Quello che si apre in questi giorni non sarà un anno scolastico qualsiasi

Quello che si apre in questi giorni non sarà un anno scolastico qualsiasi

Piergiorgio Bergonzi

Roma, 15 settembre 2003

Quello che si apre in questi giorni non sarà un anno scolastico qualsiasi.
Non lo sarà anzitutto perché la scuola italiana verrà investita dagli effetti devastanti più gravi delle scelte del centrodestra. Il primo, il più sciagurato: molti ragazzi quattordicenni, da quest¹anno, andranno a scuola un anno in meno. La destra, infatti, ha cancellato la legge dell¹obbligo scolastico a quindici anni per riportarlo a tredici e mezzo. Meno scuola per tutti, quindi. In Spagna la scuola è obbligatoria fino a diciassette anni, in Francia e Gran Bretagna fino a sedici. La qualità della scuola pubblica e il diritto allo studio verranno pesantemente colpiti: aumenti proibitivi di materiale didattico e libri; più alunni e meno insegnanti (meno 12.000) e quindi classi più numerose; 700 milioni di euro in meno per la scuola; nessuna risorsa statale per l¹edilizia scolastica; meno insegnanti di sostegno, più alunni portatori di handicap; ridimensionamento del tempo pieno e prolungato, molte famiglie se lo vorranno dovranno pagarselo. La professionalità e il ruolo degli insegnanti vengono compromessi da situazioni di lavoro sempre meno gestibili, dagli attacchi alla libertà di insegnare, da una precarizzazione vergognosa e resa ancor più inaccettabile dall¹istituzione di canali di reclutamento volti a premiare insegnanti delle private e di Religione a svantaggio di chi insegna nella scuola pubblica.

Nel contempo si tagliano tre milioni di euro alla scuola pubblica in tre anni e se ne stanziano (incostituzionalmente) novanta per la privata; si controriforma l¹esame di maturità ad esclusivo vantaggio delle private e dei diplomifici; le Regioni di destra stanziano milioni di euro per chi frequenta le private (ricchissimi compresi) escludendo coloro che frequentano le pubbliche (poverissimi compresi). E¹ il disegno eversivo della destra che avanza per dequalificare la scuola pubblica, trasformarla in senso privatistico aziendale (chi vuole una scuola di qualità se la paga, ogni scuola assume i suoi insegnantiŠ). Si vuole sovvertire la scuola voluta dalla Costituzione che nell¹istruzione garantita a tutti individua un
caposaldo della democrazia. Ma la partita è ancora aperta. Il governo Berlusconi, infatti, non è ancora riuscito, nonostante tutto, ad attuare la sua Controriforma, la legge 53 (la famigerata Moratti) rimane sulla carta grazie all¹opposizione di scuole, insegnanti, genitori, studenti che hanno impedito l¹emanazione dei Decreti attuativi della legge. Nell¹anno scolastico 2003-2004 si deciderà dunque gran parte del futuro della scuola italiana, per questo dovrà essere un importantissimo anno di lotta. Si deciderà: se avremo venti scuole regionali o un sistema nazionale dell¹istruzione con le sue autonomie e competenze regionali e locali; se avremo una scuola capace di istruire e orientare alle future scelte di studio e lavoro o che, invece, costringe ragazzini tredicennni a scegliere tra istruzione e formazione professionale; se avremo una scuola dell¹infanzia ed elementare in grado di confermare e migliorare la loro eccellenza attuale (riconosciuta nel mondo) oppure sovvertite nella loro struttura con attività opzionali e tempo pieno a pagamento, con ingressi anticipati, col maestro unico; se avremo una scuola dove l¹insostituibile ruolo culturale e sociale dell¹insegnante, la sua professionalità e libertà vengono pienamente riconosciuti, oppure dove l¹insegnante è condannato ad una situazione di precarietà, marginalità, condizionamento da parte di chi lo governa e lo assume; se avremo una scuola del ³buono scuola² dei ricchi privilegiati o del diritto allo studio per tutti. E¹ tutta aperta la battaglia per la scuola della Costituzione. Bisogna combatterla fino in fondo.