NO ALLA FINANZIARIA

NO ALLA FINANZIARIA

La dichiarazione di voto di Diliberto

Roma, 17 dicembre 2003

Signor Presidente,
colleghi,

Questo 2003, per il governo Berlusconi, finisce proprio male. Anzi, pessimamente. Ma poiché siete, per nostra disgrazia, il governo del Paese, finisce molto male per tutti.
La presidenza italiana di turno dell’Unione Europea è fallita: le proposte di Berlusconi che avrebbero risolto tutto, si sono rivelate, come al solito, un imbroglio. Il vertice europeo non ha approvato la Costituzione.
La legge Gasparri, architrave del sistema di potere economico e mediatico del presidente del consiglio, legge chiave di questa fase della legislatura, è stata rispedita al mittente. Chiunque altro, in qualunque altro Paese, avrebbe preso atto della sconfitta, e si sarebbe dimesso. Voi, invece, no. Come nulla fosse accaduto, restate abbarbicati a quelle poltrone.
Per la legge finanziaria, siete stati costretti a ricorrere a tre voti di fiducia consecutivi, perché sapete che altrimenti la vostra maggioranza, pur così larga, non avrebbe retto.
Voteremo contro una politica economica che continua a far diventare i ricchi più ricchi e i poveri, ancor più poveri. Ma state facendo diventare poveri anche quelli che sino a due anni fa, non lo erano affatto. L’Italia è più povera, più insicura, più fragile. L’industria chiude, praticamente ovunque, il Sud è alla tragedia sociale, i padri e i nonni mantengono figli e nipoti.
E’ la vostra logica. Forti con i deboli e deboli con i forti. Regali alle imprese, tagli ai servizi sociali fondamentali.

Avete smantellato il mercato del lavoro con la legge 30. Nuove tremende forme di precariato e nuovo caporalato del terzo millennio. Una regressione di cinquant’anni che, unita alla riforma delle pensioni, consegnerà gli anziani alla miseria: in senso stretto. Miseria, povertà! Ma a voi che v’importa?
Dite, fatevi la pensione integrativa, cioè privata. Le compagnie assicurative ringraziano, anche quella di proprietà del presidente del consiglio. Ma come si fa a togliere dal salario di oggi – che già non basta per arrivare alla fine del mese – anche i soldi per la pensione privata? Come si fa a togliere cento euro al mese da un salario di sette-ottocento euro, o anche di mille? Ma avete idea di cosa significhi?
I servizi sociali sono sempre più cari, meno efficienti: sanità, trasporti, energia, assistenza. La scuola, la scuola pubblica, quella della Costituzione, è stata colpita al cuore dalla controriforma della Moratti, che ha reintrodotto – ancora una volta, con una regressione di cinquant’anni – l’avviamento al lavoro.
Il costo della vita aumenta ogni giorno. Colpisce chi vive del proprio lavoro. Affonda definitivamente chi il lavoro non ce l’ha.
I giovani hanno perduto la sicurezza sul proprio futuro. Cose apparentemente semplici, non si riescono a fare più. Pagare un affitto, avere un mutuo per comprar casa, progettare un figlio. Pensare il proprio futuro.
Siete riusciti a tagliare anche i fondi per il sostegno ai portatori di handicap, ai disabili.
Con la legge sulla procreazione assistita avete colpito la laicità dello stato e umiliato i sentimenti più profondi, come quello di desiderare un figlio.
State svendendo ai privati – a quelli che se lo possono permettere – il patrimonio architettonico, storico, ambientale dell’Italia: la più grande risorsa del nostro Paese. Di condono in condono – edilizi e fiscali – distruggete il concetto di legalità, di rispetto delle regole.
Bisogna mandarvi a casa. Al più presto, prima che i danni siano irreparabili. Lavoreremo perché si chieda alle italiane e agli italiani, con il voto politico anticipato, se intendono ancora essere governati da voi: e la risposta la conoscete già. La risposta è no.
La posta in gioco è molto alta. E’ in gioco un modello complessivo di società.
La mia generazione ha ricevuto un grandissimo regalo dai propri genitori. Ed io ho compreso l’importanza di quel regalo oggi, che è in pericolo. Il regalo è stato quello di farci nascere, crescere, diventare adulti, in una società fondata sui diritti e sulle libertà. Il dovere della mia, della nostra generazione, è quello di fare oggi lo stesso regalo ai nostri figli. Farli nascere, crescere, diventare adulti in una società che continui ad essere fondata sui diritti e le libertà e non sui privilegi, sull’arroganza e la sopraffazione. Questa è la posta in gioco. Grande e difficile. Tremendamente seria. Noi non ci sottrarremo a questa responsabilità. Vi voteremo contro.