La relazione di Tibaldi – 15 luglio 2003

DINO TIBALDI – RELAZIONE ATTIVO NAZIONALE LAVORO del 15. 7. 003

Questo significa che pur con tutte le difficoltà, i ritardi che ancora ci sono, nel partito le questioni del lavoro, poco alla volta assumono sempre più importanza reale. La battaglia che il dipartimento ha portato avanti comincia a dare i primi frutti.

L’importanza della riunione è data da due ordini di questioni: la situazione Politica e sociale che il paese vive e l’importante decisione assunta dal nostro Comitato centrale di sabato e domenica scorsa di celebrare il 20, 21, e 22 febbraio prossimo il nostro Congresso anticipato.

Sulla situazione economica Politico/sociale del paese, va sottolineato che siamo in presenza di un forte aggravamento della crisi economica e siamo ormai ad una forte crisi e paralisi dell’esecutivo.

Siamo di fronte al fallimento ed all’incapacità del governo di affrontare i problemi reali dell’economia del nostro Paese.

La crisi si aggrava ogni giorno di più e non s’intravedono segnali d’inversione.

Nel 92 /93 dopo 23 mesi di difficoltà iniziò la risalita.

Oggi siamo al 28° mese di andamenti negativi ed ancora non si vede la luce in fondo al tunnel.

La recessione combina più fattori negativi: la crescita ferma intorno allo 04% e la produzione industriale in costante caduta in quasi in tutti i settori.

Sono di oggi i dati Istat che ci dicono che la produzione industriale nell’ultimo mese è crollata di un ulteriore 1.6%, siamo a meno 7% su base annua. Non si salva neanche la piccola e media impresa. I consumi diminuiscono del 9.4% su base annua.

Particolarmente delicata la situazione nei settori: meccanico (emblematica la situazione di Fiat), tessile, pelli, in quelli della gomma e del legno.

Nel ringraziare tutti i compagni e le compagne che partecipano a questa riunione vorrei sottolineare come dato positivo la partecipazione numerosa, nonostante la data e le condizioni ambientali. Soprattutto sottolineare come positivo la partecipazione numerosa e qualificata del Partito.

L’inflazione è stabile attorno al 2.7%, in questo contesto è un dato negativo, perché troppo alta rispetto a quella Europea, ben 0.8 punti di distanza.

Questo, con l’euro forte e le difficoltà della nostra bilancia dei pagamenti, renderà ancor meno competitiva la nostra economia ed ancor più penalizzato il reddito e le stesse condizioni di vita dei lavoratori dipendenti.

L’attuale inflazione com’è noto, è pari a quasi il doppio di quella programmata in Finanziaria 2003.

L’occupazione continua scendere nella media e grande impresa.

La nuova occupazione è tutta in settori marginali ed a basso valore aggiunto.

Il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni continua inesorabilmente a scendere

( si stima nel 2% per l’anno 2003)

Le caratteristiche della nuova occupazione sono tutte di estrema precarietà e flessibilità.

Il salto occupazionale positivo continua ad essere di sostituzione di lavoro stabile con lavoro precario.Preoccupante è poi la caduta della domanda e dei consumi (meno9.4% in un anno)

La situazione è assolutamente preoccupante e grave.Si rischia il declino economico ed industriale del nostro paese.Siamo in vera e propria recessione.La situazione poi è ulteriormente aggravata dello stato dei conti pubblici, che è il risultato dalle scelte operate nelle finanziarie precedenti dal creativo Tremonti (sanatorie ecc…). Governo e Confindustria pensano di fare cassa con un’ulteriore stretta sui salari e sulle pensioni. Non meno preoccupante è la situazione sul piano politico.

La crisi dell’attuale maggioranza è evidente e grave (siamo ormai alla paralisi).

Nel paese tra le forze che hanno sponsorizzato e sostenuto questo governo cominciano a manifestarsi primi segnali di prese di distanza e di critica profonda: Fazio, D’Amato, Billé, Confartigianato, settori della Chiesa.Nel paese cominciano ad essere evidenti primi segnali importanti di perdita di credibilità e di disincanto: i risultati elettorali dell’ultima tornata amministrativa, in cui hanno votato oltre 11 milioni di italiani sono un segnale importante di inversione di tendenza.Molto positivi sono i risultati ottenuti dal nostro Partito.La crisi politica di questo Governo però non è alle porte.

Anzi è probabile che questo governo si ricompatti come sta facendo, con un rinnovato attacco al lavoro e sulle pensioni.In questo contesto troppo debole è ancora la risposta e l’iniziativa dell’Ulivo e delle forze di opposizione.Anziché rilanciare la propria iniziativa, su un programma ed una piattaforma alternativa, che affrontino i temi centrali del paese, che sono la crisi economica ed il lavoro, altri sembrano i temi principali: gli schieramenti, gli assetti istituzionali, l’Ulivo mondiale, la leadership, ecc…

Oggettivamente, questo apre e lascia da occupare spazi enormi.

Come, enormi spazi, si sono aperti con il vuoto lasciato da Cofferati. Il nuovo scenario che si delinea, di ripresa del dialogo e del confronto tra l’Ulivo e le altre forze di opposizione, a partire dal PRC, ci impone di ricalibrare meglio la nostra linea strategica proprio sui temi del lavoro.La decisione assunta dal Comitato centrale di sabato e domenica scorsa, di tenere il congresso anticipato, mi fa dire che ci sono oggi più di ieri, le condizioni perché la questione del lavoro sia assunta da tutto il corpo del partito, come davvero la questione centrale, sulla quale il partito dei comunisti italiani, scommette e che individua come il terreno prioritario della propria iniziativa.

Dirà poi meglio di me nel suo intervento conclusivo il Segretario del partito.Mi pare che la decisione di centrare il congresso ed il dibattito preparatorio in particolare sul tema della centralità del lavoro, con l’obiettivo di dotarsi di una maggiore capacità di proposta e di iniziativa a tutti i livelli, sia la scelta, che da sempre i compagni e le compagne più direttamente impegnati su questi temi hanno sollecitato.

Soprattutto, così come più volte ha sottolineato il Segretario, nella sua relazione al Comitato Centrale di Sabato e domenica, è necessario che tutto il partito, a partire dai sui massimi dirigenti, assuma e faccia vivere queste tematiche come scelte prioritarie e come terreno privilegiato di lavoro.Se il nostro congresso assumerà davvero questa scelta; se il lavoro non sarà più scelta delegata al dipartimento, né tanto meno problema delegato ai compagni ed alle compagne del sindacato, allora con soddisfazione potremo dire che la battaglia che in questi anni abbiamo portato avanti ha prodotto un risultato di primaria importanza.Questo terreno inoltre, è il terreno vero sul quale il Partito può crescere, come dimostrano anche i risultati elettorali che ci hanno premiato laddove sul lavoro, la nostra iniziativa si è maggiormente dispiegata.

Dopo l’esito delle elezioni (siamo l’unico partito che cresce in percentuale ed in termini assoluti) il partito può guardare con meno ansia al suo futuro

Non siamo un Partito provvisorio in cerca di un approdo.

Siamo una realtà, ancora piccola ma vera. Per le motivazioni sopra esposte ritengo necessario, a partire dalla discussione di oggi, che il partito individui da subito quali sono le priorità e gli interventi da mettere in campo sui temi del lavoro, definendo una prima bozza di piattaforma.

La necessità di definire una piattaforma sui temi del lavoro è obbligata da:

a) l’attacco al lavoro da parte del governo, che punta a realizzare nei prossimi mesi l’affondo decisivo: da una parte la delega sul mercato del lavoro (legge Biagi) dall’altra l’attacco alle pensioni, il prossimo passaggio sarà, ed è già stato annunciato, l’attacco al contratto nazionale di lavoro (il pretesto è la revisione dell’accordo del 93′ sulla concertazione)

b) è necessario che il Partito su questi temi si faccia promotore dell’apertura di una discussione nell’Ulivo, anche in vista del confronto che ci sarà col PRC;

c) questi temi e questi interventi dovranno caratterizzare la nostra iniziativa sul DPEF, sulla Finanziaria, oltreché contrastare i vari provvedimenti del Governo a partire dalla delega sul Mercato del Lavoro e sulla Previdenza.

Inoltre è utile, sia come strumento di crescita e di sensibilizzazione di tutto il Partito, che come strumento di arricchimento del dibattito e dell’elaborazione congressuale.

. PUNTI PRIORITARI

1) DIFESA, ALLARGAMENTO DEI DIRITTI, MERCATO DEL LAVORO

2) DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

3) DIFESA SALARIO E DEL POTERE D’ACQUISTO DEI LAVORATORI

4) DEMOCRAZIA SINDACALE (LEGGE SULLA RAPPRESENTANZA)

5) POLITICA INDUSTRIALE

6) PENSIONI

7) SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

8) STRUMENTI DI SOSTEGNO AL REDDITO

Difesa ed allargamento dei diritti

L’esito negativo del referendum, rischia di accelerare l’iniziativa del Governo di ulteriore demolizione dei diritti a partire dalla messa in discussione dell’art 18 per tutti.

Non solo accelerazione della 848 bis, ma cosi come annunciato l’indomani del voto, la rivisitazione dell’intero Statuto dei Lavoratori.

Quando il Governo pone l’accento sull’esigenza di definire il nuovo Statuto dei Lavori, come previsto dal Libro Bianco, ha esattamente in mente un abbassamento della soglia dei diritti per tutti.

Per contrastare questo disegno non è sufficiente che l’Ulivo si attesti sulla Carta dei Diritti.

La carta va rivisitata. Noi non abbiamo condiviso, perché limitative, parte delle proposte (CO.CO.CO., estensione diritti nelle imprese sotto i 15 dipendenti ecc.)

Per il Pdci vanno assunte le quattro proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalla Cgil.In particolare, quella riguardante l’estensione dei diritti ai lavoratori atipici e quella per leimprese sotto i 15 dipendenti. Su ammortizzatori sociali e sul processo del lavoro le differenze sono minori.

Non si tratta quindi solo di sottoscrizione tecnica da parte dei Partiti dell’Ulivo; è la diversa ratio delle proposte, che va assunta.

Le proposte della Cgil, puntano ad un’estensione dei diritti ricomponendo ed unificando il lavoro a livello alto; nelle proposte dell’Ulivo, c’è sì un avvicinamento, che però rischia di lasciare uno spazio pericolosissimo di riallineamento al basso per tutti. (Previdenza, Diritti ecc.)

Mercato del lavoro

La legge 30 ed i contenuti del decreto attuativo, sono la più selvaggia destrutturazione e precarizzazione del mercato del lavoro a livello europeo.

Non di modernizzazione si tratta, ma di un complesso di norme finalizzate a cancellare complessivamente le più elementari tutele del lavoro nel nostro paese.

Si destruttura il diritto del lavoro, come diritto collettivo di tutele del soggetto più debole, parificando il diritto del lavoro al diritto privato, fino ad ipotizzare il superamento del contratto nazionale di lavoro.Il lavoro perde dignità e valore, così come previsto dalla Carta Costituzionale, diventa merce che si scambia sul mercato ed al valore del mercato è subordinata.Non è solo un’ingiustizia, la cancellazione dei diritti fondamentali di dignità, della solidarietà nei confronti dei più deboli, dei valori sociali e collettivi, alla base di tutto c’è un’idea di società diversa.

E’ il modello americano che si tende ad imporre con la totale cancellazione dello stato sociale e del modello di Welfare State che in oltre cento anni di lotte si è affermato nel nostro paese ed in occidente (in quella che con disprezzo Berlusconi chiama “la vecchia Europa”).

Contro questi provvedimenti il nostro partito si batterà con forte determinazione, perché tutto l’Ulivo assuma una piattaforma alternativa, perché in Parlamento e nel paese, tra le forze politiche e sociali, si dia vita alla più ferma e determinata opposizione.

Difesa del contratto nazionale di lavoro

L’obiettivo strategico del Libro Bianco, del Patto per l’Italia, dell’accordo separato dei metalmeccanici, la volontà del Governo di passare dalla Concertazione al Dialogo sociale, il dibattito aperto sull’esigenza di rivedere gli accordi di Luglio 93, sono ilcambiamento radicale e peggiorativo del ruolo e dei livelli di contrattazione.

L’obiettivo esplicito è il ridimensionamento del Contratto collettivo Nazionale di lavoro.

In nome del rafforzamento del ruolo della contrattazione di secondo livello (Contrattazione Aziendale e Contrattazione Territoriale) si punta ad un contratto leggero, non più in grado di essere strumento di regolazione, redistribuzione e tutela generale dei redditi da lavoro dipendente.

Il modello è quello esplicitato nell’accordo separato dei meccanici.

Trincerandosi dietro l’esaltazione della contrattazione di 2° livello il disegno è di un’ulteriore frantumazione dei lavoratori, il ritorno alle Gabbie salariali e la progressiva messa in mora del contratto nazionale.Pericoloso è il tentativo in atto sul contratto della Sanità e nel Trasporto Pubblico Locale. In nome di una maggiore regionalizzazione del contratto si tende ad annullare il contratto nazionale stesso.

Per il Pdci vanno mantenuti e rafforzati gli attuali due livelli di contrattazione (Nazionale e 2° livello) In questa fase prioritario è il rinnovo del contratto EE.LL. e Sanità

Difesa del salario e del potere d’acquisto dei lavoratori e pensionati

In questi ultimi 10 anni il potere d’acquisto dei salari è notevolmente diminuito.

Per il 2003 è previsto un ulteriore perdita del potere d’acquisto attorno al 2%.

Dal ’92 a 2002 l’incidenza dei salari sul PIL è diminuita di oltre 6 punti percentuale (dal 36% al 30% circa).Lo stesso discorso vale per le pensioni.

Il costo del lavoro in Italia è tra i più bassi a livello Europeo è del 40% in meno di quello USA, circa la metà di quello Tedesco, circa il 15% in meno di Francia ed Inghilterra.

La percentuale dei lavoratori a bassa retribuzione è passata dal 6% del ’99 al 14% del 2000 ed è continuata crescere in questi 3 anni, sicuramente avrà un’ulteriore impennata con l’andata a regime dei nuovi provvedimenti sul mercato del lavoro.

Questi dati dimostrano come da tempo il Pdci denuncia, che in Italia è ormai all’ordine del giorno una vera e propria QUESTIONE SALARIALE.( 13% italiani poveri, reddito famiglie inferiore al 92, le famiglie che vivono con un reddito inferiore alla soglia di povertà sono circa 1.5 milioni).

Dimostra inoltre che in Italia non esiste, come continuano a sostenere Governo e Confindustria il problema del costo del lavoro

Le proposte che avanziamo:

a) superamento del tasso programmato di inflazione (i contratti nazionali vanno rinnovati in base all’inflazione reale attesa e devono prevedere una quota di redistribuzione della produttività)

b) lo scarto fra inflazione programmata ed inflazione reale va recuperato alla fine dell’anno attraverso un automatismo di legge.

c)va rivisto il paniere Istat con un diverso bilanciamento dei consumi ed una maggiore capacità di misurare l’andamento reale dei prezzi.

e)all’interno del paniere Istat, va individuato uno specifico paniere in grado di misurare con maggiore puntualità i consumi popolari tipici delle famiglie che vivono con redditi da lavoro dipendente. A questo paniere ed indice si dovrà fare riferimento per i rinnovi contrattuali, la difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni.

Democrazia Sindacale (legge sulla rappresentanza)

L’accordo separato dei meccanici, il patto per l’Italia, la pratica del nuovo modello di relazioni sindacali( il cosiddetto “dialogo Sociale ” )comporta il rischio di una pratica sempre più estesa di accordi con chi ci sta, violando le più comuni regole di rappresentatività e democrazia sindacale. Una minoranza può sottoscrivere accordi senza che gli stessi possano e debbano essere sottoposti alla verifica democratica sulla loro validità tra i lavoratori.

Il Pdci ripresenterà in parlamento una proposta di Legge che oltre a regolare i criteri di rappresentanza/rappresentatività preveda l’obbligo di sottoporre a Referendum gli accordi sottoscritti. Contemporaneamente si batterà perché la proposta sia assunta da tutto l’Ulivo.

Politica Industriale

La mancanza più assoluta di un minimo di politica industriale sta portando il nostro paese verso undeclino industriale sempre più marcato. Calo dei consumi, stagnazione, rischi di recessione e deindustrializzazione sono sempre più evidenti.

Il Governo, anziché affrontarli pensa di risolvere i problemi intervenendo unicamente sul costo del lavoro, sul taglio dei diritti, sulla flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro.

Questa scelta è sbagliata e deleteria: anziché intervenire sulle cause, si interviene sugli effetti.

I problemi dell’economia del nostro paese sono gravissimi, se non affrontati in tempo, produrranno ulteriori effetti negativi sull’occupazione e sulla competività complessiva del sistema paese.

La crisi Fiat è emblematica, come il calo continuo di occupazione nella grande industria.

Quattro sono i filoni principali di intervento, che peraltro trovano l’assenso sia delle parti sociali sia di Confindustria.

In un quadro di politiche di sviluppo e sostenibilità ambientale, i terreni prioritari di intervento sono: RICERCA ED INNOVAZIONE, FORMAZIONE, INFRASTRUTTURE, MEZZOGIORNO, OPPOSIZIONE NETTA ALLA NUOVA ONDATA DI PRIVATIZZAZIONI CHE IN PARTICOLARE COLPIRA’ I SERVIZI LOCALI (TRASPORTI, SERVIZI ECC)

Pensioni

Con la legge delega ed i provvedimenti che il Governo intende attuare, è sferrato l’attacco definitivo alle pensioni ed in particolare alle pensioni di anzianità. E’ una vendetta di classe. Ed un ulteriore regalo alle assicurazioni private.

L’attuale sistema previdenziale, con la riforma Dini, ha dato e da ampie garanzie di sostenibilità, sia a breve sia a lungo termine. Depurato dalle spese di assistenza dal 13.6% passa a circa l’11% al disotto della media Europea.

La separazione dei conti tra assistenza e previdenza è il primo obiettivo per cui battersi

E’ un attacco al sistema previdenziale pubblico, per la sua demolizione e risponde unicamente all’obiettivo di fare cassa.

Questa strada porta diritto allo scontro sociale.

Contro questa proposta il Pdci, chiama tutte le forze Politiche, democratiche e sociali alla mobilitazione in Parlamento e nel Paese,

Da subito se il governo non recede, riteniamo necessario lo sciopero generale.

A queste vanno aggiunte ulteriori proposte di merito in grado di garantire una pensione pubblica dignitosa alle giovani generazioni.

Non possiamo dimenticarci che la Riforma Dini, che oggi dobbiamo difendere, a regime darà rendite inferiori al 50% dell’ultimo stipendio. Che per i CO.CO.CO. le rendite saranno attorno al 20/30%

Da combattere le proposte che circolano anche all’interno D.S. e Margherita e riprese anche da Scalfari in un editoriale domenica, sul passaggio al contributivo pro rata e di accelerazione dell’andata a regime della Dini sulle pensioni di anzianità.

Salute e sicurezza sul lavoro.

Il nostro paese continua ad avere il triste primato in Europa del più alto numero di infortuni e morti sul lavoro.

Gli ultimi dati Inail denunciano un milione di infortuni annui e 1397 mortali.

Oltre 110 il mese, quasi 4 il giorno.

Anziché intervenire per aumentare la sicurezza e la prevenzione, il Governo all’interno della delega sulla riforma del mercato del lavoro, stravolge l’impianto normativo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro invertendo il concetto di compatibilità e prefigurando la depenalizzazione ed un allentamento delle disposizioni normative.

Il diritto alla vita e la sicurezza sul lavoro sono un valore che in una società civile non può essere sacrificato sull’altare della competitività e del profitto. Riteniamo necessario oltre ad una ferma opposizione, una campagna di sensibilizzazione e di vertenzialità articolata sui luoghi di lavoro, che a partire dai mutamenti dell’organizzazione del lavoro,siano in grado di aumentare la sicurezza e meglio combattere lo sfruttamento.

Interventi a sostegno del reddito

Un ulteriore punto che sottopongo alla nostra riflessione e che è anche stato oggetto della discussione nel Comitato Centrale, anche in relazione agli anticipi di confronto che dovrebbero far parte dell’apertura della discussione tra l’Ulivo ed il PRC, è la cosiddetta questione del salario sociale.

E’ fuori di dubbio che l’attuale modello di produzione capitalistico, l’internazionalizzazione dell’economia e delle produzioni, comporterà, anche in presenza di economie nazionali sostanzialmente sane e competitive, il permanere di una situazione in cui convivono alti livelli di disoccupazione e difficoltà di inserimento al lavoro.In buona sostanza c’è il rischio di doverci confrontare con economie forti con alto un tasso di disoccupazione strutturale.Il rischio cioè di una situazione in cui una parte della società (giovani, lavoratori di età medio alta, forza lavoro debole ecc.)sia esclusa dalla possibilità di accesso al lavoro.

Questa situazione va combattuta e superata, anche dando la possibilità a questa parte di società di avere accesso ad un livello di reddito in grado di garantire la sua dignità e sopravvivenza con forme di sostegno di cui si fa carico la Stato.

Siamo, quindi, d’accordo, con l’individuazione di forme pubbliche di sostegno al reddito, a condizione che non siano fine a se stesse, ma in grado di favorire ed accompagnare le persone in percorsi di inserimento sociale e lavorativo. Naturalmente, questa ipotesi presuppone che si attivi una corrispondente iniziativa nelle politiche di Welfare,coinvolgendo gli enti Locali e le Regioni.

Va evitato che l’eventuale ricorso al salario sociale, diventi un fattore di esclusione sociale, anziché di inclusione.

Su questo tema si tratta quindi di continuare a ragionare senza preconcetti, partendo dal prendere atto che il problema è reale e necessita di risposte in grado di affrontarlo e risolverlo positivamente.

Care compagne, cari compagni, quelli che vi ho illustrati sono a mio parere i punti prioritari dai quali partire per definire una proposta compiuta sui temi del lavoro.

Si tratta oggi di discuterli e se trovano il vostro assenso di definire un percorso di arricchimento ed approfondimento in grado ritrasformarli nella proposta che il partito dei comunisti italiani assume esulla quale apre il confronto con le altre forze politiche e con le forze sociali per dargli le gambe necessarie trasformarsi in provvedimenti concreti.

Penso quindi ad un percorso di approfondimento sui singoli punti anche attraverso schede specifiche.

Penso anche a contributi sia interni sia esterni attraverso l’apertura di un Forum sul nostro sito.

All’apertura di un confronto anche esterno, così come indicato nel Comitato centrale, con altrisoggetti (Cgil, movimenti, associazioni)

Da subito l’impegno del Partito per far vivere i punti centrali, dando mandato ai nostri Uffici Legislativi di elaborare proposte specifiche sui singoli temi (Diritti, Istat, Salario, Democrazia e Rappresentanza).

Prima di chiudere, un’ultima considerazione.

L’impegno a tutti noi ed al Partito, che la proposta del nostro prossimo Congresso richiede è altissima, sotto tutti i punti di vista ed in particolare sui temi legati alla centralità del lavoro.

Come sempre vale l’antico detto che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.Il mare però se vogliamo farcela, va affrontato con i pochi e scarni mezzi che abbiamo a disposizione.

Siamo certo un Partito, ma ancora un piccolo Partito ed i problemi di fronte a noi sono ardui e complessi. Io sono fiducioso e penso che possiamo farcela.Per farcela però sono necessarie due condizioni: la prima è che saliamo tutti sulla stessa barca, la seconda che tutti remiamo nella stessa direzione.