PROCREAZIONE ASSISTITA – Maura Cossutta

Procreazione assistita, una legge ipocrita e confessionale

Maura Cossutta

Roma, 10 dicembre 2003

E’ una legge sbagliata e inefficace, ipocrita e pericolosa. E’ la prima legge confessionale della storia della Repubblica, che sancisce la sacralità dell’embrione. Non come valore, ma come principio ordinatore da inscrivere nella legislazione. All’articolo 1 è scritto infatti che il concepito è da tutelare come se fosse una persona: è questo il passaggio decisivo, che segna uno spartiacque. Si introduce un diritto e quindi un obbligo: la legge e quindi lo Stato deve garantire la tutela dell’embrione, innanzitutto. E’ una torsione grave, che rimuove gli orientamenti consolidati della nostra cultura giuridica, che stravolge il nostro codice civile, che azzera – soprattutto – decenni di conquiste, di diritti e di libertà delle donne.
Dall’articolo 1 discende tutto il resto. Il divieto di praticare tecniche di procreazione eterologa, il divieto di congelare gli embrioni, il divieto di utilizzare per finalità di ricerca scientifica embrioni già congelati, inutilizzati da anni e che aspettano solo di divenire nel tempo non più vitali. E nessuna risposta viene data alle migliaia di donne e di coppie che attendevano invece questa legge per superare i loro problemi di sterilità, che la tecnica omologa non riesce a risolvere. Nessuna risposta neppure a quelle giovani donne che sanno di avere una malattia geneticamente trasmissibile e che la sola tecnica omologa condanna a non avere figli. Il divieto dell’eterologa è assoluto, senza condizioni.

Ma c’è di più. Anche per la tecnica omologa, la legge impone divieti. Senza logica, al di là di ogni ragionevolezza, contro ogni evidenza scientifica. E’ vietata infatti la produzione di più di tre embrioni, perché è vietato congelare gli embrioni, anche se è stato dimostrato che l’efficacia e la sicurezza della tecnica prevede la possibilità di produrre embrioni in eccesso, proprio perché è noto che gli insuccessi con soli tre embrioni impiantati in utero sono assai frequenti. Per fare un nuovo tentativo, con questa legge, le donne non potranno più avere disponibili i loro embrioni già congelati, ma dovranno sottoporsi a nuovi bombardamenti ormonali per produrne altri, con conseguenze sulla loro salute.
E ancora, sempre per la omologa, è vietato impiantare meno dei tre embrioni prodotti, anche se uno di questi dovesse risultare malato, anche se poi la donna sarà costretta ad abortire. Tutti comprendono che questa non è più una legge sulle tecniche. E’ diventata la legge sull’embrione. Una legge ideologica. E’ solo un disgustoso insieme di divieti, sulle tecniche, ma – non dimentichiamolo – anche su chi può accedere alle tecniche, su chi può essere, per legge, un buon genitore e chi no (il divieto è per le donne single, per le coppie omosessuali). Ma è una legge tanto ideologica, quanto ipocrita. Chi sarà infatti quel tribunale che costringerà una donna a farsi impiantare in utero un embrione malato? O chi controllerà la veridicità del certificato di matrimonio o di stabile convivenza ad una donna che chiederà di accedere alla tecnica omologa presentandosi con un uomo? E ancora: come si fa a rimuovere, dietro l’ipocrita rassicurazione della difesa strenua della purezza di un principio, la realtà della solita doppia morale? Una per i poveracci e un’altra per i ricchi? Anche questa legge riconferma le disuguaglianze di censo, di classe. Come sempre, come ieri, prima della 194 (quando le donne povere erano costrette ad andare dalle mammane e quelle ricche potevano migrare nelle cliniche dei Paesi stranieri), anche oggi l’accesso ai traguardi dello sviluppo tecnologico e scientifico è negato solo ad alcune. Le altre se ne andranno senza ostacoli e senza sofferenze nei Paesi dove le tecniche sono permesse.
Invece di regolamentare i rischi di un mercato della riproduzione, si è scelto di fare una legge che lo nega nel principio, ma lo asseconda nella pratica. E sulla procreazione si costruiscono modernissime diseguaglianze, trasformando il diritto alla procreazione in un diritto esigibile rispetto al censo, all’appartenenza sociale. Allora, per tutto questo, perché tanti parlamentari della Margherita l’hanno votata, senza imbarazzi, insieme alle destre? Hanno detto: è un voto di coscienza, come se fosse normale che proprio su un voto di coscienza possa esserci così tanta distanza tra le forze politiche del centrosinistra, di una coalizione che proprio sull’insieme di valori dovrebbe essere e sentirsi unita. Prima della politica, c’è sempre la cultura politica, l’orizzonte ideale in cui le scelte politiche si collocano. La laicità è il nostro comune orizzonte? O l’identità religiosa è considerata un prius cui subordinare la ricerca responsabile di un’etica condivisa?
E’ stato un errore, non il solo (penso all’emendamento alla finanziaria sull’assegno per non abortire e dare in adozione il nato). Ne vogliamo discutere, come coalizione e come sinistra. E, con franchezza, auspichiamo che non sia questo il segno della lista unitaria che sta nascendo: non sarebbe un buon segno.