Pensionati e pensioni in Italia: un quadro generale

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I pensionati in Italia sono all’incirca 16milioni e mezzo. Prendono mediamente 16.638 euro di pensione l’anno, per un importo mensile di 1279 euro lordi per 13 mensilità. Non si tratta dunque di una platea di ricchi,  ma ovviamente una media  nasconde al proprio interno anche grandi differenze.

Il 41,3% di questi pensionati percepisce una pensione inferiore ai 1000 euro mensili e di questi circa il 33% ne prende addirittura meno di 500.

Il 39, 4 % invece, poco meno del precedente scaglione, prende da 1000 a 2000 euro, parliamo ovviamente di cifre lorde. Per capirci una pensione lorda di 1500 euro dà un netto  tra i 1100 e i 1200 euro a seconda dei carichi di famiglia o eventuali altri redditi che fanno variare l’imposizione fiscale.

Quindi, se sommiamo questi due scaglioni, che sono i due scaglioni più grandi, ci accorgiamo che circa l’80%  dei pensionati non supera i 2000 euro mensili lordi con cifre nette molto più basse, causa l’irpef che  viene trattenuta.

Qui segnalo un primo fatto: non si tratta solo dell’irpef dello stato ma anche delle aliquote aggiuntive di regioni e comuni. Nel Lazio e a Roma, tra l’altro, queste aliquote sono tra le più alte del paese. Ma la cosa grave è che queste aliquote si applicano in modo lineare, cioè hanno la stessa percentuale di tassazione per i redditi alti e per quelli bassi. Non si applicano con un andamento progressivo rispetto all’aumentare del reddito, come accade invece per l’irpef che paghiamo allo stato e come prevede la Costituzione. E logicamente questo pesa di più sui redditi bassi. Quindi anche sulla questione delle aliquote locali si pone un problema di costituzionalità.

Ma tornando alla divisione per scaglioni dei pensionati se 80% sta sotto i 2000 euro è evidente che solo il 20% sta sopra. E precisamente:

Il 13,7 percepisce una pensione tra i 2000 e i 3000 euro lordi mensili

Il 4,3 sta tra i 3000 e 5000 lordi mensili

L’1,3 percepisce una pensione che va oltre i 5000 euro lordi mensili.

  Tra queste ultime ci sono le cosi dette pensioni d’oro e d’argento che sono d’importo alto ma che non sono molto numerose, quindi pesano molto dal punto di vista dell’ingiustizia e della non uguaglianza sociale ma pesano molto meno dal punto di vista economico perche appunto in confronto alle altre sono poche come numero.

 Con questa scusa quindi i diversi governi non ci hanno mai messo le mani per tagliarle con leggi appropriate come pure sarebbe giusto.

I dati, i numeri che ho molto sommariamente richiamato sono tuttavia sufficienti, credo, a   spiegarci  perché con la legge 201 del 2011 ( la famigerata  legge Fornero) si è deciso di bloccare la rivalutazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo. Quelle cioè di un importo lordo  superiore a 1405 euro mensili. Perché da quella cifra in su è stato possibile  colpire una fascia numerosa di pensionati: circa  2 milioni nella fascia che arriva a 2000 euro lordi, più 1 milione e 800 mila circa nelle restanti fasce superiori.

 Non hanno avuto il coraggio  di toccare le pensioni più basse, quelle sotto 3 volte il minimo, ma non hanno toccato neanche i ricchi veri di questo paese.

E’ evidente che se si fossero colpite solo le pensioni più alte sarebbe stato certo più giusto ma non avrebbero “incassato” i 17 miliardi che sono stati invece assicurati dal blocco delle rivalutazioni annuali applicato a quelle fasce di pensionati,

 Di tutto questo “maltolto”,  a chi sta in pensione vengono  restituiti complessivamente solo  2 miliardi e 500 milioni. Viene fatto con il decreto 65/2015  con il quale il governo ritiene di aver applicato la sentenza della Corte costituzionale che ha reso illegittimo il blocco della rivalutazione,  imposto dalla legge Fornero.

E’ palese che la sentenza così viene applicata in modo largamente insufficiente ed elude le indicazioni della Corte. Quindi il decreto 65 rimane sostanzialmente nella scia della legge Fornero.

 Ma   la differenza tra i 17 miliardi prelevati ai pensionati e i pochi soldi che vengono restituiti agli aventi diritto si presta ad alcune considerazioni.

La prima, la più palese, è che le pensioni sono state usate come un bancomat per finanziare il debito pubblico. Cioè solo una fascia della popolazione, i pensionati, hanno pagato un debito che è di tutti e che quindi, essendo di tutti, andava finanziato attraverso la fiscalità generale.

Anzi sarebbe stato ancora più giusto che fossero le grandi ricchezze a finanziare tale debito con una patrimoniale o una tassa specifica sulle grandi ricchezze, quelle da 700/800 mila euro l’anno in su, come chiedeva e chiede il nostro partito e altri a sinistra.

Un’altra considerazione  che bisogna sottolineare è che tale modo di fare è ripetuto da sempre anche su altri aspetti del sistema pensionistico.

 Ad esempio le pensioni di tipo assistenziale, agli invalidi civili, ai portatori di handicap, gli assegni sociali ecc. vengono generalmente finanziate attraverso il fondo dei lavoratori dipendenti mentre invece tutto ciò che è assistenza dovrebbe essere finanziato anch’esso dalla fiscalità generale.

 Per carità, si tratta di solidarietà sociale che è giusto si faccia. Ma perché la devono farla solo i pensionati attraverso il loro fondo lavoratori dipendenti  e non anche  tutti gli altri con le loro tasse?

Una delle storture del sistema previdenziale è che la previdenza non è distinta dalla assistenza, si mischia tutto in un unico calderone e poi si dice che l’INPS è in deficit e quindi bisogna  abbassare le prestazioni pensionistiche  e aumentare la contribuzione.

 Non è così. All’Inps non solo il fondo lavoratori dipendenti è stato da sempre attivo ma esso è stato usato per pagare anche prestazioni di altri settori, magari con contribuzioni più basse come gli autonomi, delle prestazioni sociali ho già detto,  l’Inps  ha ripianato i debiti delle numerose casse disciolte e persino il fondo dei dirigenti di azienda, che è fortemente deficitario, “ appozza” al fondo lavoratori dipendenti.

Così i lavoratori dipendenti e i pensionati di questo paese, oltre a essere le uniche categorie a pagare le tasse per intero, perché per loro c’è il prelievo alla fonte, sono anche gli unici, attraverso il loro fondo pensione, ad esercitare effettivamente la solidarietà sociale  verso chi ne ha bisogno. E va bene. Ma persino verso coloro che sono stati i loro dirigenti quando lavoravano.  E questo invece non va bene affatto.

E’ lampante che i pensionati e i  lavoratori dipendenti da tempo non hanno più nessuno che li difende là dove si fanno norme e leggi,  cioè nel parlamento. Ed è altrettanto lampante la necessità di ripristinare una rappresentanza forte in parlamento che difenda gli interessi dei lavoratori e pensionati.

E consentitemi di dire che tutto questo accade da quando in parlamento non c’è più un forte partito comunista.

Insomma,  su un sistema pensionistico  già così caratterizzato da storture e ingiustizie, nel 2011 è calata la mannaia della legge del governo Monti- Fornero che ha aggiunto danni ulteriori bloccando, come ho detto sopra, la rivalutazione annuale per tutte quelle pensioni che superavano 3 volte il minimo che allora corrispondeva alla cifra lorda di 1405 Euro.

Tutti quelli che superavano tale cifra non hanno più percepito l’adeguamento annuale al costo della vita fino ad allora previsto per legge. Questa ormai è storia abbastanza nota.

Ma la Corte Costituzionale a marzo di quest’anno con la sentenza n° 70 ha dichiarato incostituzionale la legge 201/2011(legge Fornero) nella parte in cui disponeva il blocco della rivalutazione automatica per le pensioni superiori a 3 volte il minimo. Quella legge disponeva per gli anni 2012 e 2013 tale rivalutazione solo per le pensioni che stavano entro quel limite.

La Corte Costituzionale ha ritenuto fondata la questione di costituzionalità che gli era stata posta per la violazione  dell’art.38, secondo comma della Carta, poiché l’assenza di rivalutazione impedisce la conservazione nel tempo del valore reale della pensione, menomandone l’adeguatezza.

 Risulta violato anche l’art. 36 della Carta nel primo comma in quanto il blocco della perequazione lede il principio di proporzionalità tra la pensione che costituisce il prolungamento della retribuzione dopo il lavoro e il trattamento retributivo percepito durante l’attività lavorativa.

 La combinazione di queste due violazioni portano poi anche alla violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione perché la mancata rivalutazione, violando il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione e quello di adeguatezza della prestazione previdenziale, altera il principio di uguaglianza e ragionevolezza, (art.3)causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati.

A questa sentenza della Corte Costituzionale Il Governo Renzi, ma qui la mente è soprattutto Padoan, ha risposto con il decreto 65/2015 con il quale all’art.1 si prevede con efficacia retroattiva la sostituzione della norma abrogata dalla corte stabilendo che la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici si farà secondo il meccanismo stabilito dalla legge 448/1998.

 La conseguenza è che per gli anni 2012-2013, è riconosciuta: fino a tre volte il minimo il 100% che tradotto da questo linguaggio difficile significa che non dovranno prendere niente perché il 100%  è quello che hanno già preso, non essendo stata bloccata per loro la rivalutazione.

     Oltre 3 volte il minimo e fino a 4 volte il minimo il 40%   di quanto avrebbero dovuto prendere con le regole precedenti.

     Oltre 4 volte il minimo e fino a 5 volte il 20%.

     Oltre 5 volte e fino a 6 il 10%

    Oltre 6 volte il minimo,  zero.

Questo per quanto riguarda gli arretrati relativi al 2012-2013

Per gli anni successivi, questa rivalutazione relativa agli anni 2012-2013 si applica nella misura del 20% per gli anni 2014-2015 e nella misura del 50% per il 2016.

Quindi, non solo è stato calcolato che quanto viene restituito è mediamente solo  il 12% di quanto spettava, ma tale meccanismo è fatto in modo da creare divisione tra i pensionati dei diversi scaglioni tra chi prende di più, chi meno, chi niente.

Renzi ci ha abituato da tempo a questo gioco di dividere e contrapporre pezzi di società: i giovani contro gli anziani, i lavoratori a tempo determinato contro quelli a tempo indeterminato, nella scuola i presidi contro professori, studenti  e così via.

Non dobbiamo  cascarci in questo giochetto.  Nessuno  può negare che negli ultimi anni le pensioni hanno perso oltre il 30% del potere di acquisto.  E’ questo potere di acquisto che va ristabilito per tutte le pensioni, in definitiva  è questo il principio di fondo a cui si richiama la sentenza della corte. E’ questo diritto che va ristabilito per tutti.

 Noi poi siamo particolarmente sensibili a quelle pensioni che stanno sotto i mille euro per le quali il 30% di perdita del potere d’acquisto ovviamente pesa di più rispetto a quelle più alte, perché questa fascia di pensionati è costretta a rinunciare davvero a ciò che è essenziale.

Quindi non siamo affatto contenti della reinterpretazione minimalistica che il governo ha dato della sentenza della Corte attraverso il decreto 65 e protestiamo perche il governo non ci pensa nemmeno di riformare il sistema pensionistico in modo più equo e solidale, è questo quello che servirebbe. Resta grave il problema degli esodati, di una giusta età pensionabile per i lavori usuranti, di una pensione più adeguata per i giovani che con il solo sistema contributivo avranno una pensione da fame anche per i pochi che avranno la fortuna di non essere precari.

 Taglia invece in modo improvvido, non restituisce il maltolto ai pensionati e tenta abilmente di dividerli.

Ad agosto verrà pagato il cosidetto “bonus”  per gli arretrati nei limiti che ho detto. ( 40%-20%-10% a seconda dei scaglioni) Non è un bonus, non è un regalo, é solo una restituzione parziale e assolutamente insufficiente di quanto è stato sottratto ai pensionati.

 Dal 1 gennaio 2016 verranno erogati  con la pensione mensile quegli adeguamenti nella misura del tutto insufficiente che ho detto prima.  Per dare un’idea le pensioni medie di 1500 euro lorde troveranno 41 euro( lordi) in più sull’importo mensile.  Ma ancora non è chiara quale sarà la base di calcolo per gli anni successivi  e se gli adeguamenti di ogni anno  saranno effettivamente inseriti nella base di calcolo per l’adeguamento dell’anno seguente,come è sempre stato. Su questo il decreto 65 è ambiguo.

Se questo non accadrà  ci troveremmo di fronte a una rivalutazione virtuale e a una sterilizzazione di fatto dell’adeguamento annuale.  Quindi non è affatto ancora tutto chiaro, bisognerà ancora capire meglio le intenzioni del  governo ma soprattutto bisognerà mobilitarsi per ottenere  scelte più giuste.

Un aspetto di questa mobilitazione può essere la richiesta all’Inps dell’applicazione della sentenza della corte già predisposta dal nostro partito. Questo va bene.

E’ possibile però che l’inps risponderà applicando il decreto 65 che come abbiamo visto è del tutto insufficiente. Quindi sarebbe utile che si costituisse un collegio di magistrati, sicuramente democratici, che possa darci indicazioni dal punto di vista tecnico giuridico su tutta la vicenda.

Dal punto di vista politico invece non ci sono dubbi: è netto nostro giudizio fortemente negativo  su quanto, in proposito ma anche su molto altro, va facendo il governo.

Concludo con un’ultima considerazione su questa vicenda:

ma è possibile che il governo possa interpretare a proprio piacimento una sentenza della Corte costituzionale? Ma il nostro ordinamento non prevede la separazione dei poteri tra l’esecutivo, il governo; il potere legislativo, cioè il parlamento e il potere giuridico, cioè la magistratura e quindi l’alta corte? Ma se è così una sentenza della corte costituzionale il governo può interpretarsela o è tenuto semplicemente ad applicarla?

Io credo che dovrebbe semplicemente applicarla, invece se la interpreta attraverso il decreto 65, peraltro proprio al minimo.  Quindi viene a mancare quel principio di autonomia e separazione di quei 3 poteri e se ad interpretarsela è soprattutto Padoan, che prima di essere un nostro ministro è soprattutto un uomo del fondo monetario internazionale, questo la dice lunga su chi davvero ci governa.

Insomma sto dicendo che questa vicenda è l’esemplificazione pratica di quello che molti dicono: cioè che e la grande finanza internazionale a  governare davvero i diversi paesi in occidente e la politica invece si limita ad adeguarsi e ad eseguire i dictat di quella finanza.

Questa vicenda ne è un esempio, messo in pratica sulla pelle dei pensionati che è davanti agli occhi di tutti.

Ma troppi fanno finta di non vedere.

 

Verino Tinaburri, Comitato Federale PCdI Roma

 

 

 

 

9/7/2015