Documento conclusivo del C.c. del Pcdi del 22 febbraio 2015

logo Pcdi alta risoluzioneIl Comitato Centrale del Pcdi, tenutosi a Roma il 22 febbraio scorso, ha approvato a larghissima maggioranza il seguente documento conclusivo di indirizzo:

Il Comitato Centrale:
– esprime forte preoccupazione per l’addensarsi sull’Europa di venti di guerra, che hanno il loro epicentro nella crisi Ucraina e nella volontà dei settori più oltranzisti dell’imperialismo, dell’Unione Europea e della Nato, di accentuare la loro linea aggressiva nei confronti della Russia e della sua partnership strategica con la Cina, che rappresentano l’architrave dei BRICS e il principale contrappeso ad un quadro mondiale dominato dall’imperialismo.
– sostiene la ripresa di una campagna di massa nel Paese volta a sostenere l’uscita dell’Italia dal sistema di guerra e di aggressione rappresentato dalla NATO, e per una politica estera rigorosamente rispettosa dell’art.11 della Costituzione.
– si oppone ad ogni coinvolgimento del nostro Paese in qualsivoglia intervento militare in Libia, un paese che per decenni l’Italia ha colonizzato, sfruttandone le risorse e massacrandone il popolo e che ancora di recente ha aggredito con una guerra imperialista; considera irresponsabili le dichiarazioni di esponenti del governo Renzi favorevoli ad un nuovo intervento militare dell’Italia o della Nato in Libia.
– ritiene molto grave che il governo italiano non abbia ancora riconosciuto formalmente lo stato di Palestina. Chiede un pronunciamento del Parlamento in tal senso, così da collocare il nostro Paese a fianco del popolo palestinese e dei suoi diritti.
– ribadisce la sua solidarietà alle lotte del popolo greco ed al suo diritto di determinare il proprio futuro, senza ingerenze straniere. Il popolo greco è stato ridotto in miseria dalla politica di austerity dell’Unione europea che ora tenta di impedirne una svolta strategica a favore delle classi subalterne.
– considera gravissima l’attuazione dei decreti che hanno reso legge il jobs act, dando il via libera ai licenziamenti individuali e collettivi e a un’ulteriore precarizzazione del lavoro. Impegna la Segreteria Nazionale a promuovere al più presto un’iniziativa, assieme alle altre forze della sinistra politica e sindacale, per un referendum abrogativo di tale legge;
– ritiene di grande importanza le iniziative fin qui condotte a sostegno dell’appello per la ricostruzione del Partito Comunista e invita tutti i territori a intensificare questa campagna che consideriamo fondamentale per l’avvenire del movimento comunista nel nostro Paese.
– valuta con preoccupazione i ritardi e le contraddizioni con cui procede nel nostro Paese la costruzione di un fronte ampio delle sinistre. Sollecita pertanto tutte le organizzazioni territoriali a promuovere iniziative coerenti con tale obiettivo per il pieno compimento della nostra linea politica.
– sottolinea l’importanza della prima Assemblea Nazionale delle donne comuniste, che si terrà a Napoli il 14 e 15 marzo, considerandola un ampliamento della democrazia e del dibattito interni al partito oltre che un rafforzamento del nostro insediamento sociale.
– sollecita un impegno della segreteria nazionale e di tutto il partito volto ad arrivare in breve tempo ad un’assemblea nazionale della Fgci.
– chiede a tutto il partito un serio e tenace impegno per il tesseramento 2015. I segnali sono positivi, c’è apprezzamento per la nostra linea politica di ricostruzione del Partito Comunista e di un fronte ampio delle sinistre, che sono gli architravi della nostra linea.

Il Paese attraversa una situazione grave ed ha bisogno di una presenza comunista più forte e indipendente, non subalterna e non settaria, dentro un fronte ampio delle sinistre e delle forze del lavoro e della pace, che sappia essere punto di riferimento delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e dei giovani, dei pensionati, di tutti coloro che oggi subiscono pesantemente le linee antioperaie, antipopolari del governo Renzi e la subalternità ad una politica estera di interventismo militare e di guerra ispirata dal governo degli Stati Uniti e dai settori più aggressivi dell’Unione europea e della Nato.