La cattura di Saddam

La cattura di Saddam

Alessandra Valentini

Roma, 16 dicembre 2003

Bush ha conquistato il suo asso di picche, che, ad un anno dalla possibile rielezione alla Casa bianca, vale come una scala reale.
Nel momento in cui gli eserciti occupanti erano soffocati dai continui attacchi della resistenza irachena e dalla incapacità di giustificare tanti morti, la cattura dell’uomo simbolo di questa guerra ha rappresentato una vera e propria boccata di ossigeno. Il trofeo è stato conquistato e mostrato in tutta la sua potenza di nemico distrutto e abbattuto. Ci sono addirittura le prove scientifiche che si tratti proprio di Saddam: il Dna è il suo, come se noi comuni mortali conoscessimo il Dna di Saddam Hussein! Ma in realtà – come dicevamo – è il simbolo quello che conta, e poco aggiunge sapere se si tratta di un sosia o di un Saddam tenuto in stato di prigionia e poi tirato fuori dalla buca in cui stava rintanato.

La notizia del giorno è il giubilo per la cattura del dittatore sanguinario e se nessuno può sottrarsi a questo coro tanto ovvio, quanto giustificato, sarebbe necessario riflettere veramente sulla situazione in Iraq, dove, con o senza Saddam, si seguita a morire e dove truppe occupanti combattono una guerra per dividersi il petrolio e le commesse per la ricostruzione.
Saddam è stato preso e Bush esibisce le sue foto come qualche giorno fa esibiva il tacchino tra i militari americani in Iraq. Tutto secondo copione, con la complicità delle telecamere.
Intanto a Baghdad si seguitano a contare gli attacchi ed i morti.
Allora oggi il punto della riflessione dovrebbe essere un altro: dopo la cattura di Saddam viviamo in un mondo più giusto? Nel dopo-Saddam in Iraq si muore di meno?
Se così fosse potremmo gioire anche di più.
Questa cattura invece serve ancora a nascondere la verità e ad argomentare che è stata fatta una guerra per portare la democrazia e neutralizzare le armi di distruzione di massa in possesso di Saddam.
A tal proposito – strano a dirsi – un pizzico di verità ci viene offerto da Silvio Berlusconi che a proposito di Saddam afferma: "è stata catturata l’arma di distruzione di massa". Tra una telefonata e l’altra con l’amico Bush, Berlusconi lancia una battuta che la dice lunga sulla storiella delle armi di distruzione di massa di Saddam. Queste armi il dittatore iracheno le aveva e le utilizzava, ma tutto era perfettamente rendicontato dagli Usa, che di quelle armi lo rifornivano affinché assicurasse all’occidente la distruzione dei comunisti iracheni e fosse valido baluardo contro Khomeini.
Ora cambia lo scenario: Saddam Hussein serve catturato ed in questa veste non rialza solo le quotazioni delle principali borse mondiali, ma anche l’indice di gradimento del presidente americano. A questo punto speriamo che il dittatore imprigionato serva anche a mettere fine alla guerra infinita, almeno sul suolo iracheno, perché altri fronti di guerra come ad esempio l’Afghanistan sono stati aperti e mai chiusi. Speriamo che la cattura di Saddam soddisfi il desiderio di potenza anglo – ma soprattutto – americano e tolga l’alibi per continuare l’occupazione dell’Iraq.