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Dipartimento Economia

Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questo Argomento.


Nome argomento: Dipartimento Economia

Vedi tutti gli articoli per questo argomento.

Benzina - PDCI: "Governo miglior alleato di speculatori" Martedì, 04 Maggio 2010 - 13:23 | Inviato da : ufficiostampa
"Il fenomeno del 'caro benzina' dimostra che il Governo, immobile e silente, fa da spalla alle compagnie petrolifere che speculano indisturbate, a danno dei cittadini, che tra bollette di acqua, luce, gas e prezzo della benzina, non sanno piu' come fare.
Bankitalia - PDCI: "Persino Bollettino Economico conferma che Governo ci prende in giro" Giovedì, 15 Aprile 2010 - 15:56 | Inviato da : ufficiostampa

"Tasse, consumi e crisi economica: il Bollettino Economico di Bankitalia conferma che questo Governo prende in giro gli italiani". E' quanto afferma Pino Sgobio, dell'ufficio politico del PdCI - Federazione della sinistra.

Benzina - Pagliarini: "Governo esca da immobilismo e regolamenti d'ufficio il prezzo" Martedì, 06 Aprile 2010 - 14:42 | Inviato da : ufficiostampa
"Il fenomeno del caro benzina è scoppiato da settimane e l'immobilismo del Governo non fa altro che accentuarlo". E' quanto afferma Gianni Pagliarini, dell'ufficio politico del PdCI - Federazione della sinistra, a commento di quanto denunciato dal Codacons, secondo cui "i rialzi dei prezzi della benzina determineranno, per il solo rientro dalle vacanze di Pasqua, una 'sovrattassa' aggiuntiva pari a 19 milioni di euro".
Economia - PDCI: "L'ENI è sotto attacco!" Giovedì, 11 Marzo 2010 - 14:51 | Inviato da : ufficiostampa

"L'obiettivo è quello di smembrarla, spezzettarla, per poterla acquisire più facilmente. Mentre da più parti si invocano investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, si insiste a parole perché si investa di più in ricerca, innovazione, ecc.,

Agricoltura - PERDURA LA PROTESTA NELLE CAMPAGNE di Franco De Mario Giovedì, 03 Dicembre 2009 - 18:28 | Inviato da : ufficiostampa

Perdura la protesta nelle campagne

di Franco De Mario (Pdci Bari)

Migliaia di agricoltori organizzati dalla CIA-Confederazione Italiana Agricoltori a bordo dei loro mezzi, lungo le principali arterie del Paese denunciano, in concomitanza dei periodi di raccolta, il continuo levitare dei costi di produzione agricola a fronte del costante decremento dei prezzi di vendita dei prodotti. Conseguenza della innegabile contrazione dei redditi, denuncia la categoria, è l’ulteriore ridursi delle quantità di produzione vendibile e del valore aggiunto ricavabile. Al netto delle gravi speculazioni parassitarie gravanti sulla lunga filiera agroalimentare, che se pure originano dal basso prezzo sui campi, dispiegano i loro reali effetti nefasti sui prezzi al consumo.

Fisco - Pignatiello: "A quando legalizzazione traffico d'armi e prostituzione?" Martedì, 29 Settembre 2009 - 14:30 | Inviato da : ufficiostampa

"Non c’è limite in questa maggioranza. A forza di abbassare quotidianamente l’asticella della moralità in politica – altro che le chiacchiere di Berlusconi di aver portato in politica la moralità del rispetto dei programmi – dove arriveremo? Dopo la possibilità di far rientrare in Italia i soldi evasi negli anni ed esportati illegalmente a quando la depenalizzazione del traffico d’armi, di droga e dello sfruttamento della prostituzione?". E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI.

FINANZIARIA 2009 E PACCHETTO ANTICRISI Mercoledì, 21 Gennaio 2009 - 15:30 | Inviato da : ufficiostampa

FINANZIARIA 2009 E PACCHETTO ANTICRISI

di Luigi Marino

Gli effetti negativi della crisi si fanno sempre più avvertire di giorno in giorno e l’emergenza sociale si va sempre più aggravando.
C’è da attendersi anche nel 2009 – con la speranza di uscirne! – un ricorso di massa alla cassa integrazione per chi ne potrà beneficiare e licenziamenti massicci di lavoratori soprattutto a tempo determinato e di quelli comunque precari, con conseguente aumento del numero di famiglie povere.

Secondo le recenti rilevazioni dell’ISTAT il 13% della popolazione è povera, 8 pensioni su 10 sono sotto i mille euro al mese.
C’è un calo della produzione industriale (dal 2001 mai così rilevante) non solo nel settore auto, ma anche in quelli dei beni strumentali, durevoli e non, dell’energia, ecc.. Sembrerebbe opinione comune l’esigenza di allargare la domanda interna, aumentare i consumi pubblici e privati, perché nelle crisi, Keynes docet, occorre che qualcuno spenda! Rilanciare i consumi significa anche aumentare la produzione industriale, aiutare le stesse imprese e salvaguardare i livelli occupazionali gravemente compromessi. Occorre provvedere senza ulteriori indugi a potenziare in modo consistente e rispondente alle esigenze il sistema degli ammortizzatori sociali per tutelare anche i lavoratori meno garantiti. La crisi è grave, di non facile e rapida soluzione secondo gli analisti. La recessione riguarda tutti i paesi europei, ma sia la U.E. che il F.M.I. prevedono per l’Italia un arretramento maggiore. La stessa Banca d’Italia reputa che la recessione in atto sia la più dura dal dopoguerra. Ed in Italia in particolare la recessione è stata determinata anche dal calo dei consumi poiché da almeno dieci anni sono ferme le retribuzioni reali. Sin dall’inizio del 2008 la stessa B.d.I.aveva raccomandato una riduzione della  tassazione sui salari, che avrebbe avuto un impatto positivo sull’economia.

Le linee “strategiche” della manovra finanziaria 2009, anticipata con i Decreti Legge 93 e 112 del 2008, quando ancora la crisi finanziaria non aveva pienamente investito l’economia reale, comprese le varie misure contenute nel decreto anticrisi, sono restate invece sostanzialmente immutate. E questo è tanto più imperdonabile, in quanto il Ministro dell’Economia Tremonti si è vantato più volte di aver previsto prima di tanti economisti l’incalzare della crisi. Non si sono adottate adeguate e tempestive misure di sostegno del potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto di quelle con figli e familiari a carico, né misure volte a rafforzare le tutele sociali, tranne quella del tutto irrisoria della “social-card”, una vera elemosina che si rivela sempre più una beffa.
La ricetta (investimenti pubblici, sostegni alle famiglie e alle imprese in difficoltà, un welfare strutturato sulle nuove esigenze) sembrerebbe, a parole, condivisa. Ma è facile a dirsi, non a realizzarsi! Su come reperire i fondi necessari si va avanti a tentoni e per annunci, dopo che si sono gettati via alcuni miliardi per l’incauta e frettolosa abolizione totale dell’ICI sulla prima casa per favorire ancora una volta i ceti più abbienti e dopo aver dilapidato altri miliardi di euro con l’accollo dei debiti Alitalia.

Le misure adottate già da luglio non hanno fatto altro che aggravare la situazione e determinare effetti recessivi per i tagli indiscriminati e drastici apportati agli stanziamenti di bilancio. Inoltre la manovra è stata imperniata su un forte differenziale tra inflazione programmata e inflazione reale, che riversa i costi ed i sacrifici sostanzialmente sui lavoratori subordinati e comunque su quelli che vivono di solo lavoro.
Di fronte al fenomeno massiccio di nuove povertà, tutti dovrebbero essere chiamati a dare prova di maggiore solidarietà. Questo in concreto significa, in base al principio della capacità contributiva, chiedere a chi ha di più, di dare di più, di uscire da un ottuso egoismo e porsi il problema della necessaria coesione nazionale, specialmente nell’attuale contesto. Il liberale Einaudi non avrebbe esitato ad imporre una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio, come quella introdotta nel ’47, una maggiore tassazione dei beni di lusso insieme alla armonizzazione delle rendite finanziarie, per destinare il ricavato ai meno abbienti. Ed a maggior ragione occorre rilanciare con forza ed impegno la lotta all’evasione e all’elusione fiscali, che invece sembrano quasi giustificate dalla recessione attuale e quindi andate nel dimenticatoio. Il che implica il ripristino delle norme che il centro sinistra aveva adottate (limiti di trasferibilità degli assegni, nonché per i pagamenti in contanti), che avevano consentito risultati positivi nella lotta all’evasione, che la Corte dei Conti ha registrato e lo stesso Ministro Tremonti nella relazione al rendiconto del 2007 ha dovuto ammettere. A fronte di una situazione così grave appaiono del tutto sbagliate le scelte della manovra triennale per fronteggiare la recessione e stimolare la crescita, che richiederebbe invece il rilancio delle politiche infrastrutturali e l’adozione di misure a sostegno della domanda e del reddito familiare. A differenza della Francia di Sarkozy, che destina dieci miliardi di euro al potenziamento dell’istruzione superiore, questa Finanziaria non investe sulla cultura e quindi sulle nuove generazioni, svilisce il ruolo dell’istruzione pubblica con i tagli alla scuola, all’Università e alla ricerca ed a vari settori di strategica rilevanza sociale. Inoltre il Governo più volte ha distolto risorse dal fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), ridotto ad un salvadanaio per le emergenze, aggravando le difficoltà del Mezzogiorno. Insiste invece nel mandare avanti il “federalismo fiscale”, che, oltre ad essere una risposta errata, comporterà inevitabilmente costi aggiuntivi, aggravi burocratici e soprattutto un aggravamento del divario tra le diverse aree del paese, mentre quello che si impone oggi è una improcrastinabile radicale revisione dello stesso Titolo V della Costituzione.

E’ ancora possibile rivedere la scala delle “priorità” delle grandi opere infrastrutturali per varare un grande piano di edilizia economica e popolare, di edilizia scolastica, sanitaria, carceraria, etc., che produrrebbe nell’immediato un  effetto benefico sulla crescita, sull’occupazione e sui consumi. Questo non è un inutile “fare buche per poi riempirle”!, poiché l’edilizia è da sempre una soluzione concreta per trainare il paese. Concentrare inoltre le risorse disponibili sulle aree di maggiore sofferenza, aumentare le detrazioni fiscali sul lavoro dipendente, provvedere alla restituzione del fiscal drag, rifinanziare il Fondo per le politiche sociali, che ha subito gravi decurtazioni, ridisegnare un welfare in relazione alle difficoltà di chi è restato senza lavoro, dei più deboli e degli incapienti.  Quello che è sempre più necessario in questo contesto è almeno a livello europeo un maggiore coordinamento delle politiche di intervento, in quanto le scelte nazionali sono efficaci solo se coordinate. La manovra complessiva è in sostanza squilibrata. Non equa socialmente.  A fronte di qualche elargizione caritatevole come la social card, il bonus familiare, non è indirizzata a sostenere la domanda interna, i consumi pubblici e privati e conseguentemente l’occupazione, né a risolvere i nodi strutturali che impediscono la crescita della produttività (deficit infrastrutturale materiale ed immateriale, ricerca scientifica e innovazione,  livello qualitativo della produzione).

Dpef 2009: tutte le promesse mancate di Berlusconi Lunedì, 21 Luglio 2008 - 11:04 | Inviato da : ufficiostampa

Dpef 2009: tutte le promesse mancate di Berlusconi

Roma 21 luglio 2008

Luigi Marino

Il Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2009-2113 indica come priorità assolute l’accrescimento della produttività del sistema paese ed il progressivo risanamento della finanza pubblica. Obiettivi teoricamente condivisibili se il loro perseguimento fosse improntato all’equità sociale e fiscale. Ma la logica di fondo del documento è quella già sperimentata nel precedente governo Berlusconi: riduzione del ruolo dello Stato attraverso un drastico ridimensionamento della spesa pubblica, “senza nuove tasse e senza ridurre i servizi”, che però “saranno aperti al mercato”, cioè privatizzati. Insomma la quadratura del cerchio!

Per uscire dalla crisi (diminuzione della crescita, dell’export, della domanda interna, del potere d’acquisto di salari e pensioni, ecc.) in vario modo a pagare saranno quindi i soliti noti, i lavoratori a reddito fisso ed i pensionati, sia perché inevitabilmente i servizi saranno più costosi o ridotti, sia perché gli aiuti fiscali, che sono stati promessi ai lavoratori dipendenti, ai pensionati ed alle famiglie, sono inadeguati se non virtuali.

Eppure i lavoratori italiani guadagnano il 20% in meno della media OCSE e così pure stanno indietro per potere d’acquisto. A fronte di un’inflazione reale che viaggia sul 3,8%, è fissata un’inflazione programmata dell’1,7% per il 2008 e dell’1,5% per gli anni successivi, il che produrrà maggiore povertà, un restringimento e non un incremento dei consumi privati. Altro che tutela del potere d’acquisto! I lavoratori potranno però sbarcare il lunario effettuando molto lavoro straordinario ottenendo così un illusorio beneficio fiscale a scapito della sicurezza sul lavoro e del modello di vita. Perché invece non provvedere a restituire il fiscal drag e a concedere le detrazioni fiscali da tempo richiesti dalle Organizzazioni sindacali? Ovviamente Confindustria e company non sono interessate a questo discorso, che è di giustizia fiscale, ma che va più incisivamente in direzione dell’allargamento della domanda interna. I primi passi della manovra e dello stesso DPEF avrebbero dovuto avere come obiettivo prioritario proprio l’aumento dei consumi e degli investimenti. Invece si procede in senso contrario con conseguenti effetti recessivi anche sull’occupazione, soprattutto femminile e giovanile.  Non sono previste misure a sostegno dei redditi più danneggiati dalla inflazione, né particolari interventi di politica stato sociale.

Per le tasse, almeno per i prossimi anni, non vi sarà nessun abbassamento della pressione fiscale.

In compenso, con l’annunciato “federalismo fiscale” resteranno ticket ed ulteriori addizionali regionali. Per non dire come la sua attuazione finirà, nel settore anzitutto della sanità, per penalizzare le regioni più piccole o meno ricche. Con il decreto-legge 112 del 25 giugno sono stati anticipati alcuni contenuti della manovra. Le questioni di metodo ci interessano sino ad un certo punto. Vediamo la sostanza: quali le linee strategiche? Il rilancio del Mezzogiorno? Per il Sud, il cui divario con il centro-nord non può che aumentare nell’attuale congiuntura non favorevole, non solo non viene riconfermata la percentuale del 45% della spesa in conto capitale, come il precedente Governo Prodi aveva stabilito, ma, per coprire l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa anche per i più abbienti, vengono sottratte risorse destinate alle infrastrutture, in particolare della Calabria e della Sicilia. Il nostro sistema produttivo risente di uno svantaggio competitivo anche per lo stato attuale delle infrastrutture, carenti soprattutto al Sud. Ma con il DL 112 subisce un taglio drastico, ancora non pienamente valutabile, anche il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), Tutto questo con buona pace dei parlamentari meridionali del PdL, entusiasti sostenitori delle nuove infrastrutture, come l’Alta Velocità Napoli-Bari o il Ponte sullo Stretto, niente affatto preoccupati della assoluta carenza dei fondi per finanziare l’elenco delle Grandi Opere programmate, che ha nelle migliori intenzioni un valore meramente ricognitivo. A meno che non si contentino del progetto di istituire la nuova Banca del Sud, tra l’altro con una dotazione iniziale risibile, che dovrebbe essere lo strumento per risollevare il Mezzogiorno. Con il decreto, tra l’altro, si avvia una nuova fase di dismissioni del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni ed altri enti locali, secondo le modalità e le disposizioni già imposte nel 2001 dal precedente governo Berlusconi. 

Inoltre al decreto è allegato un elenco di disposizioni da abrogare. Si tratta per la quasi totalità di norme di fatto obsolete, già superate da un pezzo!Il Ministro Calderoni vende fumo. Staremo a vedere, dopo i primi fatti dimostrativi, quali leggi saranno inserite nella tabella E della Finanziaria, che definanzia in tutto o in parte le autorizzazioni di spesa per il triennio. Per intanto, al di là degli annunci, nessuna azione concreta sin qui è stata posta in essere per contrastare gli ingiustificati aumenti dei generi di prima necessità e delle tariffe.

Insomma la linea di politica economica del governo Berlusconi IV è la prosecuzione pedissequa di quanto già visto in passato: qualche regalo agli amici, come diceva B. Visentini, un po’ di demagogia tanto per dare l’impressione di dare subito qualcosa, mentre ai problemi veri di questo paese (questione salariale, precariato, casa, infrastrutture materiali ed immateriali, ricerca, innovazione, scuola, formazione, ecc.) non viene data risposta.

 

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