Il contributo degli artisti alla ricostruzione del PCI

fale

Estratto dalle schede allegate al documento politico per la ricostruzione del PCI

di Enrico Capuano (cantautore), Marino Severini  (“voce”e  chitarra de La Gang), Tammurriatarock  (Gruppo musicale), Blond Records (Casa discografica )

L’ARTE, LA CULTURA E IL MONDO DELLO SPETTACOLO AL SERVIZIO DEL PENSIERO CRITICO, DELLA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E PER UNA PROSPETTIVA COMUNISTA

In questi anni di forte omologazione gestita dal capitale finanziario, la cultura dominante ha imposto un suo immaginario collettivo, di relazioni e di codici  anche etici , gli spazi di vera elaborazione culturale si sono ridotti tantissimo .  La mercificazione dei rapporti umani si riflette anche nell’ arte e nella cultura.  Questo scenario sta creando danni alla creatività e al pensiero critico, c’è un  appiattimento complessivo e una grande capacità del capitale di manipolazione sulle masse;  persino  le culture “popolari e subalterne” di una volta,  che avevano una loro autonomia, come diceva Pasolini, sono state massacrate dalla mercificazione. Pasolini aveva avuto delle grandi intuizioni, in anni diversi dai nostri, c’è molto materiale teorico su cui ripartire e aggiornare. L’ arte è ridiventata un privilegio per pochi , una concezione elitaria , qualcosa  lontana dal nuovo proletariato moderno: la musica o lo spettacolo in genere sono lo specchio di  una rappresentazione edonistica ,competitiva, tipica dell’ apparire. Come comunisti non dobbiamo sottovalutare questi temi, come spesso si è fatto e ancora si fa: ad esempio la stessa  musica, nelle ultime feste dell’ Unità dell’ ultimo PCI, era diventava un contorno e il centro della politica diventava il dibattito. Anche nelle nostre file c’è molto da discutere sui linguaggi .

Il nuovo Partito Comunista deve recuperare, comunque, la tradizione delle feste , piccole, magari, con i pochi soldi che ci sono,  ma le feste sono un occasione di incontro, per ricostruire rapporti , creare rete, creare  scambio, il  ritorno di una presenza e una occasione per fare anche cultura.  Il vero  momento politico della festa  comunista deve essere la festa stessa, dalla progettazione alla musica, ad una cena, ai rapporti umani ormai persi nell’ attuale società; il ricrearsi di un senso di una  comunità accogliente,fuori da schemi minoritari e rivoluzionaria. Dobbiamo ricostruire una autonomia culturale  e di relazioni umane che ci distinguono dalla competizione individualistica che il regime capitalista impone alle masse.

Per una cultura libera , per far veicolare, ad esempio, un’ idea di spettacolo e di arte  popolare; dobbiamo essere a fianco e a sostegno del teatro, dell’ espressività  in generale; c’è bisogno di uno sforzo collettivo ,  utilizzare competenze e creare occasioni.

È necessario arricchire un progetto anche di resistenza ai codici imposti; sostenere il pensiero critico nel confronto, anche  di culture diverse. Viviamo in una società dello spettacolo dove l’ apparire diventa centrale rispetto alla proposta stessa. Bisogna ricavare luoghi  di elaborazione e sperimentazione, difendere e diffondere spazi virtuali e reali  e di veicolazione di idee. Sul piano pratico: la difesa di  molte delle occupazioni sparse sul territorio nazionale, da dove spesso emergono delle proposte interessanti, deve rientrare  nel programma del nuovo Partito Comunista.

Bisogna ricostruire, ad esempio per essere ancora più pratici,  una  piccola rete di distribuzione di materiale, dai libri ai cd,  creando anche un circuito di produzione, distribuzione e promozione. L’elemento promozionale deve avere caratteristiche nuove, servono competenze e formazione. Andare oltre le enunciazioni è importante, ma serve professionalità, soprattutto sugli aspetti tecnici i tuttologi non esistono. Tutti possono contribuire, ma la logica è costruire un progetto complessivo.

È necessario dare corpo ad un processo creativo alternativo alla società dell’ edonismo.  Serve una grande capacità di ascolto , studiare i linguaggi con cui ci andiamo a confrontare. La musica , lo spettacolo e la cultura in genere possono essere un ottimo antidoto al niente da regime. all’appiattimento, al mito del successo fine a se stesso che la società  ci impone .

 Bisogna dotarsi di strumenti di comunicazione capaci di interagire con le persone, con un vasto proletariato disorganizzato, complesso, poco identificabile in alcuni casi. Oggi, tanti intellettuali, artisti, cantanti, scrittori liberi  vivono la loro professione in condizioni precarie, spesso emarginati e soli.

Siamo oltre la fabbrica tradizionale: l’ alienazione è in tutto il contesto.

Piccoli segnali ci sono e vanno colti:  ad esempio l’ apertura, da parte di artisti della vecchia sacs,società degli artisti comunisti di una radio web  chiamata “la radio comunista”, che in meno di un mese ha già intercettato almeno 1000 ascolti o l’esperienza dei compagni di Labaro tv su yuotube: sono esempi importanti, da valorizzare, ottimizzare, ma serve un elaborazione più approfondita . Serve un progetto praticabile, concreto.

Bisogna costruire incontri specifici, anche di studio, di formazione e informazione sull’ importanza della comunicazione e della cultura ;  ridefinire attraverso le lotte e la pratica di ogni giorno alcuni concetti.

 Lenin fu tra i primi a capire queste tematiche e le sue tempistiche ( agit e prop).

È ovvio che la questione culturale in Italia non può essere solo rinchiusa in uno schema di una progetto partitico ma il nostro segmento,noi comunisti, possiamo dare un contributo teorico e pratico important . Battersi per  la difesa del pensiero critico è fondamentale. Contro le città prigione, per una cultura umanistica  ,aperta , pluralista.

Per noi comunisti, e soprattutto per chi vive di musica arte e cultura e sa bene che il concetto di cultura non può prescindere dalla  moderna lotta di classe, ma bisogna ricominciare da qualche parte per  trovare idee spunti ed andare oltre gli  slogan, oltre  gli eterni dibattiti noiosi e fuori dai temi reali e le priorità del momento. Serve un elaborazione più attenta al nostro interno  e saper costruire un progetto ampio di confronto con la realtà.

Marx, parlando di praxis, ha dato interessanti spunti di riflessione e di indicazione; sul  concetto di cultura Gramsci  ha dedicato molto tempo, e non a caso. Diceva Gramsci  “Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.”

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che i nostri rapporti hanno con gli altri uomini”.

Bisogna ripartire con un processo di rivoluzione culturale, avendo coscienza e padronanza  della definizione “di struttura e sovrastruttura”, di cui  Marx parlava.  I due aspetti si intrecciano in un divenire dialettico, dando si  centralità alla struttura, cioè ai rapporti economici, ma ricordando che  in ultima analisi questa concezione non è meccanicistica , ne schematica.

 In un periodo di imbarbarimento dei rapporti umani, in un clima di guerra e di forte egemonia della classe dominante che  ha invaso anche la sinistra, segnata dal carrierismo e dall’ individualismo, è importante  ricostruire un processo culturale significativo e autonomo .

È difficile. ma necessario .