Dal fronte del lavoro

inps

di Giorgio Langella

Si leggano i dati relativi ai primi quattro mesi di quest’anno diffusi ieri dall’INPS. Nuove assunzioni a “tempo indeterminato” (quelle a tutele crescenti che lorsignori chiamano “stabili” e che, invece, stabili non sono vista la cancellazione di fatto dell’art 18) in forte calo rispetto allo stesso periodo del 2015, cessazioni di parecchio superiori alle nuove assunzioni (il delta positivo è solo considerando anche le trasformazioni da apprendista o lavoro a termine ell’indeterminato a tutele crescenti). Ci dicono che è per via della diminuzione delle decontribuzioni (e, quindi, del risparmio che avrebbero le imprese nell’assumere), ma il calo delle assunzioni è anche rispetto al 2014 quando le decontribuzioni non c’erano. In compenso i voucher sono cresciuti in maniera impressionante. Il tutto di fronte a un aumento delle famiglie in difficoltà economica che non possono permettersi neppure le spese mediche (che costano sempre di più), una timida crescita degli occupati solo nella fascia di età superiore ai 50 anni e a un calo dei residenti in Italia (che sta a significare, a mio avviso, che ci sono più emigrati che immigrati e che gli emigrati sono da ricercare nei giovani che espatriano per trovare un lavoro qualsiasi). Dati che stanno a significare come, in Italia, manchi il lavoro e quando questo c’è sia poco qualificato.

Ci stanno riducendo a un paese che offrirà pura manovalanza e servizi spesso di basso livello ai paesi più avanzati. Un paese, l’Italia, senza innovazione, senza investimenti pubblici, senza produzione di beni collettivi, con un capitalismo cialtrone trionfante che fa del profitto a tutti i costi, della speculazione e della truffa i cardini della propria esistenza. L’Italia è un paese allo stremo governato da personaggi inqualificabili e indegni. Rendiamocene conto, senza una sinistra di classe, senza sindacati di classe, senza un partito comunista che possa progettare e proporre un modello di sviluppo radicalmente diverso dall’attuale, senza il conflitto e la lotta non ci puà essere futuro.
Compagne e compagni, al lavoro e alla lotta.