Menzogne di Stato

Menzogne di Stato

Rosalba Cesini

Roma, 19 novembre 2003

Poveri ragazzi! Mandati allo sbaraglio, da vivi, in una guerra mai dichiarata. Strumentalizzati, da morti, per nascondere le responsabilità di chi ce li ha mandati.
Le bugie allungano il naso, ma in questo caso hanno accorciato la vita di questi uomini che facevano, semplicemente, il proprio dovere.
Sono nauseata dal trasformismo di questi governanti così bravi a trasmutare la cupidigia di servilismo (verso gli USA) in battaglia per la libertà e la democrazia (a favore del popolo iracheno).

Sono indignata dal cinismo di questa classe di politicanti che torce il sentimento di dolore di un popolo fino a farlo diventare becero patriottismo.
Sono inorridita dall’ipocrisia che pervade la destra e si mostra in discorsi pomposi, in facce contrite e composte, in lacrime malcelate che, in un guizzo, diventano orgoglio di Stato.
Sono ancor più agghiacciata dall’ipocrisia di certa sinistra, che per timore dell’onda emozionale, ad essa si abbandona e mette a tacere la ragione, rinnega le proprie ragioni, rinuncia alla verità.
Sono fremente di rabbia per il continuo travisamento delle parole in questa epoca da regime: le vittime di un governo che si è fatto Stato, irresponsabile e incosciente, diventano eroi di una Nazione seria e buona, chi li chiama eroi è un patriota, chi li definisce vittime è uno sciacallo, la guerra degli occupanti è azione di pace, la guerra degli occupati è terrorismo, i bombardamenti USA nelle città irachene che radono al suolo interi quartieri sono operazioni di gendarmeria mirata a colpire nuclei di terroristi e avanti così, mentendo,
Cosa succede in questa Italia, che giustamente si stringe ai familiari delle vittime, solidarizza con loro, si unisce al loro dolore e, contemporaneamente, si arrende alle bugie, dimentica i fatti, si fa consolare da riti e fiori e lacrime ?
Noi, come gli altri, con gli altri, piangiamo questi ragazzi caduti sul lavoro, così come piangiamo ogni giorno – ogni giorno- i lavoratori delle morti bianche nei cantieri, e nelle fabbriche italiane.
Ma per questi e quei morti continuiamo a chiedere giustizia. Questa giustizia non li riporterà in vita, ma attraverso l’individuazione delle responsabilità, l’analisi dei motivi e le conseguenti misure di prevenzione si potrebbe, almeno, evitare il ripetersi delle tragedie.
In questo momento, alcuni ci additano come sciacalli. Ma questo non mette a tacere la nostra coscienza, né impedisce la nostra battaglia delle idee e della lotta per affermarle. Mi chiedo cosa accadrà non se, ma quando altre vittime si aggiungeranno al già fin troppo lungo e doloroso elenco. Ancora retorica e riti e fiori e lacrime. Allora, noi saremo chiamati disfattisti. Non è la preveggenza che ce lo suggerisce, ma la memoria storica.
"Beate le nazioni che non hanno bisogno di eroi" sosteneva Brecht. Che avrebbe mai detto di quelle nazioni che hanno bisogno di inventarseli?