Disoccupazione, Renzi dà i numeri

disoccupato scatole

 

I dati dell’ISTAT sull’occupazione sono impietosi e rivelano la drammaticità della crisi che stiamo vivendo.

A fine ottobre il tasso di disoccupazione è cresciuto fino al 13,2%, quello di occupazione è al 55,6%. Il tasso di disoccupazione giovanile (età compresa tra i 15 e i 24 anni) è al 43,3%. In numeri assoluti vuol dire che ci sono 3.410.000 persone iscritte alle liste di disoccupazione, 22.374.000 occupati, 708.000 giovani in cerca di lavoro. In un mese i disoccupati sono cresciuti di 90.000 unità, gli occupati sono calati di 55.000 unità, i giovani in cerca di lavoro sono 4.000 in più.

Numeri che si accompagnano a quelli della cassa integrazione che sfiora, nei primi 10 mesi di quest’anno il miliardo di ore. Un tragico record.

Di fronte a queste cifre, il presidente del consiglio Matteo Renzi, dichiara di essere preoccupato ma di guardare il dato degli occupati che sta crescendo. E dice testualmente che da quando “abbiamo iniziato con questo governo, ci sono 100 mila posti di lavoro in più”. Ma i conti non tornano.

Se si guardano i numeri diffusi dall’ISTAT, la dichiarazione di Renzi appare, per lo meno, inesatta. Il governo da lui presieduto ha avuto la fiducia delle camere a fine febbraio di quest’anno. Allora, proviamo a capire se è vera l’affermazione dell’ex sindaco di Firenze sui 100.000 posti di lavoro in più.

A marzo 2014, il tasso di disoccupazione era del 12,6% (a ottobre è cresciuto dello 0,6%), il tasso di occupazione era del 55,7% (a ottobre è calato dello 0,1%), quello della disoccupazione giovanile era al 42,5% (a ottobre è cresciuto dello 0,8%). In valori assoluti tra ottobre e marzo 2014 i disoccupati sono cresciuti di 185.000 unità, gli occupati sono calati di 31.000 unità, i giovani in cerca di lavoro sono 18.000 in più. E i 100.000 posti di lavoro rivendicati da Renzi dove sono? Forse fa riferimento al dato di febbraio 2014 (uno dei mesi che registra un picco di occupati). In, questo caso, la crescita degli occupati, tra ottobre e febbraio, c’è ma si ferma a 51.000. La metà, cioè, di quelli dichiarati dal presidente del consiglio.

Mentre l’ISTAT fotografa una situazione che continua a peggiorare, Renzi fornisce numeri a vanvera. È un insulto all’intelligenza degli italiani. Un triste pressapochismo molto pericoloso. Va bene essere ottimisti, ma minimizzare i problemi e barare sui numeri reali è qualcosa di molto grave per chi dovrebbe governare il paese.

Ogni giorno che passa ci dimostra che questi “nuovi politicanti” che si sono installati al governo sono supponenti, arroganti, inaffidabili e sostanzialmente impreparati. Sono personaggi di infimo livello che vogliono cancellare i diritti, stravolgere la costituzione e cambiare le regole democratiche del nostro paese senza conoscere le reali condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani. Vivono in un’altra dimensione e, generalmente, non hanno mai lavorato. Sono capaci solo di fare annunci, falsificare la realtà truccando i dati e andare dall’estetista per sembrare sempre più “moderni”.

Giorgio Langella