“Sto con L’Avana, quelle accuse sono ingiuste”

“Sto con L’Avana, quelle accuse sono ingiuste”

La Repubblica intervista Oliviero Diliberto

Roma, 28 luglio 2003

Umberto Rosso

“La Ue sottovaluta l’orgoglio di quel popolo. Fidel ha fatto benissimo a rifiutare gli aiuti. I cubani non sono mica dei pezzenti”.

A costo, onorevole Diliberto, di portare Cuba alla rottura anche con l’Ue?
“E’ l’Europa che ha fatto scattare le sanzioni diplomatiche contro l’isola. E’ l’Europa che ha cambiato atteggiamento verso Cuba: dà l’appoggio alla nuova linea aggressiva di Spagna, Italia, Gran Bretagna. E’ l’Europa che non capisce Cuba”.

Che cosa non capisce?
“Più il paese finisce strangolato con l’interminabile embargo Usa, più si allontanano le riforme. Castro, in una situazione simile, non può che rispondere con la logica del paese assediato”.

Rinunciare agli aiuti europei porta però proprio ad aggravare la crisi economica del paese.
“Sono stato a Cuba anche di recente e non ho visto una situazione economica così pesante”.

Visita politica?
“Certo. Come segretario del Pdci ho firmato un protocollo d’intesa con il Partito comunista cubano. Siamo l’unico partito in Europa ad aver stabilito un rapporto così stretto”.

C’è di mezzo anche un “protocollo” dunque per sostenere Fidel contro la Ue.
“Daremo battaglia. Per far capire all’Unione europea qual è la vera realtà di Cuba. Gli attacchi sono ipocriti e strumentali. Utilizzando lo stesso metro di giudizio, la Ue dovrebbe far scattare sanzioni contro tre quarti dei paesi del mondo. Negli Stati Uniti c’è la pena di morte. In Cina c’è la pena di morte. Ci sono despoti sanguinari, da Musharraf a Saddam, che da un giorno all’altro possono diventare amici o nemici, secondo le convenienze del momento dell’Occidente”.

A Cuba la pena di morte è applicata al dissenso politico.
“Sono stati fucilati dei dirottatori di una nave civile. Fosse avvenuto in Israele, non sarebbero arrivati neanche al processo. Un bel blitz e via, giustiziati sul posto”.

Non esiste un problema di diritti umani e politici a Cuba?
“C’è una democrazia applicata in forme diverse rispetto a quella occidentale. Anche, che so, l’Arabia Saudita non è una democrazia di tipo occidentale. Ma nessuno si azzarda a dire nulla. Cuba invece è sempre sotto tiro: perché è comunista, è un simbolo. Pericoloso”.

Favorevole alla pena di morte?
“No. Nel ’93 lo andai a dire in un convegno proprio all’Avana. Ma da amico di Cuba. La ripresa delle condanne a morte, tra l’altro, nasce dalla preoccupazione reale di un’aggressione militare, con complicità interne”.

L’Unione europea, pur deplorando l’attacco di Castro, intende continuare a fornire aiuti, ma direttamente al popolo cubano.
“Come a dire: isoliamo politicamente Castro, il leader del paese, mettiamogli contro la popolazione. Inammissibile. Illusorio, anche. Perché il consenso della popolazione a Fidel è altissimo”.

Pollice verso per la commissione Ue, dunque. Eppure, in Italia, il Pdci aspetta con ansia il ritorno politico di Romano Prodi.“Ma Fidel non ce l’ha con Prodi. Che sulla vicenda si è mostrato giustamente cauto, molto cauto. Abbiamo informazioni dettagliate. Castro se la prende con i governi europei di centrodestra. Spagna e Italia, soprattutto”.

Aznar come Hitler, Spagna repubblica delle banane…
“Non mi scandalizzo per gli insulti ad Aznar. Basta leggere una qualsiasi intervista di Francesco Cossiga: è molto più pesante nei confronti del premier spagnolo”.