Lo scempio della Costituzione

di Alessandro Fontanesi, segretario PCdI Reggio Emilia

Pagina storica per la politica, riforma attesa da trent’anni, sono questi gli slogan con cui Renzi e i suoi manutengoli annunciano l’approvazione della nuova riforma costituzionale. Per altri addirittura, come la ministra Boschi, questa riforma il Paese la attende da settant’anni, praticamente da prima che la Costituzione andasse effettivamente in vigore e questo la dice lunga su quale sia il tenore, o il tasso cognitivo in materia dei nuovi padri costituenti. Il 12 aprile rimarrà nella storia come una pagina che nulla ha di trionfalistico, piuttosto come l’onta e lo sfregio verso coloro che quella Costituzione se la sono andati a prendere pagandola a caro prezzo e sarà perlomeno fuori luogo, sui palchi dell’imminente 25 aprile, ascoltare i fautori di questa manomissione, che si riempiranno la bocca dei valori su cui la Costituzione si fonda, salvo averli mercanteggiati due settimane prima, per la propria eterna agibilità politica. E ciò che fa ancor più specie, è che questi intransigenti “riformatori” sono gli stessi che dieci anni fa erano contrarissimi alla stessa modifica della Costituzione diretta allora da Berlusconi e dai “saggi di Lorenzago”. Una riforma quella, sicuramente meno scandalosa di quella attuale, se non altro perchè non si combinava ad una legge elettorale come quella odierna, ossia l’Italicum e che svilirà in maniera pesante la sovranità popolare, consegnando invece ad una esigua minoranza parlamentare, la maggioranza assoluta. Con una legge del genere, che di fatto annullerà il ruolo delle opposizioni, Mussolini avrebbe potuto fare a meno di “liquidare” gli oppositori politici come Gramsci e Matteotti, ma settant’anni fa Verdini ancora non era al mondo.
E allora dieci anni dopo e soprattutto dopo lo schiacciante pronunciamento del popolo italiano col referendum per difendere la Costituzione, sarebbe divertente, se non fosse tanto seria la posta in gioco, sapere che cosa è cambiato nella testa e nelle intenzioni di chi allora probabilmente alzava le barricate solo perchè le riforme le faceva Berlusconi, riforme simili e peggiorative che dopo dieci anni vanno invece bene perchè a farle è Renzi ed il PD. Oggi siamo di fronte ad un Parlamento piegato agli ordini del governo, mentre la Costituzione prevede che sia il governo a legiferare secondo le linee guida del Parlamento. Un Parlamento illegittimo perchè costituito da nominati eletti con una legge elettorale dichiarata anticostituzionale dalla Consulta e che oggi esautora se stesso e le sue funzioni, ricevendo ordini dal capo del governo, che è anche capo del partito di presunta maggioranza, dunque in palese conflitto di interessi. Basterebbero queste macroscopiche anomalie per porsi se non altro il dubbio della bontà di una riforma che nemmeno supererà il bicameralismo perfetto, come invece i “galoppini” di Renzi vanno facendo credere in modo volutamente fuorviante. Perchè non solo il Senato non verrà abolito, ma sarà composto da 100 nominati dai consigli regionali, scelti tra sindaci e consiglieri regionali stessi, i quali decadranno di volta in volta, terminato il loro mandato amministrativo, come se fare il sindaco non sia già sufficientemente impegnativo. Ma d’altronde oggi abbiamo sindaci segretari di partito e che diverranno anche senatori. Il prossimo sindaco di Roma, visto come è stata ridotta la capitale, sarebbe il caso si occupasse solo dei problemi della città e non di andare al Senato a fare il senatore.
La cosa sensazionale è che questa politica, non quella di Marte, ha impiegato tempo e risorse per decidere una idiozia simile. Un Senato dunque dove rimarranno invariati i costi per il suo mantenimento, ma che genererà conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e Senato stesso, senza perciò migliorare la qualità dell’iter legislativo, scippando invece la sovranità dalle mani del popolo. Se l’attuale bicameralismo è così tanto lento, spieghino i “riformatori” in che modo è passato il voto dello scellerato pareggio di bilancio in Costituzione, per il quale è bastata una settimana per approvarlo?! Quando le riforme servono alla politica, la legislazione trova inaspettata velocità, quando le riforme dovrebbero funzionare per il bene dei cittadini, le lungaggini diventano invece bibliche. E allora il problema è la Costituzione o la politica che non sa fare il suo mestiere?! Se questa riforma millantata come epocale perchè attesa da trent’anni, perchè da trent’anni non si riesce a dare stabilità politica al Paese, come sostengono i “peones” del premier, è quindi la Costituzione la responsabile dell’ingovernabilità come in maniera bugiarda si insinua, o è ragionevole credere che sia invece la politica incapace di dare un governo e stabilità ai cittadini, specie se questo governo e quello prima e quello prima ancora, dai cittadini non sono stati votati?? In questo contesto di voluta confusione, stride l’assordante silenzio del primo garante dell Costituzione, dichiaratosi arbitro, ma che pare essersi ingoiato il fischietto.
Si smetta quindi di raccontare bugie, non è la Costituzione il male del nostro Paese, ma allo stato attuale ne è la sola risorsa, l’insormontabile baluardo per quella politica con la “p” minuscola, che non è sufficientemente appagata dei propri interessi e continua a farli a spese dei cittadini, con l’aggravante scappatoia di manomettere la Costituzione, per garantire il governo assoluto di un solo partito, guarda caso proprio il partito del capo del governo. Vent’anni passati a meravigliarsi di Berlusconi non sono serviti a nulla, specie se dopo vent’anni a quel peggio non c’è fine, anzi. E alla vigilia del 25 aprile, piegare il Parlamento e quindi i cittadini al volere di un governo, per giunta non votato da nessuno, ha il sapore della presa in giro e della volgere offesa verso quella generazione che la Costituzione l’ha conquistata col sangue. Ci sarà un referendum, i cittadini ancora una volta non permetteranno lo scempio della loro Costituzione e non permetteranno ad un finto democratico di proclamarsi duce.