Oliviero Diliberto al manifesto

Oliviero Diliberto al manifesto

«Sinistra confederata? Pronti a vedere»

Cosimo Rossi

Roma, 9 settembre 2003

Roma. «La confederazione è una proposta che abbiamo avanzato da anni. Ora intendo andare a vedere e lavorare a questa ipotesi, che ovviamente dovrà essere più larga di un accordo tra noi e Rifondazione». Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto tende la mano a Fausto Bertinotti, che sul Corriere di ieri ha parlato di un’aggregazione, non in forma di partito, che raccolga le sinistre che non si riconoscono nel progetto del partito riformista.

Il Pdci proprio non prende in considerazione l’ipotesi delle liste unitarie dell’Ulivo e di chi pensa al partito unico?
Auguro ai promotori ogni successo, perché sono nostri alleati. Ma è una prospettiva che ovviamente non riguarda noi.

Per quali ragioni? Non è detto che il «riformismo» dell’Ulivo sia quello di D’Alema e Rutelli…
Perché è un’ulteriore sterzata moderata nella scia della trasformazione progressiva del Pci in Pds, poi in Ds e adesso in un indistinto partito riformista moderato con gli ex dc. Il che apre due problemi. Il primo sul versante moderato, perché avverto il rischio che questo nuovo partito non intercetti i voti di un elettorato indispensabile per sconfiggere Berlusconi. Il secondo rischio, molto più grande, è che questo partito perda ogni riferimento con la storia della sinistra e la storia del movimento operaio. Anche quello socialdemocratico.

Così però si rischia di restare sempre nella scia dell’ex Pci…
No, il problema è chi dà rappresentanza politica alla sinistra, non solo quella comunista. Per dirla ancora più esplicitamente: chi è che rappresenterà politicamente il lavoro e il conflitto sociale? Questo è il tema che ci viene consegnato e che rilanciamo insieme alla proposta già avanzata in passato di formare una confederazione di soggetti politici e sociali – partiti e movimenti, pezzi di sindacato – che possa ambire a rappresentare persino più del 10 per cento, ma che mantenga l’autonomia e l’identità di ciascuna forza che la compone. Certo non potrà essere limitata a noi e al Prc: penso alla rete che si è costruita nei movimenti per la pace e in difesa dell’articolo 18. E bisognerà vedere anche cosa accadrà nei Ds…

Una controproposta a Bertinotti?
Per evitare che ancora una volta ci fermiamo alle schermaglie diplomatiche, accantoniamo discussioni sulla primogenitura. Ciascuno di noi può concorrere con pari dignità alla confederazione dei soggetti non riformisti…

…non riformisti?
Diciamo di quelli che entrano nel partito riformista. Perché la sfida è proprio su quali riforme si fanno. E dunque il vero problema è condurre dentro il centrosinistra – che resta un orizzonte strategico, altrimenti la destra non si sconfigge – una battaglia politica per mettere al centro dell’azione politica i temi delle condizioni materiali e di vita dei ceti subalterni.

A maggior ragione le alchimie organizzative sembrano castelli in aria…
Sono d’accordo. Tanto è vero che la settimana scorsa abbiamo iniziato a discutere di contenuti, e non di contenitore, in una assemblea promossa da cinque sindacalisti. E ci rivedremo il sei ottobre. Abbiamo convenuto su un documento di intenti, a iniziare da alcune grandi questioni. Per esempio l’impegno per l’abrogazione della legge 30, per dire più stato e meno mercato invertendo lo slogan vigente, per la difesa del potere di acquisto di salari e pensioni, per il diritto di voto agli immigrati, per la legge sulla rappresentanza sindacale. Questi temi sono oggetto di battaglia politica dentro il centrosinistra. Quando Rutelli sostiene la reintroduzione di fatto delle gabbie salariali o Amato propone di investire tutto sulle pensioni integrative, è evidente che vengono in luce opinioni molto distanti tra noi. E questo postula ancora una volta il grande tema di un rapporto unitario, indispensabile anche con i moderati, ma competitivo.

Se queste sono le sfide all’interno di una coalizione che si propone per il governo, che senso ha consumarsi su come far stare i merli con i merli e i passeri con i passeri?
In realtà è vero che noi dobbiamo predisporre tutti insieme un manifesto per l’Europa. E poi cimentarci a stendere un programma di governo. Io mi permetto di osservare senza alcuna vena polemica che dal `98 sostengo non esservi contraddizione tra l’essere comunisti e lo stare in un governo di coalizione: per andare al governo ci vuole un programma frutto della sintesi di opinioni diverse.

Non sarà allora che la discussione sulle liste e sui partiti unici è solo una cortina fumogena per nascondere una guerra per la leadership?Questo è un problema di Ds e Margherita, perché questa discussione sulla lista e sul partito unico riguarda loro.

Ma anche gli altri, visto che accende il dibattito sulle contromanovre…
Diventa un problema di tutti in quanto la ridefinizione degli assetti dentro all’Ulivo giocoforza obbliga anche noi a non stare fermi. Non posso limitarmi al fatto di avere un partito in salute, che è cresciuto elettoralmente: mi metto a disposizione per un progetto più largo di unità.

Non sarebbe meglio che invece vi metteste tutti insieme a discutere di come mandare a casa Berlusconi prima possibile?
Come il manifesto, nei giorni scorsi io chiesto con forza le elezioni anticipate. Ma, ahimé, con voce isolata nel resto dell’opposizione. La situazione è a un tale degrado che gli italiani non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese con i loro salari. E sono convinto che l’unica strada è provare a dare una spallata elettoralmente. Anche perché Berlusconi è in crisi.