Ottobre 2003

Ottobre 2003

31 ottobre 2003

Vediamoci ad Arcore per parlare di Cuba

Cari compagni e care compagne,
stiamo organizzando, unitariamente (associazioni, forum, movimenti e partiti di sinistra: oltre cento adesioni e non solo dall’Italia), un incontro nazionale ad Arcore, i giorni 22 e 23 novembre dalle ore 10 presso il circolo ARCI "blob" di via Casati 31, per discutere di Cuba in un importante convegno che ha bisogno della partecipazione consapevole, critica e propositiva di tutti e di tutte. Il giorno 23 novembre alle ore 11 manifestazione (appuntamento piazzale dei Martiri della Libertà, stazione, ad Arcore). Vogliamo precisare le nostre lotte nel presente, difendere Cuba nel rispetto delle autonome posizioni e tuttavia impedire la complicità dell’Italia e dell’Europa nel blocco economico e l’aggressività statunitense e fare il possibile per non far diventare Cuba una nuova vittima della guerra preventiva dell’amministrazione Bush. Crediamo, anche, che sia importante non lasciare nulla d’intentato per la libertà di cinque patrioti cubani ingiustamente detenuti nelle carceri USA in condizioni disumane e violando qualsiasi diritto internazionale. La partecipazione è per noi motivo per continuare a crescere insieme, cercare proposte per rinnovare solidarietà internazionale e ragionare contro l’attuale organizzazione mondiale delle disuguaglianze. L’idea di un altro mondo possibile ha bisogno delle nostre idee e di Cuba. Partecipiamo, aderiamo, dunque, numerosi e mandiamo da ogni località, piccola o grande, un compagno o una compagna allargando ai più l’informazione. Informazioni per i pullman e le presenze e-mail: cuba28giugno@libero.it
Hasta la Victoria Sempre

Democrazia popolare


28 ottobre 2003

Care compagne e compagni del "Pasolini" da oggi seguirò con attenzione e affetto le discussioni di questo gruppo politico, partecipandovi quando necessiterà. Non è da oggi che vi seguo per l’importante lavoro che svolgete per la comunità Glbtt italiana, non ultimo l’importante convegno tenuto a Torino. In quella occasione ho avuto modo di conoscere personalmente Rosalba e guardandola "in servizio" ho compreso che ancora una volta una donna ci dava lezioni di impegno politico e di grande apertura verso i problemi con cui ci confrontiamo ogni giorno da omosessuali e da elementi sociali.
Ci restano ancora, troppi problemi e questioni da risolvere sia per gli omosessuali italiani , sia per tantissimi altri meno
fortunati di noi perseguitati ed eliminati in molte parti del globo, rei della loro scelta sessuale. Di una cosa sono molto grato al "Pasolini" e al PdCI: di non essere ambigui, anche quando le verità non piacciono o sono scomode politicamente; di portare avanti le campagne che riguarda i cittadini gay con coerenza e senza preoccuparsi di "scandalizzare" compagni dello stesso partito o della sinistra in genere. In un momento in cui si attaccano con argomenti più o meno veritieri i comunismi reggenti nel mondo, il PdCI che ha pur sempre una storia che li lega al Pci, si mpegnano fino in fondo e con sincerità a mediare tra posizioni diverse ma anche a scendere in campo compatti a difendere donne e uomini che non hanno voce perché deboli o incapaci di vivere serenamente scelte sessuali e sociali.
Chiedo alle compagne e ai compagni che si ritrovano in questo gruppo di occuparsi dei tanti casi delle persecuzioni contro gli omosessuali che avvengono in molti paesi e denunciati spesso anche dal sito gay.it dove collaboro come giornalista. Un abbraccio e un buon lavoro a tutti con affetto.

Mario Cirrito

Lettere di alcuni ragazzi cattolici sul crocefisso nelle scuole pubbliche In merito alla faccenda del crocefisso.

Allora:
1) è inutile se Follini dice che togliere la croce significa mettere nel cassetto la nostra civiltà, se poi va a votare la guerra in Iraq.
2) i processi vanno fatti SOLO nei tribunali e non per strumentalizzare partiticamente l’opinione pubblica. Vi è qualcosa di più profondo e tecnico a livello formale e sostanziale e credo che occorre avere le conoscenze tecniche per giudicare.
3) credo che il pluralismo voglia dire accettare la diversità. La nostra fede si fonda sul libero arbitrio, la verità, forse più "politica" e bella della nostra professione.
4) La mia fede, la mia cultura, le mie radici non hanno bisogno di simboli, né di facciate esteriori, né della ricchezza dei preti, né il credere o meno nella verginità della Madonna (e, datemi pure del blasfema, ma chi se ne frega se è vergine o no!!! ci sono problemi più importanti), né di scuole cattoliche, o altri formalismi inutili. Credo che la fede è semplicità, ed amore per i poveri, cercando di vedere il mondo dai loro occhi. Mi dite ad un povero che gliene può mai fregare se tenere o togliere un crocefisso dalla parete di una scuola di un paesino sperduto? …ed intanto muoiono di fame….o annegati per arrivare in Italia….Ma tanto adesso arriva il Chip (e sapete quanto stanzia l’UE per questa cazzata?) contenente i dati biometrici sul passaporto… non temete clandestini, sarete tutti schedati,sperando di trovarvi vivi quando arrivate, altrimenti non possiamo controllarvi!
5) La croce non ha senso in un aula se poi non la si professa tra i poveri…Occorre testimoniare il lato (forse più bello e più autentico) della chiesa, cioè quello missionario, più che quello legato ai simboli(non siamo più nel Medioevo).
6) Credo che non ci sia niente di più bello e "vero" di avvicinarsi alla religione ed all’amore di Dio non attraverso "forzature" demagogiche, ma attraverso il libero arbitrio.§
7) non credo che sia giusto inserire nella costituzione UE il riferimento alle radici giudaico cristiane, semplicemente perché altrimenti "ghettizziamo" un fenomeno che dovrà inglobare anche nazioni multietniche come la Romania, che con le radici giudaico cristiane non hanno proprio tantissimo in comune (si pensi ai protestanti, ed alle comunità mussulmane…presenti in tutte le nazioni)…
8) Perdonate i miei toni, sono stanco dopo 6 ore di corsi e dopo il pranzo davanti la spiacevoissima trasmissione di Michele Cocuzza che aveva ospiti Vanna Marchi e la figlia!
Ciao Piero

Credo che il polverone alzato in questi giorni serva solo a distogliere ‘attenzione da problemi molto più gravi. mio parere, comunque, è giusto che nelle aule delle scuole statali non ci sia il crocifisso. Credo sia un gesto di rispetto all’interetnicità che fa sempre più parte della nostra società. Forse sarebbe anche il caso che nelle scuole non si insegnasse più la "religione cattolica" ma le religioni. Abbracci Luigi

Anche io credo che si sprechino parole e tempo su certe cose…. 1- la croce ciascuno se la porta dentro e non è un simbolo che fa la differenza, 2- nell’ottica del rispetto del pluralismo si possono sempre mettere anche i simboli islamici, se è proprio così importante. Francamente penso siano chiacchiere superflue. I cristiani dovrebbero porre l’accento su cose ben più importanti.
Ciao U.

Don Lorenzo Milani e il Crocifisso
"Don Lorenzo arrivò a togliere il crocifisso, – scrive uno degli allievi di Don Milani a San Donato – a metterlo sull’armadio di un’altra stanza. (…) Tolse il crocifisso perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella era una scuola confessionale. Lì c’erano solo uomini che studiavano e discutevano per la propria elevazione civile e morale". (Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani) "Chi mi ha conosciuto – scrive Don Lorenzo Milani – (…) se mi vede eliminare un crocifisso non mi darà mai di eretico ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato cattolico, dato che da un cattolico è posto" (Lettere di Don Lorenzo Milani) Sono rimasto molto impressionato dalla veemenza delle reazioni contro le reazioni del tribunale dell’Aquila di autorizzare la rimozione di un crocifisso da un’aula di scuola… è anche vero che quel Adel Smith con le sue provocazioni non rende Un buon servizio agli islamici, nonché al dialogo e alla convivenza tra religioni.
Francesco


15 ottobre 2003

Una lodevole proposta!
Nei prossimi giorni le famiglie italiane riceveranno la lettera firmata dal Presidente del Consiglio per spiegazioni sulle ragioni, i particolari e tutto ciò che riguarda la finanziaria appena varata e la riforma delle pensioni.
Oltre 18 milioni di capi famiglia riceveranno la lettera, per una spesa che supererà i 7 milioni di euro, a carico del ministero del Tesoro: quindi di tutti i contribuenti.
Il sospetto è che in vista delle mobilitazioni dei lavoratori del 24 ottobre, delle elezioni europee e amministrative della prossima primavera e visti i sondaggi che indicano un calo delle preferenze accordate a questo governo, il premier intenda proseguire nella sua "operazione mediatica" iniziata con il comunicato a reti unificate di qualche giorno fa.
L’invito è di respingere al mittente la lettera che riceverete, nel momento in cui il postino ve la consegna o portandola successivamente all’ufficio postale.
Si tratta di un’azione "civile" per esprimere il dissenso.
Fai girare questo scritto a più gente possibile, se la ritieni un’iniziativa condivisibile.
Roberto Nardini, Pietrasanta (LU)


14 ottobre 2003

Da che parte sta Manconi?
Cara Manuela,
giovedì 8 ottobre l’Unità pubblicava in ventottesima pagina un articolo di Luigi Manconi, dal titolo: "totalitarismo e libertà: tu, da che parte stai?", nel quale ci critica per le nostre posizioni su Cuba e sul caso dell’intitolazione di una piazza ai "martiri delle foibe" a Marghera-Venezia. L’articolo di Manconi è sintetizzabile in un semplice assunto e cioè, tutti i comunisti e soprattutto il PdCI non si possono dire di sinistra, anzi non ci si può dichiarare neanche comunisti, salvo vivere in un tremendo stato di confusione mentale tra; con parole sue: "dirsi comunisti oggi: comporta una stato di dissociazione permanente tra volontà e realtà o l’esercizio della censura nei confronti del presente che non si vuole giudicare e del passato che si vuole ignorare", perché, "solo operando una rottura netta con quella storia (anche di dittature e di massacri) e con i suoi strascichi nel presente, si può affermare una propria netta collocazione a sinistra".
Dunque:
1) A Cuba non c’è il pluripartitismo, quindi non c’è la democrazia, Fidel è lì da quarant’anni quindi è un despota, i dissidenti sono in galera dunque c’è la dittatura.
2) I "martiri giuliani e dalmati" sono stati trucidati dal totalitarismo comunista, quindi il comunismo (ovviamente tutto il comunismo) è una forma di dispotismo che nulla ha a che fare con la democrazia, poiché esso, essendo esistito solo ed unicamente nella versione di quello "realizzato", è stato solo una "truffa ai danni dei diseredati e degli inermi" .
Su Cuba, invito tutte le compagne e i compagni a leggere l’interessantissimo articolo pubblicato su "El Moncada in linea" al sito della Associazione Nazionale Italia Cuba – www:italia-cuba.it al link "informazione", scritto da Sergio Marinoni da titolo: "Partito unico: è democrazia", dove c’è scritto sull’argomento più e meglio di quanto posso fare io e nel quale si ribadisce che il concetto di democrazia, quale sistema di governo esercitato dal popolo, prescinde dal pluripartitismo.
In questo caso spiegare a Manconi la situazione di Cuba, la complessità dell’esperienza rivoluzionaria, non serve a nulla poiché egli ha già deciso da che parte stare.
Sul caso delle foibe, depressioni cavernose dell’altipiano carsico che vengono prodotte dall’erosione dell’acqua, le quali possono essere molto profonde, Manconi dà ragione al pro-sindaco di Venezia, Gianfranco Bettin, che ha voluto intitolare una piazza di Marghera ai "martiri", in compagnia della peggior risma di fascisti, così come ci ha spiegato molto bene la compagna Lilli Carnieletto Albanese, segretaria del partito in quella città, nel suo articolo pubblicato nell’ultimo numero di Rinascita di venerdì 10 ottobre.
L’assioma di Manconi si fonda sul fatto che il totalitarismo comunista ha prodotto tragedie e morti che i comunisti italiani non hanno mai denunciato per incapacità congenita e dunque senza discrimine anti-totalitarista non si è di sinistra.
Anche in questo caso, temo che serva a poco spiegare a Manconi la complessità della lotta antifascista nella Venezia Giulia e nell’Istria, ma anche dei misfatti compiuti dai fascisti italiani e dallo stesso esercito regio nella Yugoslavia occupata; oppure che l’Istria, parte della Dalmazia, tutta la Venezia Giulia e il Friuli Orientale, erano state concesse dai fascisti alla Germania nazista, la quale le aveva annesse con la denominazione di "Litorale Adriatico", zone nelle quali si perpetrarono crimini d’ogni specie nei confronti di tutti gli antifascisti e delle popolazioni di origine ebraica, slovena e croata e rom, a partire dalla Risiera di San Sabba a Trieste, unico campo di sterminio attivo in Italia.
Manconi stesso dichiara che tutto questo non è un’attenuante né una giustificazione, infatti mai i comunisti hanno negato le vicende drammatiche accadute nel primo dopo guerra nella Yugoslavia di Tito, anche a fronte delle grandi speranze che tale progetto aveva generato soprattutto tra i resistenti della Venezia Giulia, il punto non è negare, ma capire e anzi approfondire, partendo dal fatto che le foibe quale esempio dei cosiddetti "crimini del sistema comunista", sono entrate nella ribalta politica solo da pochi decenni. Per tutti gli anni 50 e parte dei 60 la destra nazionalista visceralmente anticomunista, composta soprattutto da esuli istriani, che in un modo o nell’altro ha governato Trieste e la regione Friuli Venezia Giulia, per lungo tempo non ha usato politicamente le foibe. E’ sicuro infatti che l’amministrazione comunale di Trieste negli anni 50 ha utilizzato le foibe quali semplici discariche, prima di chiuderle per ragioni di sicurezza, solamente molti anni dopo le ha strumentalizzare contro i comunisti e gli slavi, erigendo monumenti e lapidi, forse perché sapevano che in questi buchi del Carso erano stati gettati i corpi di molti militari e combattenti di vari eserciti trovati sparsi nell’altipiano, a partire dal fatto che i primi ad "infoibare" delle persone per epurazioni etniche e politiche furono proprio i fascisti.
Per questo dedicare una via o una piazza ai "martiri delle foibe" vuol dire perpetrare l’odio contro i popoli confinari, sostenere una serie di falsi storici eclatanti, dare corda al revisionismo storico, in nome di una mezza verità senza base scientifica, ma soprattutto cadere nella trappola dei fascisti, i quali da sempre hanno voluto far credere che, in particolare nella Venezia Giulia, ci sia stata una divisione nazionale insanabile tra la comunità italiana e quelle slovena e croata, mentre così non è stato, poiché la divisione, quando c’è stata, si basava soprattutto su problematiche sociali, più che su quelle nazionali, tanto che ultimamente gli storici più seri parlano della realtà giuliana quale mosaico di etnie che s’intrecciano trovando, nei grandi filoni ideali del comunismo e del cattolicesimo democratico, i punti d’incontro e scontro che sono passati trasversalmente alle questioni nazionali pur presenti. Lo dimostra il fatto che nel confine orientale non ci sono stati fatti significativi d’intolleranza etica. Inoltre per molti anni, in piena divisione mondiale, la frontiera italo-slovena è stata internazionalmente considerata il punto più aperto esistente al mondo.
Tale versione dei fatti, farebbe cadere il castello di menzogne che la destra reazionaria ha alimentato per decenni, ciò se non ci fossero gli "iper-realisti" alla Manconi o alla Bettin unitamente alle decine di amministratori dei Ds e agli imbarazzati silenzi di Rifondazione, per i quali occorre superare la tradizione della Resistenza e del comunismo italiano, il quale fu e, per noi fortissimamente è, movimento nazionale ed internazionale, organizzazione al servizio degli ultimi e dell’intera società. Per questo motivo sta dalla parte della verità, per costruire quotidianamente il cambiamento. La domanda quindi è: da che parte sta Manconi?
Alessandro Perrone, Monfalcone (GO)


9 ottobre 2003

Io la lettera di Berlusconi non la voglio!
Il 29/9/03 il Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si è rivolto agli italiani, descrivendo la riforma sulle pensioni, in atto in questi giorni, violando l’art. 22 della legge 103 del 14 aprile 1975, in quanto non c’era alcuna grave e urgente necessità pubblica, per poter utilizzare in reti unificate il servizio pubblico nazionale televisivo.
Con l’arroganza che caratterizza ogni sua azione politica, Berlusconi in queste ore sta decidendo di inviare a 18 milioni di Capofamiglia una lettera per convincere (ancora una volta) il perché di questa riforma.
La spesa stimata per questa operazione, si attesta sui 7 milioni di euro ( quasi 14 miliardi di vecchie lire) a carico del ministero dell’Economia guidato da Tremonti, nonché i soldi di noi contribuenti.
Con gli stessi metodi (il denaro pubblico), questa manovra ricorda l’arroganza con la quale Berlusconi ci costrinse ad "acquistare" l’Euro-convertitore con consegna a domicilio.
L’ Italia non può permettersi di spendere denaro pubblico per private campagne mediatiche di Berlusconi, e gli Italiani sono stufi dei suoi capricci da imprenditore incontestabile.
A Berlusconi non erano gradite le Bandiere della Pace che sventolavano dai balconi di tutte le città per dire NO alle iniziative del Governo a favore delle azioni militari di Bush durante la guerra in Iraq.
Con la stesso spirito, possiamo dire NO alle iniziative mediatiche (a nostre spese) che vengono prese autoritariamente dal Cavaliere per convincerci sulle sue manovre.
Stampate, ritagliate e con del nastro adesivo attaccate sulla vostra cassetta postale l’allegata etichetta che invita il portalettere a non imbucare tale corrispondenza.
Se avete la possibilità stampate e imbucate questo messaggio nelle altre cassette condominiali o diffondetele nel modo che meglio preferite.
Non è un problema se la riceveremo ugualmente perché il postino ha il dovere di imbucarla, ma in questo modo come abbiamo invaso le vie delle città con bandiere di pace, possiamo invadere interi condomini con sinceri e chiari inviti al Cavaliere ad avere un comportamento più intelligente e responsabile nello spendere il denaro pubblico.

Egregio Sig. PORTALETTERE
La invito a non imbucare nella mia cassetta postale eventuale corrispondenza proveniente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nella persona di Silvio Berlusconi, invitando il Presidente ad un uso più responsabile e intelligente del denaro pubblico, in quanto ho perfettamente compreso quale sia la riforma che vuole operare sulle pensioni di anzianità, ma semplicemente non ne condivido i concetti.
Carlo Gatto