Roma, 17 maggio, ambasciata dell’Ucraina. Cronaca di una manifestazione antifascista

pdci chiesa“Con l’Ucraina antifascista, a fianco delle compagne e dei compagni del Partito Comunista di Ucraina”: questo è lo slogan più ripetuto e che ha segnato di sé la manifestazione che si è tenuta lo scorso sabato 17 maggio di fronte all’ambasciata dell’Ucraina a Roma. Ad organizzarla, a garantirne la riuscita, il PdCI, il PRC, la Rete dei Comunisti, l’ “Alternativa” di Giulietto Chiesa, mentre a promuoverla è stato un Appello (“Contro la guerra nel cuore dell’Europa, con l’Ucraina antifascista”) firmato da un’importante parte dei dirigenti e degli intellettuali comunisti e di sinistra italiani e da esponenti dei movimenti di lotta e di forze sindacali: da Chiesa stesso a Valentino Parlato, dal segretario nazionale del PdCI, Cesare Procaccini, al segretario del PRC, Paolo Ferrero; dal filosofo Domenico Losurdo allo storico Angelo d’Orsi, da Oliviero Diliberto a Mariella Cao, da Claudio Grassi a Giampaolo Patta, da Fausto Sorini a Fabio Amato, da Sergio Cararo a Bruno Steri, da Mauro Gemma a Flavio Pettinari ( entrambi alla testa del grande lavoro diretto a smascherare le menzogne NATO, a costruire consenso attorno all’Ucraina antifascista), via e via, coprendo buona parte dell’area antimperialista, comunista e di sinistra.

La manifestazione del 17 maggio ha proprie basi materiali, una propria genesi e una cronistoria. Qual è una delle principali basi materiali della manifestazione, del proprio successo? Non vi sono dubbi: tra tali basi vi è, innanzitutto, quella del grande lavoro che in questa fase ( la fase del colpo di stato nazifascista a Kiev e della grave crisi internazionale da esso prodotta) il PdCI porta avanti sul piano nazionale, un lavoro volto – in controtendenza rispetto al racconto filo imperialista dei media italiani – alla denuncia del “golpe” sostenuto dagli USA, dalla NATO e dall’Ue e a prevenire il già evocato intervento militare italiano in Ucraina al seguito della NATO. In poche settimane molte sono state le iniziative di rilievo del PdCI: a Bologna, ad Ancona, ad Ascoli Piceno, a Livorno, a Milano, a Torino e altre ancora sono state annunciate a Bari, a Treviso e in altre città del Paese. Assieme a ciò, in tanti territori, presidi, banchetti, volantinaggi, iniziative di ogni tipo, in senso antifascista e antimperialista. La forte iniziativa del PdCI ha risvegliato passioni e militanza ben al di là del Partito, ha ridato voce a molti e molte. E’ in questo senso che l’impegno del PdCI può, a ragion veduta, essere considerato la prima base materiale della riuscita della manifestazione del 17 maggio a Roma.
Vi è poi la genesi di tale manifestazione: Giulietto Chiesa lancia l’idea di un sit-in contro il golpe di Kiev e tale idea si perfeziona e prende corpo ad Ascoli Piceno, il 5 maggio scorso, in un incontro pubblico sul tema ucraino che vede la presenza di Chiesa, di Bruno Steri, dirigente del PRC e direttore di “ Essere Comunisti”, di chi scrive e del segretario nazionale del PdCI, Cesare Procaccini. Discussione appassionata e concreta dei quattro e decisione: lanciamo un Appello per una manifestazione per il 17 maggio a Roma; partecipiamo alla manifestazione, organizzata per lo stesso giorno nella capitale, in difesa dei Beni Comuni; in questa stessa manifestazione divulghiamo, anche attraverso un volantino, il progetto del sit-in di fronte all’ambasciata dell’Ucraina, da tenersi alla fine del corteo dei Beni Comuni. Si scrive l’Appello, si lavora alla ricerca delle adesioni (andate a leggervele, anche in questo sito: poderose), si va in questura a Roma a chiedere il permesso per occupare Piazza Verdi, di fronte all’ambasciata dell’Ucraina, si mobilitano il PdCI laziale e romano, il PRC, la Rete dei Comunisti, i movimenti, i singoli. E si parte. Le difficoltà sono grandi ( l’intera, vastissima e capillare, cultura dominante, con tutta “ la sinistra democratica e liberal ” accanto, è a fianco dei golpisti di Kiev, contro il “dittatore” Putin, e le forze antimperialiste debbono remare totalmente “contro”), ma forte e determinata è anche la coscienza antimperialista che guida l’azione, che la sovraintende. E l’azione si dipana, le forze, i soggetti, si mettono in moto. La parola d’ordine – a fianco dell’Ucraina antifascista – si estende. E quando il giorno viene la piazza si riempie.
Il 17 maggio, alle ore 18.00, dopo il corteo dei Beni Comuni, in piazza Verdi iniziano ad arrivare i compagni e le compagne, gli aderenti all’Appello. Attorno all’ambasciata dell’Ucraina imponente è lo schieramento della polizia. I primi striscioni si aprono e vengono affissi o tenuti in alto dai compagni. Le bandiere rosse con la falce e il martello del PdCI, del PRC, della Rete dei comunisti ( bandiere che qualcuno aveva detto era meglio non portare, ma che i comunisti, specie dopo l’attentato al segretario del Partito Comunista di Ucraina, compagno Simonenko, hanno decisamente issato e fatto garrire in tutta piazza Verdi), vengono srotolate. Poi giungono in piazza Giulietto Chiesa, Bruno Steri, Giovanni Russo Spena, Sergio Cararo, Marco Santopadre, Marco Ferrando, il segretario regionale del PdCI, Luca Battisti, Maurizio Musolino, Alessandro Hobel, Luigi Marino e tanti e tanti altri, in gran parte militanti del PdCI. Alle 18.30, oltre duecento i compagni e le compagne, di fronte al temibile schieramento delle forze dell’ordine e dell’ambasciata dell’Ucraina. E’ una manifestazione, ma l’aria non è di festa, non vi è certo “colore”, allegria, come in altri cortei. L’orrore di Odessa spinge, assieme alla rabbia contro gli assassini, ad un sentimento di lutto; il nero di ritorno del fascismo e del nazismo, assieme ad un sentimento di nuova resistenza, diffonde preoccupazione. Un gruppo di compagne ucraine issa uno striscione in cirillico e in italiano che rivolge parole forti agli USA e alla NATO e chiede alla piazza resistenza, ma anche compostezza e rispetto: “Volete molti morti, forse li avrete. Ma abbiamo già sconfitto Hitler e configgeremo anche voi”. In piazza vi sono le televisioni nazionali russe: sono intervistati, e rispondono in lingua russa, Giulietto Chiesa e Luigi Marino. Ma molti sono i compagni della piazza cercati dai giornalisti russi. La manifestazione è forte e tranquilla, i compagni sono soddisfatti di come è andata, contenti dell’esito del duro lavoro fatto per farla riuscire. Chiedo a Giulietto Chiesa: “ Che ne pensi, com’è andata?”. “ E’ stata una grande cosa – risponde Chiesa –, specie in relazione al massiccio dispiegamento di forze politiche, culturali e mediatiche volte a deformare le notizie sull’Ucraina, a portare acqua al mulino dell’imperialismo”. “Abbiamo bisogno di far capire agli antifascisti ucraini, ai compagni del Partito Comunista ucraino, al popolo e al governo russo e a tutto il mondo antimperialista – prosegue Chiesa – che anche in Europa e in Italia in molti hanno capito e scendono in campo contro il nazifascismo. E oggi questo obiettivo è stato colto: le televisioni russe che sono qui in piazza Verdi già stasera, 17 maggio, manderanno in onda il servizio sul sit-in e a guardarlo saranno circa quaranta milioni di telespettatori russi. Il servizio sarà poi mandato in onda domani e nei prossimi giorni anche fuori della Russia. Anche Pandora TV manderà in onda, in Italia e non solo, il suo servizio. Il nostro dovere internazionalista lo abbiamo fatto. E dobbiamo continuare a farlo, poiché i nazifascisti di Kiev, sostenuti e guidati dall’occidente imperialista, vogliono la vittoria e la guerra”.
Fosco Giannini