COSSUTTA

IRAQ

Cossutta al Corriere della Sera: "Noi sciacalli? Siamo stati minacciati. L’Iraq è occupato, quelli sono guerriglieri"

Livia Michilli

Roma, 14 novembre 2003

ROMA – All’indomani dell’attentato di Nassiriya, nell’animo di Armando Cossutta alberga una "doppia tristezza": per la tragedia che ha colpito le Forze armate e le famiglie delle 19 vittime, ma anche per un dibattito politico che il presidente dei Comunisti italiani definisce ipocrita e cinico. "Non potevano non sapere che mandavano i nostri ragazzi al sacrificio della vita, come noi avevamo previsto – dice Cossutta -. Solo dei falsi incoscienti potevano abbellire la missione in Iraq con parole di circostanza".

Le accuse di Oliviero Diliberto al Governo hanno scatenato un putiferio. La maggioranza vi accusa di fare "sciacallaggio" e anche il centrosinistra prende le distanze.

"Ho vissuto la guerra e dedicato tutta la vita alla difesa degli interessi del Paese, perciò nessuno può mettere in dubbio il mio dolore. Io e Oliviero abbiamo ricevuto minacce e offese ma anche tanti messaggi di solidarietà. Sono certo che, tra qualche giorno, la nostra posizione si rivelerà la più seria, onesta e vicina agli interessi della pace".

Parlando alla Camera Massimo D’Alema ha chiesto "una svolta", un ripensamento della missione italiana e ha ricevuto ampi consensi. A lei il discorso è piaciuto?

"E’ stato un intervento importante, ma due cose non mi sono piaciute. Primo: in questa triste vicenda è un grave errore assumere atteggiamenti che possano essere interpretati come aperture verso Berlusconi. Secondo: il dolore non può offuscare le riflessioni politiche, non si può rimandare a domani. E’ oggi che bisogna dare "una svolta"".

Avete però idee diverse della "svolta". Il Pdci, insieme a Rifondazione e Verdi, chiede il rientro immediato delle truppe, mentre D’Alema non ci pensa affatto.

"I nostri soldati devono tornare a casa. Sono stati mandati in Iraq solo per un cinico disegno politico: dimostrare che l’Italia è il più fedele alleato degli Stati Uniti. Un caso di "cupidigia di servilismo", come direbbe Vittorio Emanuele Orlando".

Ma qual è l’alternativa? Lasciare gli iracheni in balia di se stessi?

"Finché gli americani e gli inglesi controlleranno il Paese e i pozzi petroliferi, gli iracheni continueranno a considerarli degli oppressori e gli attentati non avranno mai fine. Solo quando se ne saranno andati, l’Onu potrà assumere il controllo della situazione. Poi serve una posizione comune dell’Europa, Berlusconi deve riunire subito il Consiglio europeo. L’Italia non può andare nella direzione opposta di Francia e Germania".

Non crede che l’immagine degli alleati come oppressori sia alimentata da chi, come voi, parla di "guerra coloniale e imperialista"?

"La guerra in Iraq è stata illegittima e ingiusta, frutto della politica imperiale degli Stati Uniti che vogliono il petrolio e il controllo di una zona geograficamente decisiva".

Quindi niente da ridire se gli attentati vengono definiti atti di resistenza e non di terrorismo, come ha fatto Giovanni Berlinguer quando è stato abbattuto l’elicottero Usa.

"Sono episodi di guerriglia, la resistenza presuppone un grande schieramento democratico. Comunque non si può paragonare chi butta giù le Torri Gemelle e chi si ritrova il proprio Paese occupato".

Su alcuni siti Internet vicini ai no global sono state diffuse volgari ingiurie nei confronti dei militari italiani morti e attestati di solidarietà verso i terroristi. E’ con questo movimento che volete dialogare?

"Certamente no, infatti bisogna isolare e condannare queste voci perché il loro obiettivo è proprio contaminare la parte sana e vitale del movimento".

A proposito di dittature sanguinose, durante la guerra nei Balcani lei incontrò Slobodan Milosevic. E’ pentito?

"Andai a Belgrado con l’appoggio dell’allora governo di centrosinistra, non per solidarizzare con Milosevic, ma per cercare un’estrema soluzione diplomatica. Resto dell’idea che i dittatori non si abbattano con le guerre e giudico un fatto grave, un vero e proprio "rapimento", l’aver portato Milosevic all’Aja contro tutte le norme del diritto internazionale".