Attacchi chimici e sovversione jhadista in Siria: il ruolo della Turchia

gasForse non è molto elegante affermarlo, ma noi di Sibialiria siamo stati, almeno in Italia, i primi a smontare la bufala dell’attacco con Sarin che, anche grazie ad una sgangheratissima indagine ONU, veniva addebitato al regime di Assad. E ci siamo riusciti senza avere alcun accesso a “fonti riservate” o “agganci” nei servizi di sicurezza ma semplicemente mettendo insieme tutta una serie di elementi, di pubblico dominio, che solo giornalisti in malafede – o, verosimilmente, prezzolati – si ostinavano ad ignorare. Dopo di noi altre inchieste – certamente più approfondite di quelle che, con i nostri poveri mezzi siamo riusciti a fare – ci hanno dato pienamente ragione. Tra queste quelle del grande giornalista statunitense Seymour Hersh, già premio Pulitzer per il giornalismo per aver rivelato i particolari dell’orribile strage di My Lai in Vietnam ed autore di articoli memorabili inchieste come quelle sulle torture praticate nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.
Oggi Hersh ha ripreso il caso pubblicando un lungo articolo sulla rivista inglese London Review of Books in cui rivela che l’ attacco con gas Sarin a Gouta in Siria nell’agosto del 2013 è stato programmato ed organizzato dalla Turchia ed eseguito da terroristi islamici in lotta con il governo di Assad. Articolo ripreso (anche se in sintesi e premesso da un pudico “Ecco la “verità” di un giornalista Premio Pulitzer” oggi, 9 aprile, in prima pagina, addirittura da “Repubblica”; giornale che come è noto sulle “infamie” di Assad e sull’imperiosa esigenza di scatenare una guerra contro la Siria aveva fatto il suo cavallo di battaglia.
Sul perché del “voltafaccia” di Repubblica, avremmo modo di soffermarci con un prossimo articolo. Intanto una sintesi dell’inchiesta di Hersh.
Già il 16 maggio, in una riunione di lavoro, cui avevano partecipato oltre al Presidente Obama anche il Segretario di Stato John Kerry ed il responsabile della sicurezza nazionale USA Tom Donilon, il presidente turco Recep Erdogan, che era accompagnato a sua volta dal ministro degli esteri turco Davutoglu e dal responsabile della sicurezza turca, il “falco” Hakan Fidan, aveva fatto pressioni su Obama affermando che la cosiddetta “linea rossa” (cioè il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito siriano) era stata superata. Erdogan, sapendo che la guerra in Siria stava volgendo al peggio per le bande dei cosidetti “ribelli” sostenuti dalla Turchia, Arabia Saudita, Qatar, USA e NATO, aveva insistito con il Presidente statunitense per un intervento militare diretto. Obama, reso prudente anche dai rapporti negativi degli esperti del Pentagono sugli esiti di un impegno militare diretto in Siria, aveva a sua volta accusato Hakan Fidan di collusione con i gruppi islamici più estremisti legati ad Al Queda, come il Fronte Al Nusra.
Nello stesso mese di maggio una decina di membri di questo gruppo erano stati fermati in Turchia dalla polizia perché trovati in possesso di recipienti contenenti il micidiale gas Sarin, ma la notizia era stata insabbiata e tutti gli arrestati rilasciati senza processo.
Il Presidente islamico Erdogan non aveva però rinunciato ai suoi disegni di installare in Siria un governo islamico fantoccio filo-turco e i Turchi avevano montato, insieme a terroristi islamici che agivano all’interno della Siria, la provocazione di Gouta, proprio in occasione dell’arrivo degli ispettori dell’ONU a Damasco.
Com’è noto l’incidente di Gouta ha fatto precipitare la situazione nel Vicino Oriente verso una guerra aperta generalizzata. Gli USA avevano già deciso l’attacco a partire dal 2 settembre con l’uso anche dei micidiali bombardieri B52, già usati in Vietnam, Laos e Cambogia, e avevano già fissato i numerosi obiettivi da colpire. Anche i Francesi erano già pronti. Successivamente l’incauto Obama è stato bloccato, non solo dalla diplomazia russa, ma anche dalla notizia, fornitagli dai Servizi Segreti Britannici, che il tipo di gas Sarin usato nell’attentato non poteva provenire dai depositi dell’esercito siriano, ma che era stato usato dai “ribelli” con il supporto attivo della Turchia.
Forse, temendo di fare la stessa (pessima) figura di George Bush e Tony Blair per l’affare delle false armi distruzione di massa che avevano giustificato l’aggressione all’Iraq, e dissuaso dalle relazioni pessimistiche dell’esperto del Pentagono, il generale Martin Dempsey, sugli esiti di un attacco diretto, Obama ha preferito fare marcia indietro, chiedendo anche preventivamente il voto del Congresso statunitense per coprirsi le spalle, e provocando le rimostranze aperte di Erdogan e dell’Arabia Saudita.
Erdogan che – mentre gli USA, scartata l’ipotesi dell’attaccio diretto, “ripiegano” verso una guerra “a bassa intensità” – si lancia in provocazioni che dovrebbero costituire un “casus belli” come l’abbattimento, in Siria, di un aereo siriano o (come rivelato recentemente) pianifica bombardamenti di villaggi turchi di frontiera da addebitare all’esercito siriano.
Riuscirà la Turchia ad assumere il ruolo guida nella guerra alla Siria, finora tenuto dal Qatar o dall’Arabia saudita? Ma soprattutto, per condurre questo gioco, riuscirà a trovare validi alleati negli Stati Uniti? Al momento, si direbbe di no, anche considerando il moltiplicarsi di “gole profonde” che continuano ad alimentare coraggiosi reportages e magistrali inchieste giornalistiche come quelle condotte da Seymour Hersh.
La Redazione di Sibialiria (www.sibialiria.org)