Lavoratori in affitto. A vita

precari Il bello dei voti di fiducia è che non devi nemmeno guardare a quello che voti. Se sei un parlamentare, ovvio…

Altrimenti faresti bene a guardaci dentro con molta attenzione, perché è assai probabile che ci abbiano infilato qualche schifezza ulteriore di cui hanno vergonga persino di parlare.

E’ accaduto con il “decreto lavoro” presentato dal ministro delle Coop, pardon del lavoro, Giuliano Poletti. Tutti sono stati per settimane attirati sui due temi centrali del decreto: contratti a termine e di apprendistato. Una schifezza assoluta, che abbiamo descritto e commentato già diverse volte.

Nel testo “blindato” presentato alla Camera c’era però nascosto anche un codicillo che parla dei contratti in “somministrazione”. Che non sono programmi di recupero per tossicodipendenti (in cui viene appunto “somministrato” metadone in dosi scalari a scendere), ma quei contratti in cui dei lavoratori formalmente “assunti” da una società di lavoro interinale vengono “affittati” ad imprese produttive vere e proprie. Un’intermediazione, insomma, un caporalato legalizzato.

Ma questi contratti già esistevano, direte voi. Vero. La novità ontenuta nel decreto è che diventano anche questi “acausali”. Fin qui, però, la “somministrazione di lavoro a tempo determinato” era attivabile solo se l’impresa presentava motivazioni chiare sul perché facesse ricorso a questo tipo di contratto (motivi di ordine tecnico,  organizzativo, sostituzioni, ecc). E in ogn caso per non più di 12 mesi. Erano possibili delle proroghe, fino a 36 mesi, Dopo di che “l’utilizzatore finale” – scusate il pasticcio che fa pensare a Ruby, ma questa norma riduce effettivamente il dipendente a “escort” a disposizione di qualsiasi azienda – era obbligato ad assumere con contratto a tempo indeterminato. Esistevano anche dei limiti pecentuali al numero di dipendenti utilizzabili in “somministrazione”, il cosiddetto “contingentamento”, indicati nei contratti nazionali di lavoro (e derogabili su accordo aziendale).

Tutto cancellato. Nessuna spiegazione. Lo può fare e basta. Anzi: il lavoro in somministrazione può essere soltanto “acausale”.

Di più. Saltano i limiti di contingentamento in una serie di casi praticamente infinita (fase di avvio di una nuova impresa, sostituzioni e stagionalità, picchi imprevisti di ordinativi, tutto il settore dello spettacolo anche televisivo, assunzioni di lavoratori appartenenti a categorie “svantaggiate” – disoccupati, in mobilità o in cig “in deroga”, ecc – tanto da non potersi più parlare seriamente di “limiti”.

Non è finita. “L’utilizzatore finale” non ha più alcun obbligo nei confront dei “somministrati”. I quali, quindi, possono restare tali a vita. Lavorino o no sempre presso la stessa azienda. Un vero capolavoro di infamia, ma fin qui “secretato”. Con fiducia.

Quali sono i vantaggi per l’impresa? Praticamente infiniti.Massima flessibilità nel numero degli addetti, nell’orario di lavoro, nei turni, nei livelli salariali. In pi§: controllo assoluto della conflittualità interna. Ogni “dissapore” con il “capo” si trasforma immediatamente in licenziamento…

dal sito www.contropiano.org