COSTITUZIONE EUROPEA

COSTITUZIONE EUROPEA. Venier: Il punto decisivo è come si potrà cambiare.

da La Rinascitain edicola venerdì 10 ottobre 2003

Ufficio stampa

Roma, 6 ottobre 2003

Non è un paradosso per due motivi: in primo luogo le procedure di approvazione e di modifica di una Costituzione sono parte decisiva della natura dell’impianto istituzionale che questa definisce; in secondo è sicuro che il testo che alla fine i Governi approveranno non sarà un testo in grado di rispondere alle necessità per cui a Nizza nel 2000 si decise di dotarsi di una nuova Costituzione Europea.
A Nizza l’Europa socialdemocratica e di Centro Sinistra non trovò il coraggio storico di far fare un salto in avanti all’Unione. Quel vertice delle ombre e delle trattative oscure tra i governi partorì un trattato del tutto insufficiente tanto che si decise di rimandare rilanciando. Da qui l’idea di una Costituzione che affrontasse i nodi politici ed istituzionali storici (deficit democratico, mancanza di un governo comune dell’economia, inesistenza di una politica estera europea) e quelli legati all’allargamento (funzionamento istituzionale, cittadinanza sociale, identità storica e culturale).

Purtroppo il testo che esce dalla Convenzione rappresenta un compromesso del tutto insufficiente che non risolve nessuna delle questioni aperte. Piccoli passi in avanti, da valorizzare, ma un processo che complessivamente rischia di bloccarsi e di implodere.
Ci sono certo significativi (ma non decisivi) passi in avanti sulla cittadinanza comune. Se è infatti vero che questo trattato aggiunge nuove competenze sociali, civili e democratiche all’Unione e ciò è di per se un fatto storico dato che oggi, con gli attuali trattati, la sola missione ufficiale dell’Unione Europea è l’organizzazione del mercato e della concorrenza (le altre competenze sono accessorie o residuali) è però vero anche che il testo è molto contraddittorio ed aperto a torsioni non solo progressiste. Non basta infatti inserire la Carta dei Diritti nel trattato per parlare di una vera cittadinanza sociale europea quando la Carta non è completamente giustiziabile e gli importanti riferimenti valoriali e le nuove missioni sociali dell’Unione definite nella prima parte sono contraddetti radicalmente nella terza da un impianto liberista delle politiche che ripropone la sola centralità del mercato.
Il fallimento più marcato però, come ha più volte sottolineato Prodi, sta nella architettura istituzionale.
Persino il più arretrato dei governi a Nizza sembrava avere la piena consapevolezza che l’Europa a 25 aveva infatti bisogno di regole nuove in grado di far funzionare meglio istituzioni pensate per una organizzazione a 6. Purtroppo proprio su questo aspetto il testo della Costituzione non solo è insufficiente ma addirittura ci fa fare alcuni passi indietro.
Il punto decisivo è che on basta una limatura delle procedure per parlare di maggiore efficacia istituzionale quando tutto sarà bloccato dal permanere del diritto di veto di ogni singolo paese sulle questioni più importanti ( p.e. la politica Estera, le questioni fiscali). Questa questione certamente non potrà trovare soluzione nella Conferenza Inter Governativa perché proprio i Governi hanno impedito ogni avanzamento verso un approdo federale e democratico. Si è quindi costruito un impianto istituzionale ancora una volta contraddittorio dove il pur positivo allargamento dei poteri di codecisione del Parlamento Europeo non supera il cronico deficit democratico poiché non solo non ci viene proposto un Governo dell’Unione responsabile di fronte al Parlamento ma addirittura si colpisce l’organo federale (la Commissione) per dare nuovi poteri al Consiglio (dei Governi) ponendo le due istituzioni dell’Unione sempre più in conflitto tra di loro.
Per questo diviene decisivo come sarà possibile modificare questo nuovo trattato costituzionale. Se
Nel testo uscito dalla Convenzione c’è scritto che per cambiare questo testo sarà necessaria l’unanimità del Consiglio e la ratifica di tutti gli stati membri.
Si tratta della semplice riproposizione dell’attuale procedura di revisione dei trattati che poteva forse andare bene per una Europa a sei, che ha causato il blocco dell’ Europa a dodici e che risulterà fatale per l’Europa a venticinque.
Per tenere aperta una speranza di non vedere implodere (in tempi rapidi) l’Unione Europea e consentire di poter rispondere al sicuro blocco istituzionale che questo testo ci consegna, è fondamentale che almeno le procedure di revisione siano aperte. Superare il veto di ogni paese, introdurre una maggioranza qualificata (pur nel rispetto del diritto alla separazione), è decisivo per non veder morire ( o per non far uccidere dagli USA per interposto paese) il sogno di una Europa libera, giusta, di pace.
Purtroppo la pantomima di Berlusconi all’Eur è stata la più lampante delle dimostrazioni che senza una svolta politica l’Europa non sarà all’altezza del compito a cui la Storia la sta chiamando.
L’umiliazione del Presidente della Commissione Prodi di fronte al Consiglio non fa parte solo della volgarità politica di Berlusconi ma è il sintomo più evidente di quale Europa hanno in mente le destre. Umiliare l’organo "federale" di fronte ai governi è una chiara scelta politica che tradisce lo spirito con cui l’asse atlantico e di destra sta affrontando la discussione costituente.
E’ l’Europa dei Governi, delle piccole o grandi patrie, è l’Europa del grande mercato senza politica.
Questa Europa non vuole in nessun modo un approdo federale ed ha dovuto subire alcuni compromessi solo per la forza e la determinazione con cui gli europeisti ( e tra loro certo Prodi) hanno lottato strenuamente per non vedere naufragare subito un processo costruito con tanta fatica.
Lottare per cambiare si diceva un tempo. Lottare per poter cambiare è l’obiettivo principale che dobbiamo ottenere dal testo del nuovo trattato costituzionale.