Riforme costituzionali e l’autoritarismo di mister Renzi

La “riforma” della Costituzione (a partire dalla modifica del Senato e la cancellazione del bicameralismo perfetto) ha qualcosa di inquietante per un paese democratico quale dovrebbe essere il nostro. Si è fatto di tutto per veicolare il messaggio che il “governo del fare” stava operando velocemente, con una fretta giustificata dalla mancanza di tempo. Hanno fatto credere, con una studiata regia nella quale i maggiori organi di informazione sono stati protagonisti determinanti, che da questa “riforma” costituzionale dipendeva la soluzione della crisi che attanaglia il paese. Crisi evidenziata qualche giorno fa dal PIL calato dello 0,2% nell’ultimo trimestre. Bisogna, ci dicono, avere coraggio, correre ai ripari con le “riforme”. Ma quello che ne è scaturito è uno stravolgimento della Costituzione molto pericoloso. Lo è nel metodo e nel merito.
Nel metodo perché è alquanto “insolito” che si modifichi la Costituzione (scritta con un equilibrio e una chiarezza anche linguistica eccezionali) senza un dibattito serio e approfondito, con ddl scritto da “esperti” improvvisati, ministri improponibili ed emendamenti vari contingentando i tempi della discussione parlamentare (grazie all’utilizzo del “canguro”, l’ennesima figura retorico-faunistica dopo la “smacchiatura del giaguaro”, i “gufi” che ostacolano le riforme, le “pitonesse” varie ed eventuali di qualche mese fa …) e riducendo il dibattito a “spettacolo” con grida, accuse e controaccuse, santificazioni, sceneggiate da tragica operetta. Un triste teatrino dell’assurdo che dimostra il ruolo e la infima statura politica che hanno coloro che oggi si assumono l’onere (o si arrogano il diritto?) di cambiare la prima legge dello Stato. È una differenza abissale e imbarazzante tra gli odierni distruttori della Costituzione e chi l’ha costruita, prima combattendo il nazifascismo e, poi, negli anni dedicati al dibattito e all’approfondimento delle questioni durante l’assemblea che ha portato alla definizione e alla promulgazione della Costituzione entrata in vigore nel 1948. Nel metodo, in quanto, è perlomeno “bizzarro”, per una normale democrazia, che si voglia profondamente modificare la Costituzione con un parlamento di “nominati” grazie a norme, fondamentali della legge elettorale, che sono state cancellate dalla Corte Costituzionale in quanto ritenute incostituzionali. Nel metodo perché le “riforme” costituzionali (e altre leggi fondamentali come quella elettorale) volute dal governo Renzi sono frutto di accordi più o meno sotterranei che avvengono fuori dal parlamento tra personaggi che pattuiscono cosa fare e come operare di nascosto. Ma, forse, questa “discrezione” è necessaria dal momento che uno dei protagonisti è quel Silvio Berlusconi che è stato condannato in forma definitiva per frode fiscale. Sembra che si voglia perseguire la politica del “fatto compiuto” deciso da poche persone potenti (non importa se oneste o meno) che si arrogano il “diritto” di cambiare le regole dello Stato in forma privata. Una situazione che ha poco a che vedere con la democrazia e che è sintomo di quella deriva autoritaria e oligarchica nella quale sta sprofondando il paese.
Nel merito perché quanto approvato in prima lettura dal Senato (con la protesta di una parte consistente dei senatori che non hanno partecipato al voto) è un disegno istituzionale volutamente confuso e raffazzonato. È alquanto stravagante, infatti, che proprio chi ha presentato questa “riforma” e che ha voluto venisse approvata in fretta, dichiari che modifiche potranno essere apportate nelle altre tre “letture” (due alla Camera e una al Senato). Nel merito perché i nuovi senatori saranno in grandissima parte (95 su 100) nominati dai consigli regionali e dai sindaci. Saranno, quindi, espressione di quelle istituzioni che, recentemente, sono sulle prime pagine dei giornali in quanto investite da inchieste su corruzione, concussione, sperpero di denaro pubblico e quant’altro. Nel merito perché i senatori “nominati” godranno comunque dell’immunità. Nel merito perché il combinato con la legge elettorale prevista dal “patto del Nazareno” siglato tra Renzi e Berlusconi configura un sistema che cancella i controlli tra i poteri dello Stato e tra le camere, costringe l’opposizione a un ruolo assolutamente marginale, istituzionalizza il contingentamento dei tempi di approvazione delle leggi, crea un parlamento formato da “dipendenti”, di partiti sempre più simili a comitati d’affari, che rispondono unicamente al “capo” che ne ha consentito l’elezione (sarebbe più corretto dire ne ha “imposto la nomina”).
Dopo l’approvazione in prima lettura della “riforma” che, come ha confessato il capogruppo di Forza Italia reca la firma di Berlusconi e Renzi, c’è stata la corsa all’applauso, al sorriso soddisfatto, al “bacio della vittoria”.
Mentre il paese sta crollando, Renzi si gonfia di arroganza e autoritarismo e dichiara “adesso nessuno ci fermerà più”. Per il bene del paese dobbiamo, invece, bloccarlo in questa sua folle corsa verso il disastro economico, occupazionale, democratico.
Giorgio Langella

1 Comment

  • Vogliamo ,ancora oggi dialogare con il pd ? addio art.18. non c’e’ sindacato( cgil in primis) ,che proclamo losciopero nazionale generale ,dall’austerity all’art.18 per le l’hobbie del pd.

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