Una nazione normale?

scajola arrestatoAlcuni titoli delle notizie di oggi:

“Arrestato l’ex ministro Claudio Scajola: ha favorito la latitanza dell’ex deputato Matacena”.

“Expo, sette arresti a Milano. Tra questi Paris, Frigerio e Greganti …” (… e il “costruttore di riferimento” Enrico Maltauro).
“Processo sulla compravendita di senatori. Mi offrirono soldi per passare con Berlusconi. Testimonia l’ex senatore Rossi”
“Siena: arrestato Minucci, presidente lega basket, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’evasione e alla frode fiscale per 60 milioni”
“L’ex ministro della giustizia, Paola Severino rappresenta l’Ilva al tavolo con il governo. L’ex guardiasigilli firmò il primo decreto salva-Ilva”
“Briatore tiene una lezione alla Bocconi: nei miei locali, ai ragazzi, 4-5 mila euro al mese di mance”.

Sono notizie che ci mostrano una situazione disperante, fatta di malversazioni, arresti di personaggi eccellenti con accuse gravissime, palesi conflitti di interesse, “lezioni” universitarie che prospettano un mondo nel quale si guadagna grazie alla generosità dei ricchi. Non c’è merito, non c’è speranza, non c’è morale. Ci si dovrebbe indignare, provare disgusto e lottare per cambiare questo stato di cose. Invece, oggi è una giornata come tante, assolutamente normale. I fatti riportati, infatti, non sono altro che la logica conseguenza di quell’inquinamento dello Stato e delle coscienze attuato, negli ultimi decenni, con scientifica tenacia dalla classe dirigente del nostro paese. È, infatti, il trionfo dell’abuso del potere, dell’utilizzo del bene pubblico per scopi privati, dell’arroganza di politicanti e imprenditori attenti solo al proprio tornaconto personale. Sono gli stessi che evadono le tasse, che delocalizzano, che sfruttano, che permettono di fare tutto questo, che corrompono e si fanno corrompere. È la solita, ormai vecchia, storia. Quella pratica delinquenziale denunciata da Enrico Berlinguer e dal PCI oltre 30 anni fa e conosciuta con il nome di “questione morale”. Oggi, l’onestà e la rettitudine dell’allora segretario del PCI, sono un lontano ricordo. Un ricordo del quale bisognerebbe avere grande nostalgia. E, invece, ci si rende conto che ha vinto, in questi ultimi decenni, il malaffare, la famigerata “Milano da bere” simbolo del craxismo rampante.
Nel nostro paese la collusione tra affari più o meno leciti, cattiva politica e mafie è diventata una condizione abituale. Una condizione che non può essere combattuta con i silenzi e l’omertà. E neppure, come vuole Renzi spalleggiato da Napolitano, stravolgendo la Costituzione e approvando leggi che, se da un lato, favoriscono lo strapotere dei partiti maggiori trasformatisi in comitati d’affari (vedi la legge elettorale denominata “italicum”), dall’altro, (vedi il “jobs act”), rendono sempre più precario il primo diritto costituzionale: il lavoro. Ci prospettano una società retta da oligarchie inamovibili e fondata non più sul lavoro ma su una precarietà eterna e sull’elargizione di elemosine più o meno generose.
La discriminante, per ritornare ad essere un paese normale, è di ridare piena dignità ai valori e ai principi della Costituzione. Le scorciatoie proposte da Matteo Renzi, quel suo decisionismo supponente così simile a quello che fu di Bettino Craxi, il tentativo di rendere il parlamento sempre più inutile tenendolo in scacco con ricatti, continue richieste di fiducia, l’oggettiva debolezza culturale e politica dei parlamentari, la progressiva trasformazione del sistema democratico parlamentare in un presidenzialismo più o meno mascherato, tutto in nome di una “governabilità” di fatto autoritaria, non fanno altro che diminuire i diritti dei cittadini e aumentare i privilegi e la prevaricazione dei malfattori.
Apriamo gli occhi e ribelliamoci a questa situazione.

PS: oltre alle notizie sopra riportate, ne arriva un’altra che dimostra la superficialità e il pressapochismo (o è qualcosa d’altro?) di chi dovrebbe governare il paese. L’ormai logorroico presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato “Il 740 non ce l’hanno all’estero e non l’avremo nemmeno noi. Perché dal prossimo anno elimineremo un certo modello di dichiarazioni dei redditi”. Ora, a quanto risulta, il modello 740 è stato già eliminato qualche anno fa e sostituito da altra dichiarazione. È facile promettere di togliere qualcosa di inesistente. Renzi, si sa, vuole vincere facile … povera Patria.

Giorgio Langella