“Con la legge Gasparri siamo la vergogna del mondo”

"Con la legge Gasparri siamo la vergogna del mondo"

L’Unità intervista Oliviero Diliberto

Intervista di Caterina Perniconi

22 luglio 2003

"La legge Gasparri è una vergogna, oggetto di preoccupazioni in tutto il mondo, anche nei paesi amministrati dalla destra". Lo sostiene Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani, che crede nella possibilità di sensibilizzare l’opinione pubblica, creando un movimento trasversale contro il disegno di legge Gasparri.
Onorevole Diliberto, questa sera Roma offrirà la cornice per una protesta delle opposizioni riunite, in difesa del pluralismo e della libertà d’informazione. Che valore aggiunto porterà la voce del centrosinistra unito?"Mi auguro che non sia solo una manifestazione del centrosinistra. su questi temi c’è sensibilità anche da parte di settori conservatori, democratici, civili, e quindi mi auguro che ci sia in piazza un’area assai più vasta. Perché noi vogliamo vincere alle prossime elezioni, e per farlo bisogna allargare lo schieramento, non restringerlo".

La protesta arriva con l’approvazione dei senatori del cosiddetto "lodo Gasparri". Ma il discorso nasce molto più lontano."L’attuale situazione drammatica dell’informazione italiana è oggetto di preoccupazioni in tutto il mondo civile, anche nei paesi amministrati dalla destra. In più la vicenda della legge Gasparri è una vergogna, ed è passato già un anno dal messaggio alle Camere di Ciampi, un atto di grande rilevanza, contemplato dalla Costituzione, che è rimasto lettera morta".
Pensa che il presidente della Repubblica, data la sua sensibilità verso questo argomento, dovrebbe fare qualcosa per fermare questa legge?"Io appartengo a quella categoria di politici che non dà suggerimenti al Capo dello Stato, anche perché non mi sembra che li segua. Comunque è evidente che questo governo disattende completamente le sue indicazioni, dall’informazione alla giustizia".
Ritiene che l’opposizione, dalla sua, stia facendo il possibile per tornare a vincere?"L’opposizione da un anno e mezzo sta facendo bene il proprio mestiere. È stata utile la pressione esercitata su di noi dai movimenti, il riesplodere del conflitto sociale contro il governo Berlusconi. Il movimento giovanile, i new global, il grande movimento della pace che non è stato soltanto di sinistra, ma ha visto coinvolti larghissimi strati del mondo cattolico. E infine i girotondi, il ceto medio consapevole della società civile, che rappresentano quella che una volta noi comunisti avremmo chiamato la borghesia democratica di matrice azionista, che con la loro intransigenza ci hanno aiutato ad assumere atteggiamenti più forti in Parlamento".
Convocherete una consultazione per abrogare questa legge, se venisse approvata senza l’apporto di alcuna modifica?"Stiamo raccogliendo le firme per il referendum abrogativo della legge sull’impunità. Non ne accavallerei troppe".
Quindi in che modo pensate di affrontare il problema?"Su questi temi l’opposizione deve trarre un insegnamento: abbiamo governato per cinque anni e la legge sul conflitto d’interessi l’avremmo dovuta fare noi. Non voglio demonizzare nessuno. Anzi, riconoscere un errore significa non farlo più la prossima volta. La mia opinione è che i partiti del centrosinistra devono assumere la decisione, l’orientamento comune, che nella prossima legislatura, quando torneremo a governare, vareremo una rigorosa legge sul conflitto d’interessi".

Che intanto da oggi è in discussione alla Camera. Confezionata da sarti personali.
"Il tema del pluralismo dell’informazione ed il tema del conflitto d’interessi sono due facce della stessa medaglia. Questi temi vanno affrontati con grande rigore, con una legge di tipo anglosassone, non sovietica, anglosassone".

Come in America?
"Esatto. Vedo che Berlusconi, come al solito in modo ridicolo, si reca da Bush ed eleva gli Stati Uniti come modello. In realtà è una farsa. Negli Stati Uniti sarebbe impossibile avere un intreccio tra economia e informazione politica come c’è oggi in Italia".

A discapito del servizio pubblico?
"Hanno di fatto licenziato il Cda. Io ho augurato a Lucia Annunziata, che è una valorosa professionista, il miglior successo quando ha assunto l’incarico di presidente di garanzia. Ma ero molto scettico. Perché questa destra è animata da due caratteristiche fondamentali: la prima è l’arroganza. Vogliono prendere tutto. La seconda è l’ignoranza. Tutto quello che ha a che fare con l’informazione, la libertà di discussione tra opinioni diverse, voci diverse, culture diverse, li infastidisce. Il vero problema è che a sinistra si hanno difficoltà a dire una cosa semplice: cioè che dall’altra parte ci stanno anche dei fascisti, nel senso autentico della parola. Mi sono scocciato del politicamente corretto. Non si può cambiare la realtà".

Un’ultima domanda che esula dall’argomento: che cosa ne pensa dell’idea di Castagnetti di presentare una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Castelli?
"Ci sono pro e contro. Da un lato Castelli meriterebbe la sfiducia più totale e quindi è condivisibile presentare una mozione individuale. Anche se la massima sfiducia, non soltanto del Parlamento ma di tutto il popolo italiano, la meriterebbe il ministro Tremonti".

Quali sono i contro?
"In una mozione di sfiducia la maggioranza si ricompatta. Può essere controproducente".