Porre le basi per lo sviluppo capillare del movimento contro la guerra

Guerra-nucleare

di Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI (responsabile esteri), coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

Come comunisti consideriamo nell’insieme positivo il bilancio della giornata di lotta del 16 gennaio contro la guerra, con le manifestazioni di Milano, Roma e in altre città, promosse da un insieme di forze.
 
Anche se l’entità complessiva dei partecipanti è quello delle migliaia (non è il tempo delle folle oceaniche), va posto l’accento sul fatto che si è trattato – dopo molti anni di sostanziale assenza dalle piazze italiane – di un segno importante di ripresa militante e qualificata di un’embrionale ricostruzione di un movimento contro la guerra su posizioni avanzate.
 
Pur in presenza di analisi e posizionamenti diversi rispetto al quadro internazionale e alla individuazione delle responsabilità, esso ha posto in modo convergente il tema qualificante dell’uscita dell’Italia dalla Nato e dal sistema di guerra atlantico di cui essa fa parte; e che nel nostro Paese si concretizza nella presenza di oltre un centinaio di basi militari degli Usa e della Nato (non certo russe, cinesi, francesi o tedesche..), alcune delle quali con la presenza di armi nucleari e di sterminio di massa.  
 
Il nostro partito e l’Associazione per la ricostruzione del partito comunista hanno dato un contributo significativo e convinto alla riuscita delle iniziative. Tale impegno, in corso da tempo, e che in alcune città (come ad esempio Milano) ha portato alla costruzione di importanti comitati locali contro la guerra, deve oggi continuare e tradursi nella costruzione sui territori di una rete più diffusa e permanente di Comitati unitari anti-guerra, a partire dalla nostra appartenenza comune e fin dalle sue origini al Movimento NO Guerra NO Nato: il più affine nell’analisi internazionale alle nostre valutazioni sulle ragioni della guerra, in quanto chiama le cose col loro nome e indica negli Stati Uniti e nella Nato – non già in un generico “scontro tra potenze” non meglio identificate – i principali responsabili della spinta alla guerra; e indica nei BRICS e nei paesi non allineati all’imperialismo americano ed euro-atlantico (e in particolare in alcuni di essi) il principale bastione e contrappeso mondiale all’imperialismo.
 
Tale impegno di ricostruzione di un movimento unitario contro la guerra deve svolgersi (come abbiamo cercato di fare anche in occasione del 16 gennaio) in convergenza unitaria con altre forze con cui ci accomunano non solo il richiamo rigoroso al rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, ma anche la sottolineatura del carattere imperialista dell’Unione europea e le sue pesanti responsabilità nella partecipazione o connivenza nella più parte delle guerre degli ultimi 25 anni, tra cui la guerra contro la Libia e contro la Jugoslavia, in cui la partecipazione dei governi italiani è stata particolarmente diretta, operativa e odiosa. Trattandosi per giunta di paesi in cui l’Italia aveva svolto in passato e tornava a svolgere un ruolo oppressivo e coloniale, con connivenze indicibili, vergognose e criminali.   
 
E’ a partire dal rapporto unitario con tutte le componenti più avanzate e consapevoli del movimento contro la guerra (ivi comprese quelle, importantissime, del mondo cattolico) che esso va sviluppato a livello popolare e capillare, sui territori, nelle scuole, nel mondo del lavoro, bandendo ogni settarismo o logica di gruppo o personalistica.
 
Non è solo a ristrette avanguardie, pur essenziali, che dobbiamo rivolgerci, come ci insegna la migliore tradizione del PCI, del movimento comunista internazionale e dei Partigiani della pace, ma all’insieme del nostro popolo; il quale, sia pure con diversi livelli di sensibilità e consapevolezza delle dinamiche del quadro mondiale, nella sua quasi totalità – al di là di differenze politiche, ideologiche, religiose – ripudia la guerra. Ed aspira ad una collocazione dell’Italia in un quadro di affermazione della propria sovranità nazionale e con una politica estera di cooperazione e di pace con tutti i paesi e i popoli del mondo: coerente coi principi e i valori della Costituzione