Una risorsa strategica per il Paese

Una risorsa strategica per il Paese

Enrico Panini

Roma, 25 novembre 2003

Fra pochi giorni, per la precisione sabato 29 novembre, un grande corteo attraverserà Roma per l’appuntamento fissato da Cgil, Cisl e Uil che hanno convocato una manifestazione nazionale in difesa e per il rilancio della scuola pubblica.
Già l’annuncio di una manifestazione nazionale "per" la scuola pubblica denuncia, da solo, una situazione talmente grave da portare ad assumere una decisione che non ha precedenti nella nostra storia.
Le parole d’ordine sulle quali è convocata la manifestazione sono precise, nette e nascono dalla convinzione che l’istruzione pubblica debba rappresentare una risorsa strategica per lo sviluppo civile e democratico del Paese.
Siamo in presenza, invece, di scelte del governo che impoveriscono il sistema pubblico, che trasferiscono risorse alla scuola privata, che colpiscono pesantemente il diritto a sperare in un futuro che non sia fin dall’inizio pesantemente condizionato dalla disuguaglianza. Il nostro Paese ha bisogno di ben altro.

E’ indispensabile, innanzitutto, un rilancio della scuola pubblica respingendo ogni riduzione del suo ruolo e della sua funzione, riconoscendo ad essa il ruolo di cemento dell’identità del nostro Paese e di risorsa per un futuro di qualità.
Anche in questo senso, allora, vogliamo ribadire il nostro secco no alla devolution, cioè ad un progetto di trasferimento alle regioni di competenze fondamentali in materia di istruzione rilanciato proprio in questi giorni in termini ultimativi da Bossi. Il 29 novembre un grande movimento si incaricherà di esprimere un netto dissenso ad una scelta che vuole trasformare i diritti delle persone in una variabile territoriale. Dimensione nazionale dell’istruzione significa unità del Paese, ragioni per stare insieme, significa respingere l’aberrazione che i diritti possano seguire i confini geografici!
Punto centrale della manifestazione riguarderà il giudizio negativo alla Legge Moratti.
Sfileremo mentre non solo si rafforzano i gravi limiti della prima applicazione ma mentre è avviato l’iter per i pareri sullo schema del primo Decreto attuativo. E’ inaccettabile un provvedimento che riduce l’offerta di istruzione (ed il tempo pieno, come il tempo prolungato, come la scuola dell’infanzia, come l’obbligo ridotto di un anno pagano prezzi particolarmente salati). Ma la Legge 53 cambia anche la natura fondante della nostra scuola che, a meno di quarant’anni dalla denuncia di "Lettera ad una professoressa", si troverebbe condannata a registrare passivamente le crescenti differenze sociali anziché essere messa nelle condizioni di contribuire a superarle. Ridurre l’obbligo scolastico, dare meno scuola a tanti, dividere precocemente chi avrà la possibilità di studiare da chi dovrà lavorare precocemente significa riscrivere le ragioni della nostra società, dividere le persone, renderle subalterne ad un mercato che si vorrebbe regolasse tutto.
Sono parte costitutiva di scelte che riteniamo sbagliate le pesanti ricadute sul personale, la crescente precarizzazione, la riduzione di risorse economiche e di organico alle scuole, aspetti ulteriormente alimentati da una Finanziaria che prosegue la politica di sottrazione di risorse alla formazione pubblica.
Una grande manifestazione nazionale per la scuola pubblica può imporre scelte diverse.
La stucchevole e insistente propaganda circa i "miracolosi" effetti di una Legge che non c’è non riesce a nascondere un dissenso crescente e diffuso in parti consistenti della società verso un provvedimento che privatizza la nostra scuola.
Siamo, quindi, di fronte ad scadenza unitaria di grande rilievo e che ha bisogno del contributo di tutti per la massima riuscita.
Dai temi che scandiscono la mobilitazione decisa dalle Confederazioni (mezzogiorno, scuola pubblica, stato sociale e immigrazione) emerge un preciso quadro di priorità nell’azione unitaria.
All’interno della manifestazione troveranno visibilità e protagonismo il mondo della scuola, i genitori, gli studenti, i lavoratori delle diverse categorie, i cittadini.
Confederazioni e sindacati scuola hanno rivolto un appello alle associazioni espressione della società civile, che si battono per una scuola pubblica di qualità, perché sui temi al centro della mobilitazione vogliamo costruire un esteso fronte di adesioni.
In questo quadro, un particolare rilievo assumerà la presenza degli studenti che sono i primi a pagare le ricadute di politiche che descolarizzeranno il nostro Paese.
Loro, infatti, pagano duramente la costante riduzione di risorse economiche trasferite alle scuole che in molte situazioni comporta la messa in discussione della possibilità di poter usufruire dell’insieme dell’offerta formativa precedentemente assicurata (come accade nei professionali dove la terza area rischia di scomparire rapidamente) o si trasforma in una crescente richiesta di contributi a carico delle famiglie.
Essere a Roma il 29 novembre vuol dire testimoniare concretamente che il valore della solidarietà rappresenta un tratto distintivo di un mondo pieno di colori al quale non intendiamo rinunciare.