Niente buonismi sugli immigrati

Niente buonismi sugli immigrati

Alessandra Valentini

Roma, 20 ottobre 2003

Ancora sulla pelle degli immigrati. Si è consumata l’ennesima tragedia a Lampedusa, il mare questa volta ha restituito tredici corpi senza vita, quindici i superstiti, mentre ancora sono in corso le disperate ricerche.
Lo scenario di questo dramma è un’Italia, da sempre terra di accoglienza, e che oggi si presenta inadeguata a questo compito. Inadeguata e pronta a presentare – per bocca dei rappresentanti di governo – soluzioni schizofreniche, confuse, di facciata.

Così Gianfranco Fini, il cui cognome firma una legge sull’immigrazione che è una vera e propria legge della vergogna e dell’intolleranza, si fa paladino della partecipazione democratica promettendo il diritto di voto per gli immigrati. Una proposta di per sé giusta – la avanziamo da tempo – ma fatta da un governo che non vorrà mai renderla praticabile, un governo tenuto sotto scacco da una forza come la Lega, che fonda la sua natura sul razzismo, sull’intolleranza, sull’odio del diverso. Una forza di governo, con ministri e sottosegretari, che proprio con il suo stare al governo ha legittimato nel senso comune idee, ed a volte pratiche, inaccettabili. Questa è la maggioranza, una maggioranza Bossi-fini, che non può certo assicurare al Paese un’estensione dei diritti, un ampliamento della partecipazione. Chissà se il tanto rumore destato dalla proposta di Fini non serva ad "appannare" la questione delle pensioni, spostando strumentalmente l’attenzione su un tema importante, come quello dell’immigrazione, che non ha bisogno né delle lacrime di coccodrillo di Pisanu né delle trovate di Fini?
Che fare allora? Forse è necessario uscire dal buonismo ed affrontare il tema dell’immigrazione facendo sì che dalla carità si passi ai diritti e dalla tolleranza al rispetto.
Il mare di Lampedusa non è il teatro della querelle Bossi-Fini e delle improbabili mediazioni berlusconiane, ed i morti e i sopravvissuti non sono semplici comparse ma sono, purtroppo, i protagonisti, colpevoli unicamente di aver tentato di afferrare la speranza di un mondo e di un futuro migliori.