NO alla “riforma” costituzionale

 

referendum-costituzionale-2016

di Giorgio Langella

Il 1° gennaio 1948 entrava in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Costituzione approvata da un’Assemblea Costituente composta da persone di altissimo spessore politico e morale, elette a suffragio universale con il metodo proporzionale. La Costituzione fu il risultato di un altissimo compromesso tra le forze politiche e sociali antifasciste che riuscirono a fissare sulla carta quei valori e principi universali per i quali i partigiani avevano combattuto, i diritti fondamentali di tutti i cittadini e regole istituzionali che non consentissero a uno dei poteri dello Stato di imporsi sugli altri. Un esempio di democrazia che, anche dal punto di vista lessicale (era stata prestata grande attenzione persino ai termini utilizzati rifuggendo il linguaggio difficile e contorto proprio della legislazione ordinaria), fece della nostra una delle più belle e comprensibili Costituzioni del mondo.

Ieri un gruppo di 361 personaggi che occupano le poltrone parlamentari grazie a una legge elettorale dichiarata incostituzionale nelle sue parti fondamentali (premio di maggioranza e liste bloccate) ha stravolto quella Costituzione. Lo ha fatto scrivendo articoli contorti e incomprensibili che ridisegnano la struttura dello Stato, che riducono il Senato della Repubblica a un organismo composto da gente non eletta direttamente dal popolo, che consentono all’esecutivo di ottenere una sorta di potere assoluto. La “riforma”, votata ieri in un’aula dimezzata dall’assenza delle forze politiche che si sono opposte al volere del governo, è pericolosa per la democrazia anche perché, combinata con la “nuova” legge elettorale denominata “italicum” (che conferma quanto è stato dichiarato incostituzionale del precedente “porcellum”) permetterà a un’esigua minoranza di avere un potere quasi assoluto. Quanto di più vicino a quello che si ipotizzava nel “piano di rinascita nazionale” della P2 di Licio Gelli. Quanto di più distante possibile dalla volontà delle madri e dei padri costituenti.

Sicuramente molte delle attuali “matrigne” e molti dei “patrigni” della nazione, che hanno scritto ieri una pagina buia della nostra democrazia stravolgendo la Costituzione del 1948, festeggeranno il 25 aprile la liberazione dal nazifascismo. Sarà una dimostrazione di ipocrisia e malafede, un insulto verso chi la vera Costituzione la fece nascere nei grandi scioperi del 1943 e del 1944, e verso chi la costruì combattendo la dittatura fascista nelle montagne, nelle campagne, nelle fabbriche e chi la difese con le grandi lotte politiche e sociali del dopoguerra.

Il 25 aprile andiamo tutti in piazza per respingere il tentativo di cancellazione della Costituzione del 1948. Difendiamola e ricominciamo a lottare per la sua piena attuazione. Esprimiamo chiaramente, da subito, il nostro NO alla nefandezza che una maggioranza governativa incostituzionale, arrogante ed eversiva nel merito e nel metodo ha fatto con il voto di ieri.