LISTA UNICA E PARTITO RIFORMISTA

LISTA UNICA E PARTITO RIFORMISTA

LA REPUBBLICA INTERVISTA DILIBERTO

Roma, 4 settembre 2003

Onorevole Diliberto, Fassino lancia l’idea di una federazione dell’ulivo. Lei cosa risponde?
“Ritengo che questa operazione verrà avviata dai partiti riformisti moderati ed è un fatto positivo. Noi Comunisti italiani non facciamo parte della famiglia del riformismo e del moderatismo e, dunque, non parteciperemo. Tuttavia auguro ogni successo all’iniziativa perché quei partiti sono nostri alleati. Avverto però, e lo dico con grande lealtà, due pericoli. Il primo: le elezioni europee non sono il miglior banco di prova per questa lista riformista perché essendo squisitamente proporzionali si presentano meglio ad una pluralità di partiti che cerchino di fare il pieno di voti. Il secondo rischio: un’alleanza di questo tipo rischia di regalare i voti dei moderati alla Cdl. Se Ds, Sdi e Margherita fanno una lista unica, c’è il pericolo che l’elettorato ex dc, moderato, non la voti. E siccome io voglio allargare la coalizione per vincere le prossime politiche segnalo il pericolo. E ricordo che personalità eminenti come Mancino hanno lanciato lo stesso allarme. Aggiungo poi una domanda: gli eletti di questa lista unica a quale raggruppamento dovrebbero aderire?”

Ma non va bene neanche se la lista della federazione la guida Prodi? Perché il professore va bene come leader in Italia e non alle Europee?“Prodi va benissimo come leader anche in Europa, ma non di un partito unico. Perché io che sono comunista debbo stare insieme con persone di ispirazione così diversa? Io voglio stare in un’alleanza con loro per governare il paese, per stare da alleati in Europa. Ma la mia identità politica e culturale è troppo diversa. Le nostre divergenze sono forti. Penso alle questioni di politica estera, alle politiche sociali, al nostro no alla flessibilità del lavoro, al sistema della previdenza integrativa. Ora in una coalizione di partiti si può anche trovare un compromesso. Ma non riesco a vedermi in un partito che ha tradizioni diverse dalle mie o con chi quelle tradizioni ha abbandonato”.

E allora lei cosa propone in alternativa?

“Propongo per le europee una piattaforma comune di tutti i partiti dell’Ulivo. Poi che accanto ad ogni simbolo dei partiti ci sia un riferimento esplicito all’Ulivo. E che gli eletti di ciascun partito facciano in Europa un gruppo unitario”.

E cosa cambia rispetto alla federazione e al partito unico?

“Un gruppo è cosa molto diversa da un partito. È molto più flessibile. Questo passo, che accoglie l’ispirazione di Prodi, permetterebbe di superare anche l’anomalia degli ulivisti sparsi in cinque gruppi. Ricordo che alcuni stanno nello stesso gruppo con Berlusconi. Il gruppo unico permetterebbe di conciliare l’identità e l’autonomia di ciascuno con un’ispirazione molto unitaria”.

Scusi onorevole, ma non si sente riformista?

“Io sono per fare le riforme, ma ritengo che le distorsioni del sistema capitalistico mondiale non siano isole. E per questo sono comunista. Devo tenere anche conto dei rapporti di forza e sto in un’alleanza per spostarne l’asse a sinistra, ma la mia prospettiva per risolvere i problemi del mondo è molto diversa”.

Questo porta lei e Fassino a leggere in modo così diverso la storia del Pci e il ruolo di Enrico Berlinguer?
“Io penso che fra Craxi e Berlinguer avesse ragione Berlinguer. La questione morale era il tema fondante del rinnovamento politico dell’Italia. Che Berlinguer avesse ragione lo dimostra il fatto che il craxismo, dal punto di vista culturale, non politico, è una delle matrici del berlusconismo. Ecco l’attualità del pensiero di Berlinguer a cui abbiamo dedicato la nostra festa nazionale”.

Fra gli ospiti di spicco c’è anche Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico e leader del correntone ds. Ha un significato politico?
“Non spetta a me dirlo. Non ho l’ambizione di rappresentare da solo l’eredità di Enrico Berlinguer. E se vengono altri esponenti diessini sono felice di condividere con loro quella eredità”.