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La dichiarazione di voto di Oliviero Diliberto

Roma, 2 ottobre 2003

Signor Presidente, quando in un Paese la stessa persona detiene un immenso potere economico, il potere politico e il controllo pressoché totale dei mezzi di informazione di massa, in quel Paese vi è un’evidente anomalia democratica, proprio in nome di quei valori dell’occidente liberale ai quali voi costantemente fingete di volervi rifare.In questo quadro, l’approvazione di questa legge – come è stato tante volte spiegato in quest’aula dai colleghi dell’opposizione – non potrà evidentemente che peggiorare la situazione, tanto più in un contesto politico nel quale avete presentato un pacchetto di riforme costituzionali che tendono, paradossalmente, ad aumentare i poteri del premier anziché restringerli. E questo la dice lunga anche sulla cecità di qualche collega del centrosinistra che con voi vorrebbe dialogare su questo terreno.

D’altro canto il presidente del Consiglio, che ha tutti questi poteri così anomali, è lo stesso presidente del Consiglio che si rifiuta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, che riabilita il fascismo e Benito Mussolini, che insulta i parlamentari europei degli altri Stati all’inaugurazione del semestre italiano di presidenza, che attraverso la ministra Moratti – anzi Brichetto – distrugge la scuola pubblica e favorisce quella privata, che colpisce la magistratura e l’indipendenza della magistratura in nome di un uso privato della giustizia, che calpesta i diritti delle donne ed i principi più elementari della laicità dello Stato, che si inventa, insieme al vicepresidente del Consiglio – in questo caso in buona compagnia – nuove leggi repressive per la tossicodipendenza, che inaugura la schedatura, dopo trent’anni, dei sindacalisti e dei lavoratori che scioperano, che fa approvare una legge razzista – e anche in questo caso in buona compagnia, con l’onorevole Bossi – come quella sugli extracomunitari.

Insomma, un governo di classe, nel senso tradizionale del termine, e potenzialmente eversivo.
Quella che si apre, qui, in Parlamento, come nelle piazze di tutto il nostro Paese, è dunque una battaglia, contemporaneamente, per i diritti sociali e per quelli di libertà e di democrazia. E il primo banco di prova saranno il disegno di legge finanziaria, le pensioni, la controriforma pensionistica, che avete ulteriormente inasprito con l’idea di far passare questi provvedimenti, tipicamente parlamentari, con un decreto-legge, quindi con un’ulteriore blindatura ed un restringimento oggettivo degli spazi di dialettica democratica.
Tuttavia, di fronte allo scempio che state compiendo, il vostro blocco sociale si sta logorando, e lo sapete. Attraverso la proposta di riforma, o meglio di controriforma delle pensioni, i sindacati confederali hanno ritrovato l’unità. La Cisl e la Uil hanno ripreso l’iniziativa, a partire dallo sciopero generale proclamato per il 24, insieme alla Cgil. I commercianti, che erano parte significativa del vostro blocco sociale, sparano a zero contro l’esecutivo. Persino Confindustria, che tanta parte ha avuto nell’appoggio politico, massiccio, tetragono alla vostra campagna elettorale del 2001, sta pian piano abbandonando l’appoggio al governo. Da ultimo, ma ovviamente non in ordine di importanza, persino la Conferenza episcopale italiana vi spara contro.

Il progressivo logoramento del vostro blocco sociale è la causa delle vostre divisioni politiche dell’oggi, è la causa della crisi politica della vostra maggioranza, che perde pezzi, che non appena ha l’opportunità di votare in libertà, con lo scrutinio segreto, sostanzialmente abbandona il governo ed il presidente del Consiglio in particolare, cui evidentemente sta tanto a cuore questo provvedimento.

Vedete, si spenderanno molte parole, molti commenti su ciò che è successo ieri ed oggi. Vorrei svolgere un’unica considerazione politica con la quale concludo il mio intervento.

L’onorevole Berlusconi aveva dichiarato, blindando o cercando di blindare la propria maggioranza (invano, come abbiamo visto), che il voto sul disegno di legge Gasparri equivaleva ad un voto di fiducia. Bene, il voto di fiducia non c’è stato. Anzi, ci sono stati due voti di sfiducia a scrutinio segreto, ossia quando i deputati della maggioranza (che non è più maggioranza in questi due casi) possono votare liberamente.

Credo, dunque, che la discussione sul disegno di legge Gasparri, se fossimo in un Paese liberale, come voi auspicate, se fossimo in un Paese dove si rispettano le più elementari regole della politica, dovrebbe concludersi con le dimissioni del ministro Gasparri, sfiduciato per due volte da questo Parlamento.

Se Gasparri fosse un uomo d’onore, rassegnerebbe le proprie dimissioni.