Il tempo del livore

Il tempo del livore

Manuela Palermi

Roma, 12 settembre 2003

D’Amato è stato il grande sponsor di Berlusconi alle elezioni del 2001. Mai Confindustria aveva preso esplicitamente la decisione politica di appoggiare un candidato. I padroni, si sa, amano dire che sono al di sopra delle parti, che giudicano i governi solo sui fatti. D’Amato evidentemente giudicò Berlusconi sulle aspettative, cioè sugli scambi di favore che si sarebbero fatti in caso di vittoria. E Berlusconi, pur non essendo un uomo di onore, i patti li ha rispettati. Dal primo momento. Ha riscritto il diritto societario su misura dei capitalisti, ha riformato la scuola sul modello confindustriale. Chi si è dimenticato il tentativo di cancellare l’articolo 18? Quanti vivono sulla propria pelle, soprattutto i giovani, condizioni di lavoro inconcepibili fino a qualche anno fa? Difficile trovare un ragazzo o una ragazza che abbia un contratto a tempo indeterminato, il cosiddetto posto fisso Berlusconi l’ha cancellato dal diritto del lavoro. Sono tutti a tempo, provvisori, in leasing, a progetto, intermittenti, ecc. ecc.

Adesso, nell’anno del signore 2003, D’Amato aspettava la madre di tutte le riforme, quella delle pensioni. Oltre al governo, anche i padroni hanno bisogno di far cassa e vogliono le pensioni integrative private per riempire le casseforti delle assicurazioni. Solo che ai lavoratori, chissà perché, le pensioni private non piacciono. Anzi, nutrono una sana diffidenza. Per convincerli c’è un unico mezzo: costringerli. E per costringerli bisogna tagliare a mani basse le pensioni pubbliche.
E qui i due, Berlusconi e D’Amato, hanno cominciato ad avere qualche problema. La Lega ha presentato un’immonda ipotesi pensionistica (la delegaMaroni) che, tra le tante agevolazioni, offre ai padroni il taglio dei contributi per tutti i nuovi assunti. Ma a Confindustria non basta. Di far cassa ha bisogno ora, subito. E vuole interventi ancora più brutali.
Udc, An e Lega sono venute incontro – come d’altronde usano fare da sempre – alle esigenze dei padroni, ma quando hanno capito l’antifona si sono messe di traverso: il ricordo del ’94 brucia ancora sulla pelle ed hanno poca voglia di giocarsi il governo per far arrivare quattrini alle assicurazioni private.
Il feeling tra Berlusconi e D’Amato è stato bruscamente interrotto da quest’ultimo durante l’assise dei giovani imprenditori a Capri. Parole dure, aspre: il governo è diventato prima timido, poi incapace, poi deludente, fino ad accusarlo di "galleggiare", di aver permesso ai commercianti di riprezzare l’euro valutandolo mille lire. I toni si sono fatti minacciosi e adesso i due si guardano in cagnesco. La passione che li aveva uniti solo due anni fa s’è spenta. Il tempo dell’amore è passato ed ha lasciato il posto al livore.