Novembre 2003

Novembre 2003

25 novembre

Il Partito dei Comunisti Italiani, nel prendere atto della sentenza di II° grado emessa dalla Corte di Appello del Tribunale di Messina, relativa alla decadenza del Sindaco Giuseppe Buzzanca, constata che il ripristino della legalità nella città di Messina è possibile.
La grave crisi istituzionale determinatasi è da addebitare interamente all’arroganza del centrodestra che ha candidato a "primo cittadino" una persona non in possesso dei requisiti giuridici e soprattutto "morali", necessari e fondamentali per la gestione del "bene pubblico".
Il Partito dei Comunisti Italiani è certo di aver dato voce a tutti quei cittadini che pensavano di non averne e di avere contribuito a determinare quel cambiamento necessario per la rinascita di Messina.
Antonio Bertuccelli, segretario Pdci Messina


Nazisti in autostrada
Fine settimana in autostrada, "Grill" TotalFina Marengo nord presso Novi Ligure. Mangiato e pagato il panino, dò un’occhiata agli scaffali.
Choc!
Sotto la dicitura esplicativa "il ventennio" è collocata una sfilata di bottiglie di vino con le effigi di Mussolini, Goering, Hitler (sotto il nome, "Sieg heil") ecc. Chiedo di parlare con il direttore del negozio e gli chiedo di togliere quelle bottiglie (due interi scaffali) perché sono un’evidente apologia del nazismo e del fascismo.
Il tizio non si scompone più di tanto ("Che sarà mai?", dice), ha anche l’impudenza di sostenere il valore didattico delle bottiglie ("Serve ai giovani per conoscere la storia"). Poi, siccome gli ricordo che la Costituzione italiana ("Do you remember?") è ancora in vigore, sbotta: "Comunque, non dipende da me, le ha messe lì la società", cioè la TotalFina, presumo.
Esco. Decido che devo fare qualcosa e allora mando questa mail alla TotalFina, a diversi giornali e alle organizzazioni locali PRC, DS, ANPI, sindacati ecc.
Chiedo a tutti di fare qualcosa, per lo meno non andate in quel grill e, se ci andate, protestate con il direttore, la TotalFina ecc. Penso che sia una cosa da non sottovalutare. Il revisionismo storico della destra al potere, la sostanziale rivalutazione di nazismo e fascismo parte anche dalle piccole cose.
Sergio


16 novembre

Dall’assemblea italiana di Parigi del Forum Sociale EuropeoMai più guerra, via le truppe dall’Iraq, un futuro per il popolo iracheno

Le 26 vittime, italiane ed irachene, dell’attacco al comando dei Carabinieri a Nassiria ci ricordano che la guerra in Iraq non è finita e che anche l’Italia è in guerra.. A loro, come a tutte le vittime di una guerra che non si doveva fare, va innanzi tutto il nostro pensiero. Alle loro famiglie, ai loro figli, ai loro cari, va il nostro cordoglio.
Per noi i morti sono tutti uguali: evitabili.
Anche questi si potevano evitare.
Ci avevano detto che la guerra era finita. Che gli iracheni avevano accolto l’esercito Usa come liberatore. Ci avevano detto che una nuova era di pace e democrazia si era aperta per l’Iraq.
Non era vero.
Ci avevano detto che si doveva disarmare l’Iraq dalle armi di distruzione di massa. Ci avevano detto che la guerra avrebbe contribuito alla lotta al terrorismo.
Non era vero.
Con l’invio dei militari in Iraq in appoggio ad una guerra condannata dalla maggioranza del popolo italiano ed in violazione dell’articolo 11 della Costituzione, il governo si è assunto la responsabilità di partecipare, sotto comando americano, all’occupazione di un paese esponendo migliaia di giovani militari e civili al rischio della guerra per potersi sedere al tavolo dei vincitori.
Oggi lo stesso governo ribadisce con forza la volontà di proseguire la missione.
Noi non siamo d’accordo.
Non è vero che ritirando i militari si rinuncia a sostenere la popolazione irachena. E’ vero il contrario. Molto di più si potrebbe fare se i 40 milioni di euro che si spendono ogni mese per mantenere il contingente militare fossero usati per ricostruire scuole, ospedali, centrali idriche.
Non è vero che è necessaria una presenza militare per fare questo: lo dimostrano le Ong italiane che con decine di operatori operano da mesi con interventi umanitari in tutto il paese. Sono questi gli interventi umanitari che bisogna sviluppare.
Non è vero che se le truppe si ritirano in Iraq ci sarà il caos e ci sarà il vuoto . Il caos è alimentato proprio dalla presenza degli occupanti che impediscono alla società civile e alle forze politiche irachene di assumersi la responsabilità del futuro del paese.
Solo la fine della occupazione militare può mettere fine alla guerra.
Per questo chiediamo il ritiro immediato di tutte le truppe straniere dall’Iraq a cominciare da quelle italiane e l’avvio di un processo costituente gestito dalle forze irachene e garantito dall’Onu. Riteniamo che le forme e le condizioni in cui avverrà debbano essere decise dagli iracheni.
Solo un processo costituente che veda la partecipazione di tutte le componenti politiche, culturali, religiose ed etniche irachene può portare ad un futuro di democrazia.
Siamo a Parigi con i movimenti sociali di tutto il mondo per un importante appuntamento europeo.
Siamo gli stessi che il 15 febbraio hanno manifestato a decine di milioni in tutte le parti del mondo per fermare l’imminente attacco in Iraq.
Non siamo tornati a casa dopo il 15 febbraio, non ci siamo arresi alla guerra, né quando è cominciata, il 20 marzo, né quando Bush l’ha dichiarata conclusa.
A maggior ragione oggi siamo qui per dire che non ci arrendiamo alla spirale di odio e di violenza che ha coinvolto anche il contingente italiano.
La guerra rimane un orrore inaccettabile
Alle vittime civili e militari, a tutte le vittime di questa guerra , va tutta la nostra solidarietà.
Per fermare tutto questo, perché non ci siano più vittime pensiamo che il popolo della pace debba far sentire forte la propria voce.
Per questo sabato 22 novembre manifesteremo in tutte le piazze d’Italia contro la guerra e l’occupazione e per l’immediato ritiro delle truppe italiane dall’Iraq.
Per questo chiediamo agli italiani di ribadire la volontà di pace riempiendo ancora i balconi e le finestre con le bandiere arcobaleno.
Per questo aderiamo sin d’ora alla giornata mondiale di mobilitazione del 20 marzo promossa dai movimenti pacifisti statunitensi con adesione di migliaia di movimenti in tutto il mondo, per un’altra giornata globale contro le guerre.
Per questo proseguiremo la mobilitazione nella società e verso le istituzioni nei prossimi mesi.
Mai più guerra
Per un altro mondo possibile.
Gruppo di continuità del Forum Sociale Europeo
Alternative; Altraagricoltura; ARCI; Attac; Bastaguerra; Carta; Federazione Cobas; Convenzione permanente delle donne contro la guerra; Cub; Fiom; Forum Ambientalista; Forum per la democrazia europea; Giovani Comunisti; ICS; Lavoro Società – Cambiare Rotta (Cgil); Legambiente; Libera; Liberazione; Lila – Cedius; Lunaria; Marcia mondiale delle donne; Movimento delle e dei Disobbedienti; PRC; Punto Rosso – Forum mondiale alternative; Rete Lilliput; Sdebitarsi; S.in Cobas; Socialismo 2000; Tavolo Stop precarietà; Tavolo fermiamo il WTO; Tavolo Migranti del FSE; Terre des Hommes; Uds – Udu; Un ponte per.; Pdci; Federazione Verdi


Ritirate i nostri ragazzi dall’Iraq
Stamane, domenica 16 novembre, la Federazione provinciale di Caserta del Partito dei Comunisti Italiani è in tutte le piazze della provincia (Caserta, Maddaloni, Aversa, Sessa Aurunca, San Felice a Cancello, Santa Maria Capua Vetere, Sparanise, Marcianise, Orta di Atella, Calvi Risorta) a testimoniare solidarietà sincera e profondo cordoglio per le vittime nella guerra in Iraq. Siamo vicini alle famiglie e solidali alle Forze Armate. Ma nello stesso tempo chiediamo il ritiro immediato dei nostri ragazzi dall’Iraq; è il momento di smetterla con le ipocrisie: sono stati mandati allo sbaraglio, nel caos, con superficialità. Ed il loro ritorno deve avvenire subito, in modo da riportarli tutti a casa, sani e salvi. Nelle prossime settimane, il Partito dei Comunisti Italiani riprenderà anche a Caserta e provincia la petizione lanciata a settembre, per il ritiro immediato delle truppe, come già avvenuto nell’ambito della 2ª Festa provinciale de la Rinascita, quando furono raccolte quasi 5.000 firme, a testimonianza che la gente, il popolo italiano, è contro questa guerra ignobile e di occupazione.
Aniello Renga, segreteria Caserta


Occupazione illegittima. La bandiera della pace torni a sventolare
In questo doloroso momento, in cui le famiglie italiane piangono i loro cari uccisi in Iraq, RETE LILLIPUT e il Coordinamento della Campagna "PACE DA TUTTI I BALCONI!" desiderano esprimere un profondo cordoglio e una forte solidarietà ai familiari delle vittime. Allo stesso tempo condannano decisamente ogni atto di violenza e di terrorismo e rilanciano l’impegno per la costruzione di un mondo di pace. Siamo convinti che la pace si può ottenere solo attraverso un fermo "ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali" (Costituzione della Repubblica italiana, art. 11) e percorsi di nonviolenza attiva. In questo contesto intendiamo rilanciare l’iniziativa di esporre al balcone la Bandiera arcobaleno della Pace, come strumento per ribadire il NO a tutte le violenze che siano quelle del terrorismo, della guerra o dell’occupazione.
Nei mesi scorsi la bandiera è stata per milioni di italiani il simbolo della volontà di non partecipare ad un conflitto che avrebbe comportato solo morte e distruzione, e non la reale uscita dell’Iraq da una dittatura feroce. Vorremmo che il segno della bandiera significasse per tutti quelli che la espongono un impegno preciso in prima persona e nelle comunità locali verso tutte quelle attività che possono contribuire alla costruzione vera della Pace. Come constatiamo tristemente in questi
momenti, la guerra non è finita e purtroppo ora conta anche delle vittime italiane. Ciò rende ancor più urgente il sostegno all’appello affinché nasca l’Europa militarmente neutrale, per la pace dentro e fuori i propri confini.
Se gran parte dell’attività svolta dai militari italiani in Iraq e’ di carattere umanitario, ciò non basta ad accreditare la loro presenza come una "missione umanitaria" per la quale è invece richiesto un preciso consenso della comunità internazionale. La mancanza di questo consenso ha configurato la missione del contingente militare italiano come intervento di occupazione e la rende illegittima. Di conseguenza chiediamo l’immediato ritiro delle forze militari italiane dall’Iraq.
Sosteniamo invece le azioni umanitarie che molti gruppi da tutto il mondo stanno da tempo conducendo per portare vero sollievo alla popolazione martoriata dell’Iraq.
Esponiamo la Pace dai nostri balconi! Aiutiamola a camminare!
Cristiano Lucchi, ufficio stampa Rete Lilliput


Se avessero dato retta al movimento internazionale della Pace, oggi non staremmo a piangere tante vittime!!!
Giorgio Fattori


Firmate la petizione per il ritiro
Ero a casa a guardar la televisione quando ad un tratto s’interrompono le trasmissioni per comunicare la tragica e dolorosa notizia della morte dei carabinieri italiani in Iraq, nella città di Nassiriyah ad opera di un attentato terroristico.
Voglio semplicemente esprimere cordoglio e solidarietà alle famiglie dei ragazzi che hanno perso la vita in Iraq a nome mio personale, di tutti i compagni della Fgci "G. Pajetta" e della sezione "P. Togliatti" di Cerignola. Condanniamo in maniera unanime il gesto terroristico compiuto contro i carabinieri, ma non possiamo essere esenti dal condannare anche il governo Berlusconi, colpevole in primo piano per il criminale atto che ha compiuto mandando a morire i nostri giovani, solo per guadagnarsi l’onore di aver fiancheggiato gli amici americani in una guerra, a nostro avviso, ingiusta, immorale, crudele, sanguinaria e con soli scopi imperialistici. Con profondissima commozione, ma con immenso orgoglio comunista, ho firmato la petizione per il ritiro dei soldati italiani nella loro terra e mi appello a tutti coloro che, pur non essendo comunisti, sono contrari comunque a questa sporca guerra, affinché firmino la petizione per il ritiro dei militari, in modo che un giorno potremmo dire che sin dall’inizio abbiamo avuto la coscienza pulita e che questo massacro è avvenuto non in nostro nome!!!
Matteo Zingarelli, Fgci Cerignola


7 novembre 2003

Non si manifesta con BerlusconiIl terrorismo italiano del terzo millennio è un fenomeno quantitativamente e qualitativamente marginale, vissuto da pochi sciagurati legati alla pratica terroristica da un approccio mistico e sanguinario, che coglie come principale obiettivo politico quello di colpire il sindacato, i comunisti e tutto il centrosinistra.
Tutto ciò concretamente favorisce, in maniera politicamente diretta, la destra e il governo Berlusconi.
Manifestare contro il terrorismo insieme ai beneficiari politici delle loro azioni è, oltre che un errore, l’espressione di un’insipienza e di una memoria corta, che sono anticipatrici di guai e problemi per tutti coloro che vogliono sconfiggere il ”cavaliere nero” di Arcore.Nino Frosoni, consigliere Pdci Toscana


5 novembre 2003

La sanità a Cuneo

In relazione alle prese di posizione circa la costituenda AMOS SpA crediamo che, mentre tutto il centro-sinistra più Rifondazione in Consiglio regionale ha espresso in merito parere contrario con lettera indirizzata ai Presidenti della Giunta e del Consiglio regionale, sia ineludibile per il centro-sinistra cuneese esprimersi in merito. Già la segreteria provinciale del Pdci, l’Ulivo albese e il PRC cuneese si sono espressi sottolineando la propria contrarietà a tale società mista pubblico-privata in sanità. C’impegneremo affinché l’Ulivo cuneese, allargato all’Italia dei Valori-Lista Di Pietro ed al PRC, prenda una posizione unitaria sul problema delle cosiddette sperimentazioni gestionali, inserendolo nel più vasto tema della sanità cuneese, dei punti di criticità, del rapporto con il privato, dei suoi potenziali sviluppi, dei possibili tagli ai finanziamenti ed ai servizi, della dislocazione dei DEA e delle guardie mediche, del potenziamento delle strutture territoriali, dei nuovi insediamenti ospedalieri, delle liste di attesa.

Partito dei Comunisti Italiani, Italia dei Valori – Lista Di Pietro, Federazione dei Verdi – Cuneo


3 novembre 2003

Gli eserciti non portano pace

Domani, come ogni anno, ci saranno le celebrazioni per il 4 novembre. A Cagliari si terranno al Parco della Rimembranze, nella via Sonnino, alle 9,30. La solita retorica sugli eserciti portatori di Pace. Noi saremo lì a portare un punto di vista differente. Quello di chi prepara la Pace perché vuole la Pace. Quello di chi dice che la guerra è sempre inutile e ingiusta. Altro che guerre umanitarie! Altro che guerre al terrorismo! Altro che portare la democrazia! Morti morti morti, di cui nessuno si cura! Abbiamo fabbriche di bombe e scuole di morte, sulla nostra terra. E leucemie accanto alle palestre dove si allenano a uccidere. Pacatamente, ma con rabbia, anche domani, lo vorremo gridare. Per chi non sente, per chi non vuol sentire.
Portate le vostre bandiere di Pace.Venite in tanti, domani. Copriamo coi nostri colori il suono delle loro sinistre fanfare.

Sandro Martis, Cagliari

Speculazioni sul terrorismo. Noi stiamo con la Cgil

Non ci stupisce leggere sulle cronache locali la presa di posizione di certi personaggi che oggi, dopo una lunga milizia in formazioni di stampo fascista, si ergono a paladini della democrazia.
Confondere il terrorismo e la violenza con le forze politiche democratiche e con i sindacati, in particolar modo la Cgil, non solo è fuorviante, ma compie egli stesso un atto di terrorismo ideologico.
I Comunisti Italiani respingono con forza questa logica infarcita di demagogia spicciola e si schierano decisamente a fianco della Cgil, ai suoi dirigenti, a tutti gli iscritti e a tutti i lavoratori che si riconoscono in quel movimento. Un movimento che, come sottolineato dal segretario provinciale Paolo Graziani e dal segretario regionale Luciano Silvestri, ha sempre combattuto la violenza e ne ha pagato conseguenze drammatiche nel corso della sua storia.
Occorre, oggi più che mai, tenere la guardia alzata, vigilare affinché in futuro certi episodi non abbiano a ripetersi. Per questo auguriamo alla magistratura di continuare nella sua opera di smantellamento delle organizzazioni eversive e dichiariamo fin da ora la nostra partecipazione attiva alle forme di mobilitazione che i sindacati e le forze politiche democratiche riterranno necessario intraprendere contro il terrorismo.

Luciano Ghelli, Eduardo Bruno, Simone BartoliCoordinamento PdCI Toscana

Sulla lettera del Secolo d’Italia contro Diliberto

Semplicemente: vergogognosa, ignominosa, scandalosa e perversa. Il "signor" Matteucci non può dare lezioni di democrazia ai comunisti, in quanto, da reazionario qual è, non sa nemmeno dove alberghino i valori civili della
nostra (e non certo Sua, egregio Matteucci!!!) Repubblica.

Angelo Minenna, Ugento (LE)

Trovo del tutto sconcertanti le vergognose dichiarazioni espresse da "Il Secolo d’Italia", giornale di Alleanza Nazionale, riguardo al nostro segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani, il compagno Oliviero Diliberto. Parlano di una vendetta del segretario (non so nei confronti di chi…) e che egli durante un’intervista su "La7" abbia usato parole di contenuto bolscevico e di natura dittatoriale, volendo riportare la nostra nazione nel terrore, dicendo che se le prossime elezioni le vincesse il centrosinistra, farà in modo che Silvio Berlusconi paghi tutto ciò che ha commesso e che non può scontare per ovvi motivi, in modo che così avrà di che lamentarsi coi comunisti.
Personalmente sono convinto che con questo governo, nemico della democrazia (come testimoniano le parole di codesto giornale), stiamo assistendo ad una pericolosa rivalutazione del fascismo e ad una sua riabilitazione sotto due punti di vista:
1) La rivalutazione storica, quando ascoltiamo dal presidente del Consiglio che Mussolini mandava in vacanza le persone, condannate all’ esilio dall’Italia.
2) La riabilitazione attuale e materiale del fascismo con le numerose azioni che questo governo mette in pratica, portandoci verso la rovina e portando verso l’arretramento culturale e sociale il nostro Paese, con la riforma Moratti per le scuole, la legge sull’immunità parlamentare, le pensioni, il lodo Schifani, l’appoggio militaristico agli Usa e i continui appoggi per la crescita e il radicamento nella nostra società ai movimenti di estrema destra.
Credo che le parole del compagno Diliberto siano tutt’altro che dittatoriali, anzi a mio avviso esprimono ciò che attualmente sentono dentro di sé i cittadini democratici italiani, e gli ultimi risultati elettorali, la netta crescita del centrosinistra e in particolare del Partito dei Comunisti italiani, ne sono testimoni!!!

Matteo Zingarelli, Pdci Cerignola (Fg)

Basta con le critiche

Cari compagni,
sono una persona che ha vissuto, nella mia breve esperienza di politica attiva, molte vicissitudini. Ho frequentato alternativamente sezioni dei DS, del PRC e dei Comunisti Italiani. Questo perché il mio spirito mi porta a confrontare diverse tesi su un argomento. Cerco di documentarmi al meglio, frequentando diversi siti, leggendo giornali che diano notizie alternative, per la verità pochi, tra cui La Rinascita. Una cosa mi ha colpito nell’atteggiamento di taluni compagni di questo partito.
All’inizio pensavo che fosse qualcosa di locale, ma quando ho letto anche contributi su La Rinascita mi sono ricreduto. Molti infatti non risparmiano frecciate e critche al PRC, quasi fosse la causa di tutti i
mali. Localmente ho visto compagni criticare politiche del PRC, senza saperne neanche i contenuto, ma soltanto perché fatto da quel partito. Non so quanto possa essere dolorosa una scissione, ma non tale secondo me da giustificare un simile atteggiamento. Si sono scelte strade diverse, sono passati 5 anni, ora penso sia ora di finirla.
Mi piacerebbe avere una risposte su tale argomento, sono aperto a
qualsiasi critica.

Un grazie

Eugenio

Francamente non mi sembra che il Pdci passi il suo tempo a criticare il Prc. Caso mai avviene il contrario ed avviene in modo obliquo, con il silenzio, volendoci volutamente ignorare. Certo, è successo che non ci trovassimo d’accordo e l’abbiamo esplicitato. Ma questo avviene anche con le altre forze politiche. Per esempio con i Ds a proposito dell’atteggiamento tenuto sui militari italiani in Iraq. E invece quando il Prc ha parlato di un fronte comune contro Berlusconi, è stato Diliberto, il nostro segretario, il primo a rispondere positivamente dalle pagine del "manifesto". Noi siamo gente semplice ma non smemorata, e pensiamo che aver fatto cadere Prodi abbia aperto la strada a Berlusconi. Siccome siamo comunisti, ci stanno molto a cuore le sorti dei lavoratori, della democrazia e del Paese e l’avvento di Berlusconi ha portato conseguenze disastrose che sarà molto difficile superare. Sarà quindi bene non dimenticare mai l’errore fatto per non compierlo nuovamente.
Ti ringrazio per la tua lettera e per il modo diretto con cui poni le questioni. E’ un pregio che a noi del Pdci piace molto.