PROCREAZIONE ASSISTITA

PROCREAZIONE ASSISTITA

"Una legge crudele". L’intervento di Maura Cossutta alla Camera

Colleghe, colleghi, non so se essere più avvilita o arrabbiata! Noi insistiamo, cerchiamo di fare ricorso ad ogni argomento, abbiamo anche parlato a lungo, ieri, in sede di discussione sulle linee generali, insomma, ci ostiniamo a portare avanti argomenti che non sono solo nostri, ma che, appunto, vengono da giuristi, da costituzionalisti, da donne e uomini di pensiero, di scienza, da persone in carne e ossa, ma non c’è proprio ascolto!
La cosa che genera in me amarezza ed anche rabbia è che, intorno a questa proposta di legge, vi sia una grande ignoranza. Vengono riproposti ragionamenti che, francamente, pensavo – tra di noi, almeno – superati, talmente sono vetusti! Vi è, però, anche un grande opportunismo politico: il governo si è schierato e non c’è più libertà di voto per i suoi parlamentari. Il governo si è apertamente schierato: ha capito che, politicamente, si doveva schierare perché, politicamente, doveva portare a casa questa legge! Vi è un gioco sporco, un opportunismo politico deteriore di chi, attraverso questo provvedimento, si accredita maggiormente verso le gerarchie vaticane. Questo bisogna dire!
All’interno della maggioranza le voci critiche, anche quelle autorevoli, si sono rassegnate e tacciono, perché, innanzitutto, si dà spazio alla seguente argomentazione politica: "Possiamo portare a casa un risultato, possiamo spaccare l’Ulivo; si tratta di un brutto provvedimento (com’è stato rilevato da colleghe e colleghi) ma non si può fare altro. Semmai, lo cambieremo".
Credo che questo fatto vada denunciato. Mi rivolgo all’onorevole Gerardo Bianco che, su un fronte diverso dal mio (infatti, lui è favorevole a questo provvedimento), ieri ha tentato di alzare il livello, di parlare di principi, di valori. Ma dove sono, onorevole Bianco, dall’altra parte (li guardi, li ascolti i colleghi della maggioranza), questa ricerca di significato, questi argomenti alti, etici, questa mediazione sui valori? C’è un bieco opportunismo politico! Anche loro ne sono a conoscenza e cercano di salvarsi l’anima presentando ordini del giorno per rabberciare le disposizioni più ottuse. Credo che questo aspetto, ripeto, vada denunciato.

Viceversa noi, onorevole Bianco, da questa parte, siamo contrari al provvedimento. Già dalla scorsa legislatura sosteniamo che sui temi molto complessi della bioetica (mi riferisco alla riproduzione assistita, ai trapianti, all’eutanasia), sui grandi temi che ci impone la modernità occorre riflettere. Si parla tanto di modernità, di modernizzazione, si creano partiti sull’onda di tali principi, però le sfide del pensiero moderno non vengono neppure considerate o si rimuovono. Proprio queste grandi sfide ci impongono una riflessione approfondita, che avremmo dovuto svolgere.
Onorevole Bianco, lei ha confuso le nostre posizioni in merito alla laicità, alla libertà e alla responsabilità delle persone: è come se fossero vizi da correggere, quasi che al centro mettessimo con ostinazione un individualismo esasperato, senza etica, che non contrasta l’onda del consumismo, dell’offerta tecnologica. Noi, onorevole Bianco, siamo stati invece molto più coerenti, giacché siamo contro questo provvedimento e da sempre sosteniamo che il gigantesco business delle biotecnologie è un rischio. Non ci sono solo splendide occasioni come la ricerca sulle cellule staminali, che voi, oggi, proibite.
(E anche se dai radicali mi divide profondamente il progetto politico, in particolare l’idea del welfare, sabato scorso sono andata a portare il saluto all’Associazione Luca Coscioni in occasione del secondo congresso perché ritengo che, così come tante coppie sterili, anche tanti malati attendevano questo provvedimento per avere risposte che voi negate). Sappiamo quindi che le scoperte tecnologiche e scientifiche offrono alla ricerca straordinarie occasioni, ma anche rischi. Non abbiamo mai negato la possibilità di discutere, di entrare nel merito dell’offerta tecnologica. Ma siamo stati più coerenti di tanti altri, per esempio dei colleghi leghisti che fanno appello alla sacralità dell’embrione, ma quando c’è da votare nelle Commissioni sulla brevettabilità del DNA non provano alcun imbarazzo e votano a favore della stessa, mentre noi, coerentemente, abbiamo detto "no" alla commercializzazione degli embrioni, "no" alla brevettabilità del DNA! Quindi, esiste da parte nostra una coerenza vera, profonda, sincera rispetto agli scenari che abbiamo di fronte.
Sappiamo che, con riferimento alle tecniche, anche quelle riguardanti la procreazione (soprattutto perché recepiamo una discussione che si è sviluppata tra le donne) la cosiddetta medicina del desiderio offre, certamente, grandi occasioni di libertà, ma anche pericoli di subalternità, di narcisismo, di onnipotenza su cui indagare.
Le donne questi pericoli li hanno sempre tenuti presenti. Non ci dovete insegnare il senso del limite, perché le donne hanno questo grande valore del senso del limite iscritto nei loro percorsi identitari, nella loro coscienza, nella loro soggettività, nella loro consapevolezza. Avremmo voluto indagare su tante questioni, sul fatto, ad esempio, che la procreazione possa diventare riproduzione e nel mercato si possa immettere una inedita forza biologica produttiva, anche con grandi scenari di discriminazione, di disuguaglianze. Penso in particolare alle donne del sud del mondo, e così via.
Personalmente avevo proposto un testo alternativo, una legge leggera, perché, di fronte a queste problematiche, dove deve intervenire la norma? Che cosa è la norma? Qual è la natura, la finalità di una legge? Si è svolto un grande dibattito nel paese, che non voglio banalizzare, ma la norma non può essere invasiva della libertà e della responsabilità delle persone. Per governare questi processi, che restano complessi, l’unica arma ragionevole non può essere solo la norma; non è la sanzione, ma il controllo sociale, basato su una grande cultura critica, che non è data dalle norme, ma dalla possibilità di costruire soggettività, soggetti. Una cultura critica: anche questo fa parte dell’esperienza del movimento delle donne.
Noi avevamo proposto una legge leggera, ripeto, non per minimizzare i problemi, ma per individuare dei punti che sicuramente sarebbero stati condivisi: la tutela della salute della donna; la tutela giuridica del nato (perché è chiaro che la procreazione assistita pone problemi inediti anche di tutela giuridica dei bambini nati con simili tecniche); il controllo dei centri. Voi invece avete lasciato mano libera; parlate tanto di far west, ma chi non ha voluto regolamentare i centri pubblici nel passato (penso alla circolare Degan)? Chi, se non voi? Occorreva invece regolamentarli.
Un’altra scelta era quella di dire alcuni no: no alla clonazione – ha ragione l’onorevole Finocchiaro: trovatemene uno fra noi che sia favorevole alla clonazione, alle chimere, a questi mostri che tanto voi evocate – e no alla commercializzazione degli embrioni. Dico di più: no alla produzione di embrioni a scopo di ricerca. Ma che c’entra questo con il divieto di utilizzare embrioni che sono già congelati, che sono inutilizzati e che saranno inevitabilmente non vitali? Che c’entra questo con il divieto di utilizzare almeno quelli, per portare avanti, per esempio, lo studio sulle cellule staminali (che sono diverse da quelle del cordone, cari amici e colleghi)? Sono tanti i colleghi medici della maggioranza che non sembrano far valere la loro competenza nelle aule parlamentari. Forse non sapete quanto sia diverso lo studio della differenziazione di una cellula staminale del cordone ombelicale da quello di una cellula staminale di un embrione? C’è una profondissima differenza. Una scelta differente avrebbe potuto portare a sviluppi grandi per la scienza, per la cura delle malattie. Mi rivolgo ancora ai colleghi cosiddetti cattolici: francamente, nel 2004, mi sono stancata di parlare di laici e cattolici, perché dovremmo essere tutti laici. Ci si distingue sui programmi politici, non sulle identità religiose, perché la laicità non è un valore che ci deve distinguere, perché laici sono tutti. Mi sono francamente stancata di tali definizioni. Mi rivolgo ai colleghi quindi cosiddetti cattolici: io avevo proposto una legge leggera, perché sono convinta, onorevole Bianco, che proprio sul piano dei principi, ciò sarebbe stato preferibile. Io non ho dogmi, ma permettetemi di dire che anch’io ho dei principi. Non è vero che i valori etici sono solo quelli dei cattolici. Anche questa è bella! Come se i valori etici venissero soltanto dalla Chiesa o dai cattolici. Anche i laici hanno valori irrinunciabili, principi etici irrinunciabili.
Ebbene sul piano dei principi, non si può mediare. Dico di più: non si deve mediare. Allora, qual è il punto? Si tratta di trovare una mediazione alta e condivisa. La legge leggera non umilia i principi, perché trova non un minus ma un prius, che è quello della ricerca possibile di una etica condivisa. Non ce la facciamo? È possibile, ma questo è un fallimento di tutti; è il fallimento della politica e della cultura politica. Altro che libertà di coscienza! Altro che salvarsi l’anima con la libertà di coscienza! È – ripeto – il fallimento della cultura politica.
Dico di più e mi rivolgo ai cattolici: credo che, anche per i cattolici più seri, il dogma più rigoroso (non è materia che certo voglio insegnare a voi, poiché mi approccio a questi temi con grande modestia) abbia bisogno non di un soggetto passivo, ma di soggetti attivi, liberi e consapevoli, capaci di scegliere responsabilmente un dogma, un principio assoluto. Non è certo una norma a poter imporre un valore o un principio. Su questo vorrei confrontarmi con i colleghi cattolici, perché mi sono francamente stancata di sentir dire che la laicità significa laicismo, cioè minimalismo etico, relativismo etico, anticlericalismo, quindi pensiero debole. Non è un pensiero debole! Allora, lo ripeto: questa è una legge pessima e lo hanno già detto le colleghe ed i colleghi che mi hanno preceduto e che ringrazio.
Ringrazio soprattutto la collega Moroni, che ha fatto capire come siate semplicemente orientati non soltanto dal furore ideologico, ma dalla paura e dai fantasmi. Siete incapaci di affrontare i problemi nella loro complessità. Tuttavia, non ci si può far guidare dalla paura; non c’entrano – mi rivolgo all’onorevole Gerardo Bianco – né il senso del limite né il principio di precauzione. Queste sono paure ancestrali che, però, dovete risolvere probabilmente a livello esistenziale, prima di venire in quest’aula a fare i parlamentari. Dovete risolverle a livello individuale, di persone, di soggetti in carne ed ossa.
Quello in esame è un testo pessimo, fatto di divieti, di paure e di proibizioni. Tuttavia, come ho detto ieri – mi voglio soffermare su tale aspetto e mi rivolgo ancora all’onorevole Gerardo Bianco -, questa legge è qualcosa di più. Come hanno detto le colleghe, non è solo una legge oscurantista, illiberale e crudele verso tante persone che nutrono grandi aspettative, con i loro sentimenti, i loro pudori e le loro sofferenze; questa è anche – e soprattutto – la prima legge confessionale della storia della nostra Repubblica. Non sono abituata ad essere demagogica (chi mi conosce lo sa) e valuto le parole. Quando affermo che è la prima legge confessionale, intendo dire che l’articolo 1 caratterizza nel profondo questo provvedimento. Se non vi fosse stato l’articolo 1, ci saremmo divisi nel merito e molti avrebbero potuto dire: nel merito non sono d’accordo su questo aspetto, ma sono d’accordo, invece, su quest’altro.
Tuttavia, colleghi della Margherita, essendovi un articolo 1 che sancisce la sacralità dell’embrione e che impone l’embrione non come valore, ma come principio ordinatorio della legislazione, si opera un mutamento profondo della qualità e della sostanza della legislazione.
Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, un Parlamento si accinge ad approvare un articolo 1 in cui si dice che l’embrione è soggetto di diritti. E il codice civile dove lo mettiamo? Lasciamo stare le obiezioni dell’onorevole Maura Cossutta, ma c’è un codice civile che spiega la differenza fra il nato, i diritti del nato e quelli inesistenti dell’embrione. Nel momento in cui si stabiliscono i diritti e, quindi, l’obbligo dello Stato di tutelarli, chi è che tutela i diritti dell’embrione? Un prete? Un giudice? Un medico? O chi altri?
A chi attribuiamo la competenza a tutelare i diritti di questo embrione, posto che bisogna essere rigorosi? Infatti, nel momento in cui introduciamo per legge, all’articolo 1 del provvedimento (che è l’articolo sempre più importante, perché esprime i principi ispiratori di ogni legge), la previsione che l’embrione è soggetto di diritti, conseguentemente introduciamo anche non solo 10 mila divieti, ma anche la possibilità, per il futuro, di legittimare leggi di tipo confessionale. Avete o meno riflettuto su questo aspetto? Non lo dico ai colleghi della maggioranza, ma sicuramente ai colleghi liberali della maggioranza, almeno a quelli; mi rivolgo però soprattutto ai colleghi della Margherita, DL-l’Ulivo: avete riflettuto su questo aspetto? Pensate che sia una mia esagerazione? Io ritengo di no. Su questo punto esprimo nei vostri confronti un giudizio duro, molto duro perché l’errore è grave, molto grave.
Dal momento infatti che esiste questa possibilità, un domani i diritti e l’idea stessa di cittadinanza potrebbero mutare perché la laicità è strettamente legata alla democrazia, è strettamente connessa all’articolo 3 della Costituzione. Senza laicità non siamo tutti uguali: se esiste un prius etico-confessionale a cui ispirare le politiche pubbliche, non saremo tutti uguali. Già ci sono germi pericolosissimi all’interno della vostra maggioranza: penso alle leggi che sono state approvate non soltanto con riguardo alle coppie sposate. Già esistono leggi, in America, che eliminano il sussidio alle donne madri single. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che dietro la legge confessionale c’è un ordine sociale fondato su principi di tipo confessionale: il bene e il male, il giusto e l’errato. Chi stabilisce dove arriva la normalità, il bene e il male? Quando ci sono leggi confessionali si aprono nuove e modernissime diseguaglianze.
Ho criticato ieri apertamente l’onorevole Rutelli, non solo perché rilascia dichiarazioni sulle pensioni e sulle gabbie salariali, ma perché credo non sia stato ben consigliato quando ha detto di essere contro i bambini "costruiti" in provetta. Onorevole Rutelli, per piacere! Anche lei evoca questi fantasmi! Quali bambini costruiti in provetta! I bambini, onorevole Rutelli, nascono da un corpo di donna e, fino a prova contraria, nasceranno sempre da un corpo di donna!
Evidentemente lei è un uomo e purtroppo – ahimè – questo Parlamento è un Parlamento maschile che ha prodotto questo obbrobrio. In vitro vi è soltanto l’unione fra lo spermatozoo e l’ovocita: si informi onorevole Rutelli!
Mi appello allora alla nostra coalizione come ultima chance e dico: discutiamo e fermiamoci. Non so cosa succederà domani e dico di più: il merito di questa legge avrebbe potuto dividerci, lo ricordavo in precedenza, ma, con l’articolo 1, non v’è possibilità di esprimere un voto di libertà di coscienza. Non c’è. Non esiste possibilità di un voto di libertà di coscienza su una legge confessionale. Mi rifiuto di pensare che nella mia coalizione possa prevalere una concezione di questo tipo.
Mi rivolgo quindi ai colleghi della Margherita, DL-l’Ulivo come ultimo appello. E il 24 gennaio saremo a Roma a manifestare, saremo noi in carne ed ossa, donne, uomini, democratici, laici (non laicisti) contro questa legge, ma contro, soprattutto, una pagina buia della nostra storia, che purtroppo anche voi, On. Bianco, rischiate di contribuire a scrivere.