Aumentano gli stranieri in Veneto

Aumentano gli stranieri in Veneto

15 settembre 2003

L’ultima ricerca fatta dalla Caritas evidenziava che a fine del 2001 la presenza di immigrati in Veneto superava le 141mila unità, di cui 127.588 con il permesso di soggiorno.
La realtà è tuttavia diversa.
E’ certo che gli immigrati in Veneto sono più di quanto indica il numero ufficiale del Viminale.
Il dossier Caritas che ha tenuto conto di minori e permessi non registrati ha stimato la presenza di oltre 170mila stranieri.

In Veneto gli stranieri rappresentano il 3,4% della popolazione complessiva: una quota superiore non solo alla media nazionale ma anche a quella del Nordest (2,6%) dove capofila è l’Emilia Romagna (3,37).
La province con più forte concentrazione di extracomunitari sono Vicenza (37.376 pari al 26,8% del totale regionale), Verona (31.879 pari al 22,8%), Treviso (29.776 pari al 21,3%).
Il rapporto dell’Unione delle Camere di Commercio indica, per il 2002, Treviso come la prima provincia italiana per crescita migratoria, dove sei su dieci nuovi assunti erano stranieri.
2) Un’indagine effettuata dal Cnel su un campione di 400 donne provenienti da 7 paesi ha rivelato come le colf straniere che lavorano nelle case degli italiani siano colte e ben istruite.

Dalla ricerca si evidenzia come il 27,1% di loro ha una laurea, il 46,4% un titolo di studio superiore, l’8% addirittura un diploma post-laurea.
Appena il 7,1% non ha alcun tipo di istruzione.
Prima di arrivare in Italia, nel loro paese erano impiegate (40,2%), libere professioniste (14,6%), dirigenti (8%); disoccupate solo il 21,5%.

Per il 75,1% di esse la vita è cambiata in meglio: una colf mantiene mediamente, con la sua paga italiana, 6-10 familiari in patria.

Questione di datori
Circa il 30% delle colf si sente umiliato dal trattamento dei datori di lavoro italiani.
Al Nord lavorano di più ma sono rispettate di meno: sono impegnate in media più di 8 ore al giorno ma gli straordinari raramente sono pagati. Si richiede loro una certa flessibilità e disponibilità che le costringe a saltare le giornate di riposo ma, sempre nel settentrione, la malattia non è pagata nel 75% dei casi.
Il 77% delle intervistate ha una posizione regolare, mentre risulta non in regola il 23%. La percentuale più alta di irregolari si riscontra tra peruviane e polacche (40%) mentre per i paesi africani è minima o inesistente.
E’ inoltre irregolare il 68,3% delle donne che risiede in Italia da 2 anni, il 38,8% da quelle presenti da 3 a 5 anni, il 12,6% dai 6 ai 10 anni e solo lo 0,7% delle immigrate da oltre 10 anni.
Fra l’altro, nel 56,5% dei casi sapevano che in Italia avrebbero fatto questo tipo di lavoro. Hanno scelto di partire per migliorare la propria condizione, per sé (32,7%) e per aiutare la famiglia e in particolare i figli (66,8%).

Tipi di lavoro
Il 35,8% delle intervistate svolge lavori di collaborazione domestica e di cura alla persona, fra cui assistenza agli anziani (26,1%) e baby-sitter (9%). Molte di esse, tuttavia, si definiscono “tuttofare” (29,2%). Per il 90% questo tipo di attività è importante: se prevalgono i motivi economici (58,1%) c’é anche una buona percentuale di donne (31,3%) che la giudica positivamente per ragioni affettive, legate alla cura della persona.

Il futuro
Solo il 10,8% dice di voler tornare nel proprio paese mentre il 14,4% intende stabilirsi in Italia.
E’ indecisa e rimanda nel tempo il 36,2%; il 5% vorrebbe emigrare in un altro paese.
Il 28,7% delle colf straniere è soddisfatta del lavoro che ha e non desidera cambiarlo, il 24,5% ne preferirebbe un altro qualsiasi, il 17,6% indica un’occupazione specifica, il 16,3% un impiego adeguato agli studi e il 12,9% vorrebbe quello svolto nel paese di origine.