Intervento sulla Convenzione europea

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

349ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 5 Marzo 2003

(Pomeridiana)

Comunicazioni del Vice Presidente del Consiglio dei ministri sull’attività della Convenzione europea. Discussione sulle comunicazioni e sulle connesse mozioni

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, credo che ci troviamo di fronte ad un bivio: o si ha più coraggio in direzione della costituzione di un’Europa politica e sociale (che abbia una propria politica estera e di difesa comune), oppure si rischia, a mio avviso, una crisi del processo di costruzione che, dopo gli sforzi e i sacrifici fatti, sarebbe una iattura per il nostro e anche per gli altri Paesi europei.

Credo che, quando ci si trova di fronte ad opzioni strategiche di fondo, lo statista deve scegliere una linea da seguire senza esitazione e con decisione, certamente anche in relazione all’evolversi delle situazioni e delle condizioni. Non sarei sincero, però, se non dicessi che a mio avviso c’è uno iato, una separazione netta, una contraddizione tra le comunicazioni rese dall’onorevole Vice presidente del Consiglio, pur apprezzabili in alcune parti e per talune intenzioni, rispetto al contenuto complessivo degli emendamenti presentati dallo stesso vice presidente Fini a nome del Governo (compreso quello che, a mio avviso, vìola il principio di laicità, presentato in modo strumentale per soli fini interni).

Anche qui, vi è una contraddizione rispetto alla linea complessiva seguita dal Governo, che è a zig-zag, esitante, per alcuni versi con ampi margini di ambiguità, stanti anche le contraddizioni esistenti all’interno della maggioranza e le diverse opinioni sulla concezione stessa della Costituzione da adottare. Si tratta di una linea assolutamente contrastante rispetto a quella europeista del centro-sinistra.

La linea del Governo Berlusconi risente e trova il suo retroterra in quell’euroscetticismo di gran parte del sistema delle imprese (che ha sempre puntato sulla svalutazione della lira), della stessa Banca d’Italia e di alcune forze politiche che ha contrassegnato fin dal 1996 il percorso e lo sforzo fatto per ottenere la moneta unica.

Ad avviso dei Comunisti italiani, si tratta di una strisciante linea antieuropea, che si è andata via via sviluppando sin dall’inizio di questa legislatura, volta a svilire il grande valore dei risultati raggiunti ed anche dei sacrifici fatti da tutti, soprattutto dal mondo del lavoro nel suo complesso, per raggiungere il traguardo «Europa».

Non posso non ricordare come, a fronte delle comunicazioni rese dal Vice Presidente del Consiglio, vi siano posizioni di qualche Ministro volte a scaricare sull’introduzione dell’euro specifiche responsabilità di questo Governo nell’avere omesso ogni forma di controllo sui prezzi e sulle tariffe (a differenza di quanto fatto in altri Paesi europei), né posso sottacere come questi atteggiamenti abbiano poi prodotto una campagna mediatica volta a dimostrare che «l’euro ci ha rovinati».

Questa linea euroscettica è ancora presente nelle sortite neoprotezionistiche del ministro Tremonti e si sostanzia nell’inosservanza o nel mancato recepimento di direttive europee (voglio qui ricordare il falso in bilancio, le rogatorie, il conflitto di interessi); ciò ha addirittura visto, ancora recentemente, il ministro Castelli opporsi all’armonizzazione legislativa, a livello europeo, per quanto riguarda la lotta alla xenofobia e al razzismo.

PRESIDENTE. Senatore Marino, la prego di concludere il suo intervento.

MARINO (Misto-Com). Sto concludendo, signor Presidente.

Si tratta di una linea che, nelle settimane scorse, con la firma degli otto del documento di solidarietà agli USA sulla guerra – in contrapposizione agli sforzi di Francia, Germania e Belgio per ricercare una soluzione politica – ha visto l’Italia schierata su posizioni di filo-atlantismo oltranzista, criticate dallo stesso presidente del Parlamento Pat Cox, sostanzialmente antieuropee, anche se sono stati fatti passi indietro dopo le grandi manifestazioni di massa.

Signor Presidente, chiedo che la restante parte del mio intervento venga allegata al Resoconto della seduta odierna.

Si tratta di una linea che, nelle settimane scorse, con la firma degli otto del documento di solidarietà agli USA sulla guerra – in contrapposizione agli sforzi di Francia, Germania e Belgio per ricercare una soluzione politica – ha visto l’Italia schierata su posizioni di filo-atlantismo oltranzista, criticate dallo stesso presidente del Parlamento Pat Cox, sostanzialmente antieuropee, anche se sono stati fatti passi indietro dopo le grandi manifestazioni di massa e la forte presa di coscienza della stragrande maggioranza delle popolazioni contro questa guerra neocoloniale, priva di ogni legittimità, senza nemmeno un casus belli, non voluta dallo stesso popolo americano, che è contro gli interessi dell’Italia e dell’Europa, contrastata con fermezza dalla più alta autorità religiosa del nostro Paese, dagli esponenti degli altri culti e da tutta la società civile. Noi Comunisti Italiani dopo l’Europa monetaria riteniamo che la costruzione dell’Europa politica (processo ancora lungo e complesso, irto di ostacoli) costituisca un’opzione strategica senza alternativa in questo contesto mondiale.

Occorre tenere aperta una prospettiva di grande respiro, quella della Federazione, con una Costituzione all’avanguardia che recepisca i principi fondamentali della Costituzione italiana, anzitutto quello del ripudio della guerra, che rafforzi il modello sociale che si ispira ai valori alti dell’uguaglianza e della solidarietà e che distingue l’Europa dalle altre esperienze statuali per fare dell’Europa un fattore di equilibrio (non di contrapposizione) in politica internazionale per costruire un’Europa sociale e politica che garantisca soprattutto la pace, i diritti del mondo del lavoro, la collaborazione tra i popoli.