8 Marzo – Una Giornata internazionale per la pace, per il lavoro, per i diritti, per la libertà

origini-festa-donnaMai siamo state così vicine alla guerra come in questi giorni. Mentre un governo reazionario diretto dal twittatore premier fa a pezzi la Costituzione nata dalla Resistenza, neri venti di guerra soffiano sull’Europa e sono sempre più vicini.

Ma non c’è risposta adeguata da parte dei movimenti per la pace, dei sindacati, delle associazioni, dai partiti della sinistra, se non quello del Partito Comunista d’Italia che ha lanciato questo monito fin dall’inizio, seppure con le poche forze che siamo in grado di mettere in campo, inadeguate da sole alla gravità della situazione. Perché c’è un paese immerso in una cupa rassegnazione, donne e uomini che hanno visto la propria esistenza sconvolta dalla mancanza del lavoro, dalla cancellazione dei diritti, con punte di avanguardie che si mobilitano con un sostegno pur importante per la Grecia, contro il mostro tricefalo della Ue.

Questa Grecia dove le donne sono tornate a morire di parto in casa perché non possono nemmeno più permettersi di partorire in un ospedale.

Ma quelle stesse avanguardie non si mobilitano a sufficienza per la pace, c’è sottovalutazione del reale pericolo, eppure le guerre premono, sostenute dagli interessi del capitalismo imperante, quel capitalismo che ha armato la mano di coloro che le guerre le vogliono da sempre per poi armare anche chi li deve combattere.

E sono pronti a farlo ancora.

Le donne sono state e sono da sempre in prima fila sia come combattenti armate, quando è necessario combattere per difendere la libertà, sia come manifestanti per la pace, quando combattere non serve a niente, ma sono anche stufe.

Bisogna che ce lo diciamo.

Stufe di perdere nelle inutili guerre dell’imperialismo e del capitalismo oltre alla libertà anche i propri affetti e spesso la propria casa. Indignate di essere l’oggetto del desiderio più infame, quello che ci fa subire in ogni parte del mondo in guerra l’orrore degli stupri.

Stanche di rivedere che tutto si scolora ancora una volta nel nero, quel nero simbolo della ferocia e del rigurgito nazifascista.

Ogni volta pensiamo che sia l’ultima, e invece si ricomincia sempre da un’altra parte, quella parte che un giorno si chiama Palestina e il giorno dopo Siria e poi Ucraina, e il giorno dopo Libia e poi di nuovo Palestina. Il meccanismo non cambia. E i mandanti sono sempre gli stessi.

E nel nostro paese quanto siamo stufe di lottare per dignità e lavoro per poi vedere cancellati i nostri diritti così faticosamente conquistati in tanti anni di lotte. Cancellati con un colpo di spugna da un governo reazionario e antidemocratico dove ci sono anche donne che invece di occuparsi di parità fanno da contorno fiorito al decisionismo del premier.

Eppure ci tocca ancora una volta, come sempre. Ci tocca mobilitarci e sostenere l’applicazione della legge 194 contro gli attacchi del movimento per la vita e dei medici obiettori.

Ci tocca sostenerci e sostenere coloro che hanno perduto il lavoro e coloro che non l’hanno mai neppure avuto, licenziati e licenziate, disoccupati e disoccupate, e ci tocca il lavoro di cura per i nostri anziani, per l’ ormai consolidata mancanza di servizi, e ci tocca consolare e spronare alla lotta i giovani e le ragazze che si sono impegnati nello studio con grandi sacrifici nostri e loro e adesso?

Speranze di futuro zero.

Ci è stato tolto tanto. Questo Jobs Act voluto dal governo Renzi ci colpisce duramente, colpisce tutti, ma colpisce soprattutto le donne, per i tanti ricatti che possono subire le lavoratrici da quel padrone che non ha neppure più bisogno di farti firmare le dimissioni in bianco per garantirsi di farti fuori dal posto di lavoro se aspetti un figlio, perché questa legge consente di assumerti e licenziarti per quante volte piace al padrone. Che i media chiamano imprenditori ma che occorre invece chiamare con il loro nome perché sono sempre i soliti sfruttatori, che oggi possono ancora di più.

Ci è stato tolto tanto in dignità con anni di olgettine.

Ci viene tolto tutto con violenze e stupri. La consigliera per le Pari opportunità, un altro fiorellino del governo Renzi, ha fatto tante promesse per il sostegno ai Centri antiviolenza. Promesse che ad oggi sono solo fumo. Un altro zero.

Abbiamo provato a scegliere nuove forme di lotta, non solo lunghe file di cortei intorno al mondo, abbiamo scelto anche di scendere a ballare nelle piazze, il 14 febbraio. Perché ci serve una rivoluzione per riprenderci il nostro corpo.

C’è tanta fatica, ma non c’è resa nelle donne, non ci sarà mai.

Tanto meno nelle donne del Partito Comunista d’Italia.

Facciamo di questo 8 marzo 2015 una Giornata internazionale per la pace, per il lavoro, per i diritti, per la libertà.

di Marica Guazzora, direzione nazionale PCdI