Marzo 2003

Marzo 2003

Cari compagni e compagne,
alla fine hanno deciso la lapidazione di Amina.
Il Tribunale supremo della Nigeria ha ratificato la condanna a morte per lapidazione di AMINA; ha solamente posticipato l’esecuzione di due mesi er permetterle di allattare il suo bambino.
Trascorso questo termine la sotterreranno fino al collo e l’ammazzeranno a sassate, a meno che una valanga di dissensi non riesca a dissuadere le Autorità Nigeriane.
Mi rendo conto che in questo periodo, una guerra produce ben altri orrori, a chi può dire che non siano necessari e chi può dare priorità agli orrori?
Amnesty International chiede l’appoggio di tutti tramite una firma nelle sue pagine web. Mediante una campagna di firme come questa si Amina abbiano ricevuto pochissime firme.
Contatta subito: amnistiapornigeria.org o amnistiaporsafiya.org e firma per Amina.
Fai circolare questo messaggio fra le persone che sai sensibili a
Questa orribile minaccia di morte. Fallo subito, io l’ho già fatto.

Cristina


"Viviamo in tempi irreali, dove una elezione irregolare ha prodotto un presidente immaginario, che ci ha mandato in una guerra inventata per ragioni fittizie. Mister Bush, vergogna. Vergogna. Se qualcuno riesce a inimicarsi anche il Papa allora e’ proprio finito".
Michael Moore nel ricevere il Premio Oscar, Hollywood, 24 marzo.

Ciao, Leyla


Carissima compagna Manuela,
la sezione di Cerignola esprime solidarietà per il vergognoso atto che i criminali fascisti hanno compiuto, inviando al sito nazionale del nostro partito, immagini indegne e vergognose. Non dobbiamo lasciarci intimorire, e in occasione ci stringiamo a voi con un fraterno abbraccio…

I compagni del PdCI-FGCI, Cerignola


Quest’ultimo atto della Chiesa Cattolica con la quale si riduce allo stato di laico Don Franco Barbero "licenziandolo" dallo stato clericale, senza che venga citato in giudizio da nessun tribunale ecclesiastico e senza che possa muovere appello, riafferma quanto i massimi esponenti della Chiesa Cattolica siano chiusi ad ogni dialogo con il mondo reale, con i fedeli che, sempre piú non si riconoscono in una istituzione autoritaria e totalitaria, ma, soprattutto, dimostra quanto i vari Ratzinger siano ciechi difronte alla vera realtá del mondo cattolico. Un mondo che non condanna senza ascoltare, che accoglie chiunque, con fede, si avvicini, senza giudicare e umiliare ma, solo accogliendo a braccia aperte ogni essere umano.
Don Franco Barbero, come molti altri sacerdoti, é una persona che comprende ed applica il significato della parola "accoglienza" lottando contro una Chiesa che continua a dimostrare atteggiamenti omofobi con precetti e dogmi fuori da questo tempo.
Per noi Don Barbero era e resterà un Prete al quale esprimiamo piena solidarietá e vicinanza sapendo che continuerá nella sua battaglia: parlare di gioia, amore, pace a chiunque voglia ascoltarlo e, continuando ad essere un punto di riferimento per tanti fedeli e per tutti i gay e le lesbiche credenti.

Rosalba Carena, portavoce nazionale del Pasolini
Tel.: 3334644804
e-mail: pasolini.pdci@email.it


Come sapete, e’ dal 1995 che siamo presenti in Iraq, nella zona a nord, quel "Kurdistan iracheno" tristemente noto per la repressione da parte del governo centrale della popolazione curda, per l’alto numero di mine antiuomo (si stima che dei 10 milioni di mine presenti sul territorio la maggior parte sia di produzione italiana, venduta a Saddam Hussein durante l’embargo), per l’eccidio di Halabjia nel 1988 con armi chimiche.
Dal 1995 abbiamo aperto (e tuttora gestiamo) due centri chirurgici, due centri protesi e 20 posti di primo soccorso; in questi giorni abbiamo aumentato il personale internazionale presente in loco, in vista di un peggioramento della situazione; per lo stesso motivo stiamo inviando scorte di materiale sanitario e di farmaci.
Un analogo container sta partendo per Bagdad: da un incontro avuto dal nostro team con Tarek Aziz la scorsa settimana infatti è emerso che gli ospedali locali, pur non necessitando di personale medico-chirurgico, sono privi di farmaci, attrezzature, strumentario e materiale di consumo.
Negli ospedali di Sulaimaniya ed Erbil stiamo dimettendo tutti i pazienti non gravi per avere disponibilità di posti letto in caso di emergenza.
Tramite le news del sito internet, continueremo a comunicarvi gli aggiornamenti dal nostro personale in loco.

ketty agnesani – mailto:ketty@emergency.it


Anche quest’anno ripartiamo da Barbiana!
Il 19 maggio del 2002 ci siamo lasciati con un impegno:
quello di considerare l’esperienza di quella marcia un
primo momento di incontro alto, attivo e simbolico
per tutti coloro che credono nella scuola democratica,
laica, di tutti e di ciascuno, contro le derive
liberiste e di nuova selezione sociale.

Non solo, la marcia di Barbiana vuole andare oltre
l’evento di un giorno e di una volta, per diventare
un appuntamento annuale di tutti coloro che
ancora credono nel futuro della scuola per tutti.

Per questa ragione, vi anticipiamo che stiamo
organizzando la seconda marcia per domenica 25 maggio,
con lo stesso percorso da ponte di Vicchio alla
scuola di Barbiana, ognuno con il suo passo,
ma ancora una volta tutti insieme.

Ci sono ragioni di più, peraltro, quest’anno per
ripetere la marcia.

Celebreremo, prima di tutto, l’80° dalla nascita
di Don Lorenzo Milani, con una serie di incontri
ed iniziative nei giorni immediatamente precedenti
la marcia. E’ un’occasione perché la memoria non
si attenui, ma diventi anzi forza per i nostri valori
del presente.

I temi della pace, della giustizia sociale,
della disobbedienza, della globalizzazione invadono
le nostre vite e i nostri paesi con nuovi rischi
e nuove ingiustizie. Il destino della scuola, non
solo italiana, è dentro a queste nuove contraddizioni.

Ci sono quindi mille ragioni per incontrarsi tra uomini
e donne di scuola, studenti, amministratori locali e
tutti i cittadini interessati all’educazione;
di nuovo a Barbiana, luogo simbolico di un pensiero civile,
educativo e politico che va oltre la nostra realtà italiana.

PRESTO SARA’ ATTIVO IL SITO www.marciadibarbiana.it
DOVE POTRETE TROVARE IL PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE,
IL MODULO PER ADERIRE E UNO SPAZIO PER DISCUTERE.

A voi che avete aderito alla marcia dell’anno scorso,
il piacere di saperlo per primi, e la richiesta di
aiutarci come l’anno scorso.

Alessandro Bolognesi, Sindaco di Vicchio


Caro direttore,
in questi giorni, l’atmosfera internazionale si sta facendo sempre più cupa. Venti di guerra spirano forti, come avviene da un po’ di tempo a questa parte, dal Medioriente.
In ballo ci sono interessi economici, con il controllo delle falde petrolifere, e politici, con il controllo di una zona "calda".
Tutto questo ha un unico protagonista: gli Stati Uniti di G.W. Bush. Egli ha rispolverato un antico concetto di politica internazionale, quello di guerra
preventiva. Vecchio, perché tale parola si considerava superata dal diritto internazionale contemporaneo. Un concetto che si rifà direttamente alle guerre
ottocentesche, come quella della Prussia di Bismarck contro la Francia nel 1870.
Il "cattivo" Saddam avrebbe armi di distruzione di massa, che dovrebbero minacciare le società occidentali, in particolare gli Stati Uniti. Per questo l’Iraq decide per la loro distruzione, al fine di evitare l’attacco. Non basta, perché Saddam è un dittatore ed è legato con Al-Quaeda. Bisogna portare la democrazia.
Che Saddam sia un dittatore, non ci sfugge. Ma quanti sono i dittatori ai quali gli Usa si appoggiano per portare avanti questa guerra? Ed il legame con Al-Quaeda non è difficile in un paese ad Islam moderato? La democrazia occidentale non è, in quanto tale, un modello difficilmente esportabile in altre culture, soprattutto in questi modi?
Malgrado queste obiezioni, gli Stati Uniti non si fermano. La loro arroganza mi riporta alla mente alcuni regimi del passato, il cui insegnamento non è stato ancora compreso.
Allora, in che cosa dobbiamo sperare? Basterà questo movimento della pace a fermare la guerra?
Un giovane compagno,

Eugenio Giuliani


Bravi, il sito mi piace. Lo guardo tutti i giorni, mi fa compagnia. Il manifesto dell’8 marzo è bellissimo. Quello che mi è piaciuto anche è quello di Avanti Popolo. Ma chi è che fa i manifesti?

Laura Gioviale, Milano

Si chiama Domenico ed è un nostro giovane compagno. Quello di Avanti Popolo lo ha fatto un’agenzia di Perugia. Grazie per i complimenti sul sito.


Cari compagni,
sei giorni scorsi il sindaco della città, Scopelliti, e il sottosegretario alla Giustizia, Valentino, hanno annunciato l’approvazione, da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, del progetto definitivo del nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria.
L’approvazione del progetto è arrivata grazie al finanziamento degli ulteriori 25 milioni di euro necessari per la costruzione di un’opera di grande importanza per la città e per l’intero comparto della giustizia che da anni reclamavano una nuova e funzionale sede.
Il sindaco ha con enfasi avocato a sé e al governo nazionale di centrodestra i meriti della conclusione del procedimento presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dimenticandosi però di dire che a questo risultato si è potuti arrivare grazie ad un iter faticosamente avviato in precedenza da altri.
E allora, per amore della chiarezza e per ristabilire la verità dei fatti, voglio rimediare alle dimenticanze di un sindaco che si veste con le penne del pavone ostentando meriti che non sono i suoi, ricordando ai cittadini di Reggio Calabria che l’iter per la costruzione del Palazzo di Giustizia è iniziato quando la città era governata da un uomo di nome Italo Falcomatà, al governo c’era il centrosinistra e ministro della Giustizia era un nostro compagno, Oliviero Diliberto, ora segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani.
Scopelliti forse non sa – o forse finge di non sapere – che il primo finanziamento per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia è stato concesso alla città – su sollecitazione di Falcomatà – dall’allora ministro della Giustizia Oliviero Diliberto.
In merito e a prova di quanto affermato esiste una lettera con la quale il Direttore Generale del Ministero, in data 27.9.1999, informava il sindaco Falcomatà, il presidente della Corte d’Appello, il Procuratore Generale, il presidente del Tribunale ed il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria che "in relazione alle richieste avanzate dall’Amministrazione Comunale per interventi di edilizia giudiziaria da finanziarsi mediante mutui della cassa Depositi e Prestiti con oneri a totale carico bilancio statale, si rappresenta che – in ottemperanza alle direttive impartite dall’on.le Ministro – per la città di Reggio Calabria vi è una disponibilità di massima al finanziamento di opere per un importo non superiore a 37,8 miliardi di lire".
Rebus sic stantibus! Questi sono i fatti, a onore del vero.
Il sindaco ha sbandierato come suo personale successo l’avvenuta approvazione del progetto. Io ricordo ai cittadini di Reggio Calabria che questo risultato positivo per la città si è avuto grazie ad un’idea che ha avuto due padri: Italo Falcomatà e Oliviero Diliberto. Se allora non ci fosse stato il loro impegno, oggi Scopelliti non potrebbe ostentare vanitosamente i propri meriti per l’avvenuta approvazione del progetto.

Enzo Infantino, segretario provinciale Pdci


Ma è mai possibile che con tutte queste energie alternative che sono in giro, Bush debba mirare al petrolio ?
Cercate qualche altra motivazione. La vorrei sapere anch’io.
Il loro scopo è la lotta al terrorismo ma il loro metodo è sbagliato.

Laura Abbate

Parlare di "metodo" riferendosi alla guerra è come dire che i morti che essa causa sono "incidenti di percorso". No, non sono d’accordo. Al di là delle energie alternative, il petrolio è fondamentale per i paesi ricchi. Questa è una guerra neocoloniale ed imperialista. Neocoloniale perché vuole accaparrarsi le risorse (il petrolio, sissignore) di un altro paese; imperialista perché funzionale al ruolo imperiale che gli Usa intendono esercitare.


E’ partito da Carbonia in Sardegna un treno con destinazione Aviano. Visto che anche qui passano? Ero convintissimo che da Carbonia Stato partissero per il continente. C’è sempre stato traffico di carri militari alla stazione di Carbonia Stato provenienti da Teulada. E’ arrivato il 2 marzo a Civitavecchia alle ore 16.15. Li ha preso il numero di convoglio 97948. E’ composto da 20 vagoni merci più bagagliaio…Il percorso è questo: Grosseto ore 20, Livorno ore 22, Firenze castello ore 23 dove è prevista una sosta, Bologna Corticella ore 3.40, Padova 5.20, Treviso ore 6.30, Sacile ore 7.00, Aviano ore 8.00.
Ciao. Un compagno del Pdci di Cagliari


Carissima compagna Manuela,
noi Comunisti Italiani di Cerignola (FG) abbiamo lanciato la proposta in pubblico (a chiunque fosse nettamente contrario alla guerra, e ritenesse quest’ultima un atto fascista e criminale), di applicare sul desktop del proprio computer lo sfondo della pace, da scaricare da internet o, (per suggerimento), copiarlo dal sito della sezione di Cerignola, che si trova sui links nazionali alla pagina "15 febbraio 2003". Per chiunque volesse scriverci l’indirizzo è fgcicerignola@hotmail.com
Fraterni saluti a pugno chiuso dalla sez. PdCI P.Togliatti, Cerignola (FG)


Cara Manuela, se aderisce anche la rete lilliput … conviene dare adesione formale e sostanziale alla lotta contro i treni della morte. Non ti pare?

Ciao, Massimo Nevola (presidente Lega Missionaria)

Uomo di poca fede… All’interno dell’Ulivo c’è, da parte di alcuni, un dibattito aspro contro i treni e i nostri stanno difendendo quella lotta strenuamente. Se non aderiamo "formalmente" è solo per evitare vecchi errori del passato che qualcuno commette ancora: va rispettata l’autonomia dei movimenti e va evitata la tentazione di metterci il cappello su. Pubblico invece la posizione di Lilliput così che i compagni e le compagne possano conoscerla ed inviare la loro adesione. Dai un’occhiata al sito. Se ti leggi una cosa che ho scritto, scoprirai quel che combinò Diliberto quando era alla Giustizia. Ciao, Manuela.

Treni della morte. La posizione di Rete Lilliput
"La disobbedienza civile è nonviolenza". La cultura politica tradizionale, anche a sinistra, dimostra di non comprendere le ragioni di un movimento per la pace unito per sovvertire un sistema di morte. La Rete Lilliput condivide ed appoggia gli attuali tentativi in corso da parte del movimento per la pace tesi ad ostacolare e bloccare il transito di treni armati sul territorio italiano e invita tutti i lillipuziani disponibili ad attivarsi e a partecipare, secondo le modalità integralmente nonviolente utilizzate dalla Rete.
Per Massimiliano Pilati, referente del gruppo nonviolenza e conflitti della Rete Lilliput "è importante affermare che la disobbedienza civile è nonviolenza. La nonviolenza, per teoria e per storia, include da sempre la disobbedienza civile tra le sue pratiche legittime. Ovviamente, secondo la legge di progressione gandhiana, non è da attivarsi come primo passo, infatti le lillipuziane e i lillipuziani continuano e continueranno nella loro quotidiana attività ad impegnarsi nelle "normali" campagne e iniziative di opposizione alla guerra: dalla Campagna Bandiere della pace che tanto hasignificato nello spostare l’opinione pubblica su posizioni nettamente pacifiste alla campagna Stop Esso War per denunciare il nesso tra guerra e petrolio, per arrivare alla campagna Scelgo la nonviolenza, alle biciclettate nonviolente e alle ore di silenzio contro la guerra."
Rete Lilliput crede che la pratica della disobbedienza civile sia una delle possibili iniziative di opposizione alla guerra e da applicarsi soltanto laddove altre tipologie d’azione si siano rivelate inadeguate e senza successo e l’avversario continui quindi a perseguire i suoi scopi illegittimi e violenti. Questo è il caso dell’attuale trasporto di materiale bellico attraverso il nostro territorio: nonostante le proteste e le straordinarie manifestazioni di dissenso, la macchina bellica procede ed il nostro Governo continua a collaborare alla predisposizione e all’attuazione della guerra contro l’Iraq. Siamo maggioranza nel paese, ma non abbiamo la forza per impedire, in Parlamento, che certe decisioni passino o vengano comunque attuate, sottobanco o meno, dal Governo e dalle autorità militari: Il gioco appare truccato. A questo punto per chi si dichiara ‘pacifista’ sorge il classico dilemma. Che fare? Nel linguaggio dell’attivista nonviolento significa: Quali azioni nonviolente?
Continua Massimiliano Pilati "quando si agisce c’è sempre il rischio di sbagliare, e certamente le azioni in corso attualmente – e quelle che verranno, visti il periodo di guerra che probabilmente ci attende – sono rischiose, soprattutto perché possono essere attuate anche da persone esasperate e poco preparate, o strumentalizzate da minoranze violente del movimento, innescando così una spirale di criminalizzazione che ben conosciamo. Lavoriamo assiduamente perché questo non accada, ed abbiamo fiducia che sarà così, ma proprio per questo è importante formarsi, agire, esserci. E’ fondamentale che, in questa fase, obiettivi del boicottaggio siano chiaramente soltanto i convogli militari e non si vada a colpire i cittadini viaggiatori con azioni confuse ed inutili, totalmente nocive in vista dell’acquisizione di ulteriore consenso ed anzi foriere di incomprensioni e perdite dell’indispensabile supporto sociale."
La Rete Lilliput si sta attivando inoltre per promuovere, sia a livello locale che nazionale, la nascita di momenti di confronto interno al movimento per la pace utili al raggiungere comune di obiettivi di metodo, assolutamente indispensabili in una fase delicata e cruciale come questa. Per favorire l’adesione e la presenza dei lillipuziani sarà importante garantire da parte di tutti coloro impegnati nel fermare il conflitto armato in Iraq, un adeguato livello di condivisione delle decisioni e una lealtà reciproca nel modo in cui esse vengono e verranno comunemente attuate.


Cara Manuela,
essendo un vostro attento lettore, devo complimentarmi con te e voi, che da qualche tempo state facendo un eccellente lavoro, il nostro sito è di giorno in giorno, sempre più interessante e bello.
La foto in apertura è senza dubbio, un’idea straordinaria, quotidianamente non vedo l’ora di vedere l’aggiornamento; in particolare tra tutte quella pubblicate, dell’uccisione del ragazzo palestinese, per quanto drammatica e terribile, valeva più di tante parole sulla guerra e la violenza.
Anche il lato destro così come è stato modificato mi pare ottimo, Rinascita, le lettere, i cerchi rossi dei dipartimenti, sono utilissimi, a tal proposito vorrei proporti di inserire uno spazio (purtroppo non conosco il termine tecnico di queste icone), sul dibattito riguardante la Confederazione possibile, inoltre considerato il grandissimo risultato ottenuto con l’accordo tra il nostro partito e il PCC, si potrebbe inserire i link del Granma internacional ( ha anche la versione in italiano) e quello dell’Associazione d’amicizia Italia -Cuba, che ha seguito attentamente la visita dei compagni Diliberto e Venier ad Havana, malgrado la sua influente componente rifondarola.
In futuro si potrebbe inserire una pre-pagina che con il simbolo del partito e la musica di "bandiera rossa" oltre il panteon in filigrana dei nostri riferimenti ideologici, Marx, Engels, Lenin, Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer.
Ciao, ancora complimenti, e grazie per il vostro lavoro.

Alessandro Perrone – Monfalcone

Grazie a te. Dovremo aggiornare il sito per poter inserire forum, sondaggi, link "amici" e soprattutto fare in modo di rendere il lavoro un po’ meno pesante a Carravetta, che deve fare tutto da solo. I tuoi suggerimenti sono ottimi: ne terrò conto, stanne certo. Ciao, Manuela