Intervento sul ddl Moratti

SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA

354ª SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 12 Marzo 2003

(Antimeridiana)

Presidenza del vice presidente DINI,
indi del presidente PERA,
del vice presidente FISICHELLA
e del vice presidente SALVI

DISEGNI DI LEGGE
Seguito della discussione e approvazione:

(1306-B)Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale):

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, non posso non ricordare le scelte del Governo che precedono questo provvedimento legislativo. (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di ridurre le conversazioni bilaterali affinché si possa ascoltare il senatore Marino, come gli altri che lo seguiranno.
MARINO (Misto-Com). Con l’ultima finanziaria ammontano a ben due miliardi di euro, circa 4.000 miliardi di vecchie lire, i tagli nel triennio 2003-2005; 40.000 insegnanti in meno, 7.000 unità di personale non insegnante in meno, nessuno stanziamento per l’edilizia scolastica e così via.

Questo disegno di legge di delega per la definizione di norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, così come ci viene restituito dalla Camera dei deputati, non quantifica né assicura la copertura finanziaria agli interventi previsti nel settore, rinviando il tutto all’entrata in vigore di specifici provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie e questo, secondo una giurisprudenza ormai consolidata in Commissione bilancio, è in contrasto con l’articolo 81 della Costituzione.
Al di là delle questioni già sollevate con la pregiudiziale di costituzionalità (respinta per ovvie ragioni politiche, non certamente per ragioni di ordine giuridico, dalla maggioranza), le stesse modifiche apportate nell’altro ramo del Parlamento costituiscono l’ammissione che questo disegno di legge è attualmente privo di supporto finanziario, e quindi esso resta quel che si definisce, in tali casi, un provvedimento-manifesto, di sola propaganda.
Come ha ricordato la senatrice Soliani nella sua relazione di minoranza, sottoscritta anche da noi Comunisti italiani e nella quale ci riconosciamo pienamente, è stata respinta la proposta del centro-sinistra di reperire le risorse fin d’ora necessarie alla copertura finanziaria del provvedimento. In particolare, è stata respinta la proposta di un incremento uniforme delle aliquote sui redditi da capitale, per far fronte a quegli interventi in materia scolastica che riteniamo indispensabili ed alternativi a quelli indicati nel disegno di legge delega del centro-destra per la definizione del sistema educativo di istruzione e formazione, peraltro sulla base di principi e criteri direttivi del tutto vaghi, generici e quindi elastici.
Ecco perché i Comunisti italiani voteranno contro questo disegno di legge, per gli obiettivi stessi che esso si prefigge, che a nostro avvisto mettono a rischio la qualità ed il futuro stesso del sistema scolastico pubblico dopo i colpi e i tagli già arrecati con la finanziaria del ministro Tremonti.
Esprimiamo un dissenso profondo sulle linee di fondo di questa vera e propria controriforma Moratti – così come è stato ampiamente illustrato in sede di discussione generale dai colleghi che mi hanno preceduto -, le quali, con l’abbassamento dell’obbligo di istruzione a tredici anni e mezzo anziché a quindici, mettono in discussione la stessa funzione della scuola pubblica come strumento di elevazione culturale, sociale e civile delle classi lavoratrici.
Non possiamo inoltre non collegare questo provvedimento legislativo a quello cosiddetto sulla devolution, che ove malauguratamente per la stessa coesione nazionale del nostro Paese venisse definitivamente approvato, comporterebbe una diversa tutela dei diritti fondamentali, quelli della salute, dell’istruzione, della sicurezza, a seconda della Regione di appartenenza, e quindi a seconda della maggiore o minore quantità di risorse disponibili da parte di ciascuna Regione.
Ecco perché il voto contrario. Se non si dovesse investire con adeguate risorse finanziarie sulla scuola, sull’università, sulla formazione, sulla ricerca scientifica, in una parola sulla cultura, che costituisce un obiettivo primario di ogni Paese civile e moderno, anche alla luce dei problemi che pone il processo di globalizzazione, questo nostro Paese resterà indietro, non solo rispetto agli altri Paesi europei. Si finirà così per compromettere il futuro delle nuove generazioni alle quali in concreto sarà negato l’accesso a livelli superiori di istruzione o, quanto meno, sarà reso più arduo pervenire a un’istruzione più rispondente alle esigenze che la realtà del mondo moderno impone.
Di qui il voto contrario dei senatori del Partito comunista italiano all’approvazione di questo provvedimento legislativo. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e DS-U).