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Dipartimento Esteri

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XV Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa Giovedì, 04 Aprile 2013 - 16:44 | Inviato da : redazione
di Luigi Marino

 La prima e più forte impressione che si ha del XV Congresso del PCFR è che si è voluto contrastare la damnatio memoriae, la sistematica propaganda degli avversari di classe volta a cancellare, soprattutto nelle generazioni nate poco prima della caduta dell’URSS , cioè del” colpo di Stato del 1991”, come viene definito nella relazione del Comitato Centrale al Congresso,ed in quelle successive, la memoria delle storiche conquiste realizzate nel corso della travagliata storia del socialismo sovietico.
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Ed in questo excursus storico più volte la relazione ha riportato citazioni di Marx, Lenin, ma anche di Stalin, ritenute di estrema attualità nell’odierno contesto internazionale e nazionale.

Uno dei delegati ha detto testualmente nel suo intervento : “Chi possiede o manipola la storia, possiede il futuro”. Di qui la battaglia per ristabilire tutta la verità storica!


Significativo il fatto che, anche in occasione dello spettacolo che tradizionalmente viene offerto ai delegati ed agli ospiti, ed al quale hanno partecipato numerosi artisti ed una delle orchestre delle Forze armate, non certamente per caso la prima canzone del periodo bellico che è risuonata finisce con le famose parole di Stalin “Non un passo indietro!” di fronte all’aggressione nazifascista. Nel chiosco dei libri, tra gli altri, moltissimi i gadget, gli ultimi volumi - ancora inediti – delle opere complete di Stalin, varie biografie e citazioni dai suoi scritti.

Una giovanissima delegata, responsabile del Komsomol, ha ribadito da parte sua che il socialismo realizzato in URSS “non è stato solo repressione, campi di lavoro e lunghe file davanti ai negozi”, ma un grande processo di riscatto civile, sociale e culturale delle grandi masse oppresse da secoli di sfruttamento.

Il delegato di Volgograd ha sottolineato che i suoi concittadini sono orgogliosi di chiamarsi stalingradesi e rivendicano, non solo per qualche giorno come è stato concesso nel 70° anniversario della battaglia, ma per sempre che la città riacquisti la sua storica denominazione, perché “Stalingrado non è solo un simbolo, ma rappresenta una ideologia”.

Tutti i delegati che sono intervenuti, a giudicare anche dagli applausi frequenti, hanno di fatto condiviso la linea politica esposta nella relazione del Comitato Centrale, ribadendo che “l’alternativa socialista non è utopia” rispetto al capitalismo di rapina portato avanti in Russia in tutti questi anni.

In sostanza gli interventi in questo Congresso, che ha celebrato non solamente i venti anni della fondazione del PCFR, il novantacinquesimo anniversario della creazione dell’Armata Rossa e della Flotta ed il settantesimo di Stalingrado, sono stati tutti rivolti a stabilire la continuità della linea politica sinora seguita e voluta fortemente da Zjuganov, tutta fondata sulla tradizione del PCUS ed in particolare sul rigoroso rispetto del centralismo democratico, con conseguenti sanzioni per eventuali tentativi frazionistici.

Più che la messa in discussione della linea, del resto ampiamente condivisa, quello che è stato ricordato alla tribuna del Congresso dal Presidente della Commissione di Garanzia, e che ha suscitato il risentimento del vertice, è stato il tentativo da parte di uno dei dirigenti storici del vecchio PCUS e poi del PCFR, Egor Ligacev, di mettere in discussione la leadership di Zjuganov attraverso la diffusione di uno scritto inviato in precedenza a molte strutture di base.

Egor Kuzmic Ligacev, considerato il numero due del Politburo del PCUS dopo Gorbacev e forte avversario di El’cin, non è stato delegato al Congresso . Nel suo “L’Enigma Gorbacev” scritto nel 1992 confessò il suo “grosso imperdonabile errore di non essersi appellato negli anni 1989 – 1990 direttamente al Partito e al popolo, di non aver detto in pubblico che “una parte della direzione politica stava adottando una tattica che conduceva al cambiamento del regime esistente”, “che un grande tradimento si stava verificando al posto delle perestrojka socialista”.

Sembra che Ligacev nel suo scritto abbia anche rilevato chiusure di tipo nazionalistico a scapito della vocazione internazionalista del Partito, di mancata partecipazione alle manifestazioni di protesta nei confronti della politica governativa e, quindi, di appiattimento del Partito sulla linea del Presidente Putin, Ma in effetti l’esclusione di Ligacev dai delegati al Congresso va messa in relazione alla manovra volta a scalzare Zjuganov dalla responsabilità di Segretario del Partito. Ligacev, aprendo ai giovani dirigenti soprattutto moscoviti, ha voluto mettere in discussione, ma senza successo, la leadership di G. Zjuganov.

Alla critica, immeritata in verità, di tiepido internazionalismo il PCFR ha risposto con l’invito al Congresso di ben 95 delegazioni in rappresentanza dei partiti comunisti ed operai di tutti i continenti. Alla tribuna del Congresso sono intervenuti i rappresentanti di Cuba, Cina, Vietnam, sottolineando gli ottimi rapporti esistenti con il PCFR ed alla Tavola rotonda sui problemi attuali del movimento operaio, organizzata il giorno successivo, sono intervenuti più di 50 rappresentanti dei partiti operai di tutto il mondo. Sulla stessa questione dei “giovani dirigenti”, nella relazione del Comitato Centrale, è tra l’altro riportata una significativa frase di Stalin : “Selezionare bene i quadri significa promuovere in tempo e con coraggio i quadri giovani, non facendoli maturare troppo nei vecchi posti né facendoli inacidire”. Il Congresso, quindi, non ha voluto ignorare la questione di giovani, ma, con la riconferma di Zjuganov, ha di fatto stabilito che la nuova generazione dovrà ancora attendere per assumere le massime responsabilità di direzione politica del Partito.

Si è trattato quindi di lotta politica interna rivolta più che contro la linea, contro la gestione del Partito ed il suo Segretario Generale Zjuganov, il quale ha comunque l’indiscutibile merito storico di aver fatto risorgere il Partito Comunista.

Oggi il PCFR ha compiuto venti anni dal suo congresso costitutivo. Attualmente conta 157.000 iscritti è articolato in 81 organizzazioni regionali in 2278 sezioni e 13.726 nuclei di base. Negli ultimi anni più di 70.000 giovani sono entrati nelle sue file. Alle ultime elezioni per la Duma di Stato il PCFR ha ottenuto il 17,2% di consensi e 12.289.000 voti. E’ la seconda forza politica del paese ed è l’unica forza di opposizione che propone un’alternativa reale alla politica governativa ed al degrado civile, morale ed intellettuale, che ha fatto seguito alla caduta dell’URSS.

Nel contesto di un processo di globalizzazione, che “costituisce la forma dell’imperialismo della nostra epoca”, e di un “attacco sistematico del capitale ai diritti dei lavoratori” , recita il documento congressuale, solo “un più sviluppato socialismo” può costituire la reale alternativa a questo imperialismo sempre più aggressivo, rapace e disumano per l’acuirsi della contraddizione principale tra il carattere sociale della produzione e la forma privata di appropriazione.

Il PCFR nell’attuale situazione si dichiara comunque pronto ad assumersi la responsabilità di dirigere il paese con un Programma minimo, che si può così sintetizzare nei suoi punti essenziali. Il Partito propone la nazionalizzazione dei settori-chiave dell’industria: questione principale dopo che i processi di privatizzazione hanno comportato l’acquisizione di enormi profitti da parte degli oligarchi, che hanno messo le mani sui 2/3 del potenziale industriale del paese. Ma il Partito ritiene altresì necessario creare le condizioni per lo sviluppo della piccola e media imprenditoria e di articolate forme di autogestione popolare.

In sostanza il PCFR propone una nuova NEP e, nella fase attuale, un sistema di economia mista in cui accanto all’intervento diretto dello Stato nell’economia vi sia spazio anche per le piccole e medie imprese e per le forme di autogestione a cominciare dal settore agricolo, cui va rivolta una particolare attenzione.

Tutto questo postula una nuova regolamentazione da parte dello Stato della vita economica, una pianificazione degli indirizzi di politica agricola, industriale e finanziaria, e precisamente :

  • una nuova industrializzazione del paese, che faccia leva sulle realizzazioni del progresso tecnico-scientifico

  • una politica finanziaria, in cui le banche statali costituiscano l’asse portante del sistema bancario, assicurando così l’uso razionale delle risorse finanziarie del paese

  • un cambiamento radicale del sistema fiscale attuale, che prevede un’imposta unica sui redditi del 13%, con una imposta progressiva sul reddito delle persone fisiche, esentando i meno abbienti dalla tassazione.

Punti fondamentali del programma minimo sono anche:

  • istruzione e servizio sanitario gratuiti, come priorità assoluta

  • le agevolazioni per le famiglie con figli attraverso la rete di asili nido, di abitazioni per le giovani coppie, di strutture sociali a protezione della madre e del bambino

  • la garanzia del diritto all’alloggio, stabilendo che il suo costo, compresi i servizi, non superi il 10% del reddito familiare

Ed inoltre;

  • la creazione di un sistema giudiziario realmente indipendente

  • la lotta senza quartiere alla corruzione ed alla delinquenza

  • il rafforzamento della sicurezza nazionale per garantire la sovranità e l’autorità del paese in campo internazionale sulla base dei principi del rispetto reciproco e della collaborazione tra i popoli

Ma la realizzazione di tutto questo richiede una attiva partecipazione delle masse popolari. Ecco perché è necessario affermare pienamente i diritti democratici, a cominciare da un corretto sistema elettorale, che garantisca la reale uguaglianza di partecipanti alle elezioni, e dall’ampliamento dei poteri e della funzione di controllo del Parlamento.

Il XV Congresso ha voluto coniugare memoria, tradizione ed iniziative di massa per la realizzazione degli obiettivi strategici del Partito. Un Congresso indubbiamente di transizione, certamente orgoglioso dei risultati raggiunti, ma anche contrassegnato da un approccio realistico ai problemi dell’attuale fase politica. 

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