Non concordo con D’Alema, l’impianto “morattiano” va cancellato

Non concordo con D’Alema, l’impianto "morattiano" va cancellato

Piergiorgio Bergonzi

Roma, 30 ottobre 2003

La Fondazione Italianieuropei ha recentemente promosso una "discussione informale" sulla scuola italiana in un ristretto seminario ad inviti. Il seminario si è concluso con un sintetico documento ricavato dalla discussione nel quale, fra l’altro, si rimanda ad una occasione di confronto pubblica nella prossima primavera. Nel corso della discussione il presidente della Fondazione, Massimo D’Alema, ha sostenuto, a quanto riferisce la stampa, l’esigenza della ricerca di un "approccio bipartisan" con la maggioranza governativa sul tema della scuola, affermando sostanzialmente che la scuola non può sopportare una rivoluzione ogni cinque anni e che se sarà l’Ulivo a succedere all’attuale maggioranza di centrodestra in materia di riforma scolastica sarebbe grave per la scuola cambiare nuovamente cancellando l’impianto morattiano.

E’ vero, infatti l’impianto morattiano va cancellato subito. Con una mobilitazione forte e determinata di tutte le forze di opposizione, della società civile per impedire che, nel volgere di qualche anno, produca danni irreparabili alla scuola italiana. E se è condivisibile in linea di principio la tesi secondo la quale la riforma del nostro sistema scolastico dovrebbe essere condivisa e non realizzarsi in una logica di contrapposizione, è altrettanto vero che questo metodo diviene difficilmente praticabile in presenza di controriforme che abbassano anziché elevare l’obbligo scolastico, che obbligano ragazzi tredicenni a scegliere tra istruzione e formazione professionale, che colpiscono nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare la nostra scuola migliore riducendo l’orario scolastico e rendendo non più praticabile il tempo pieno, che operano tagli senza precedenti di risorse finanziarie e personale alla scuola; che favoriscono in ogni modo e finanziano la scuola privata; controriforme, cioè, che operano per destrutturate e dequalificare la scuola pubblica.

Ciò hanno reiteratamente affermato, nella loro elaborazione e mobilitazione, l’Ulivo, tutte le forze dell’opposizione, le più rappresentative forze sociali e della società civile. Il solo modo per verificare la possibilità di un confronto condiviso è quello che la Moratti cancelli la propria controriforma (è ancora in tempo, per fortuna la sua piena attuazione non è iniziata) e si ricominci concordando insieme uno stanziamento straordinario di risorse per la scuola pubblica: per l’edilizia, per il diritto allo studio, per le scuole autonome, per l’istruzione e la formazione per tutto l’arco della vita. Potremmo contribuire efficacemente a favorire un tale esito essendo protagonisti dell’organizzazione di una grande manifestazione nazionale per la scuola di tutti.

Diversamente, ad un futuro governo di centrosinistra rimarrebbe la sola alternativa di abolire quella controriforma. Nella consapevolezza che ciò produrrebbe sicuramente un forte impatto per la scuola, ma nella certezza che il permanere dell’impianto morattiano costituirebbe un danno irreparabile per il diritto all’istruzione, per la scuola pubblica e per la stessa democrazia del nostro Paese.

p.s.: Il sito di Italianieuropei, riferendo del seminario sulla scuola, rimanda, per maggiori approfondimenti, ad un lungo documento nel quale, fra l’altro, si sostiene: la necessità del finanziamento alla scuola privata, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la sostanziale condivisione della canalizzazione precoce, il reclutamento e l’avanzamento della carriera degli insegnanti affidato alle singole scuole. Il documento titola: "Buonsenso per la scuola" ed è sottoscritto da diciotto persone "liberamente ritrovatesi", "oltre gli schieramenti partitici ed ideologici". Fra loro: Bertagna (a tutti noto), Franco Nembrini (Comunione e Liberazione), Claudio Gentili (direttore del settore scuola Confindustria), e alcuni Ds come Caludia Mancina e Vittorio Campione già responsabile scuola Pds e capo gabinetto del ministro Berlinguer.