito – non può essere considerata una battaglia determinante, ma – ha aggiunto – richiede l’assunzione di una posizione di merito indipendentemente dalla discutibilità dello strumento referendario apertamente criticato dal Pdci.
Molti degli intervenuti hanno posto la necessità di rafforzare la centralità del referente di classe nell’azione politica della sinistra e dei comunisti.
Come è stata sottolineata la necessità di guardare ai temi dei diritti e della rappresentanza calpestati dalla "848" non come elementi di carattere sindacale ma che coinvolgono in pieno la sfera politica generale della democrazia e della rappresentanza sociale; un dibattito che contiene in sé tutta la drammaticità della fase che stiamo attraversando.
Alla luce anche degli eventi internazionali, alcuni interventi hanno affermato la necessità di una riflessione che costruisca un nesso tra la proposta politica attorno alle questioni del lavoro e la critica al sistema capitalistico sul piano economico, politico e culturale, in sintesi sul piano dell’egemonia tenendo sempre conto dell’attuale fase difensiva.
Tutti gli intervenuti si sono soffermati sul referendum per l’estensione dell’articolo 18, esprimendo anche punti di vista diversi. E’ stata prevalente la richiesta che il Pdci affronti al più presto la questione. Ed è stato approvato un ordine del giorno in cui si propone un orientamento di merito favorevole al quesito referendario.
Nelle conclusioni Tibaldi ha definito un percorso per la costruzione della "conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici comunisti", su cui si presenterà a breve una bozza di documento per avviare la discussione. La Conferenza è e resta, per tutti, il punto di riferimento fondamentale perché i comunisti possano costruire, con una rinnovata vitalità, la loro iniziativa nei luoghi fondamentali del conflitto di classe dove si può ricostruire la prospettiva di progresso per tutta la società.