Dietro l’angolo di casa nostra

Dietro l’angolo di casa nostra

Manuela Palermi

Roma, 26 novembre 2003

Quanta terra ci vuole per contenere 842 milioni di persone affamate? L’intero continente? E invece sono ammassati quasi tutti nei paesi chiamati, grottescamente e vergognosamente, "in via di sviluppo". Sarà un secolo che vengono chiamati così, sarà un secolo che sono fermi su quella via, senza ombra di sviluppo, con l’unica compagnia della fame, mentre l’occidente capitalista, sazio e distratto, non ci fa caso.

Da sempre gli affamati del mondo sono concentrati (798 milioni su 842) in Africa. Più esattamente in Eritrea, in Etiopia, in Somalia e nella parte centrale e occidentale di quel paese. Sono nostri vicini. Nel mondo globalizzato si potrebbe dire che sono dietro l’angolo di casa nostra. Ma noi non ce ne accorgiamo. Lo leggiamo in qualche trafiletto di giornale quando la Fao pubblica il suo rapporto. Il più grande giornale italiano, l’aristocratico Corriere della Sera, dà la notizia a pagina 22, tre colonnine in basso a sinistra, e uno ci fa caso solo perché sopra c’è una splendida foto di bimbi africani, belli e seri, con una bacinella scrostata in mano, un po’ sporca di cibo, di quelle che si usano per lavare a mano i panni delicati.
L’Italia s’interroga sul Patto di Stabilità, fiumi di inchiostro corrono sul "pentimento" di Fini, il terrorismo continua a sbattere i suoi mostri in prima pagina. Capita anche che un criminale come Pinochet venga intervistato e dica la sua. Ma quando avverrà che il mondo si accorga dei suoi orrori, che s’interroghi sulla sua politica, sulle sue scelte? Quanti miliardi e miliardi di dollari sono stati e sono quotidianamente spesi per invadere l’Afghanistan, per far guerra all’Iraq, per minacciare la Siria, per lanciare avvertimenti all’Iran, nell’indifferenza di quegli 842 milioni che sprofondano ogni giorno nell’incubo della fame?
E’ proprio un brutto mondo, questo mondo. E’ brutta quest’Italia che confina con l’Africa e non sa di quella fame. C’è un vice primo ministro che si reca a rendere omaggio al governo di Sharon, che si pente dei suoi peccati e non dice una parola sull’oltraggio quotidiano ai palestinesi. C’è un primo ministro che ha requisito l’informazione e tenta quotidianamente di "piegare" ogni libero pensiero, ogni risorsa intellettuale, facendo del paese di Dante e di Michelangelo una sorta di godereccio salotto di impuniti. Ci sono dibattiti televisivi condotti da dichiarate spie della Cia e trasmissioni censurate come all’epoca del ventennio. E laggiù, in quel paese abbandonato da dio e dagli uomini, abitato da guerre tribali, da conflitti armati, dalla siccità e dalle malattie, milioni di bambini, di uomini e di donne muoiono di fame.
E’ questa la globalizzazione tanto decantata dal liberismo occidentale. E’ questo il mercato libero dai lacci e lacciuoli. Sono gli occhi spalancati di bimbi neri che chiedono cibo, assistenza, casa, acqua.