In Lombardia e Veneto è straniero 1 operaio su 2

In Lombardia e Veneto è straniero 1 operaio su 2

Nelle note di Bankitalia il mercato del lavoro che cambia

15 settembre 2003

Cresce il numero degli extracomunitari che lavorano in Italia e cambiano anche i settori in cui sono tradizionalmente occupati.

Se in regioni come la Liguria, il 56% di coloro che hanno presentato domanda di regolarizzazione è impegnato in mansioni domestiche, in Lombardia e Veneto più della metà degli addetti all’industria è extracomunitario e, in province come Brescia, il dato si accentua fino a superare il 60%.

I dati emergono dalle Note sull’andamento dell’economia regionale della Banca d’Italia e tratteggiano un Paese in cui le differenti vocazioni produttive territoriali caratterizzano il mercato del lavoro e dove i cambiamenti sociali in atto si riflettono anche sulle comunità straniere residenti.

Se, infatti, in Liguria più della metà degli extracomunitari é colf o badante, in una zona fortemente industrializzata come il Veneto la percentuale si riduce al 41%.

Sempre nel Nord est si registra un altro mutamento importante: l’aumento delle donne in fabbrica cresciute del 4% (dal 20 al 24%) nel triennio 1998-2001, e impegnate soprattutto nel settore manifatturiero. Più in generale, nel Veneto resta stabile la quota assorbita dal settore delle costruzioni (11%), mentre cresce il numero degli occupati nel settore dei servizi salito dal 24% di cinque anni fa al 28% dello scorso anno. I dati più alti si registrano, comunque, nelle industrie dove la presenza degli extracomunitari è del 56%, ma la Lombardia segue la tendenza e sale dal 40% del 2000 al 52,7% dell’anno scorso.

Una situazione analoga come trend, ma diversa nei settori di riferimento, si riscontra nel Piemonte dove le domande di assunzione di lavoratori provenienti da paesi non UE sono aumentati del 21,6% nel primo semestre del 2002 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, concentrandosi nei settori terziario e agricolo.

“Il profilo tipico del lavoratore extracomunitario continua ad essere quello di un soggetto privo di titolo di studio, impiegato in mansioni a basso contenuto professionale (prevale la figura degli operai generici) sulla base di contratti a tempo determinato” spiega la Banca d’Italia che però rileva:

“Tuttavia è cresciuto in misura rilevante nel corso degli ultimi anni l’utilizzo di lavoratori stranieri diplomati e laureati, adibiti a funzioni impiegatizie o come operai qualificati, anche se le consistenze numeriche rimangono ancora contenute”.