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Referendum, analisi di una sconfitta di Vincenzo A. Romano Inviato da : redazione | Giovedì, 16 Giugno 2005 - 13:32

Sun Su, Ruini e gli errori della sinistra

di Vincenzo A. Romano

16 giugno 2005

Affermava Sun Tsu, stratega dell’impero cinese, che il miglior modo di vincere una battaglia fosse quello di non andare all’attacco. Questa strategia, ora studiata nelle più prestigiose facoltà di economia - si adatta benissimo ad ogni lotta politica, oltre alla guerra per cui era stata concepita -, ma non pare abbia  diffusione e conoscenza fra i nostri politici che, forse, preferiscono la definizione di Von Clausewitz di una guerra come prosecuzione della politica.


Volente o nolente, per la sinistra, e Fassino lo ha confermato in plurime dichiarazioni, la battaglia referendaria è stata un atto di lotta per l’affermazione dello stato laico nei confronti di una confessione religiosa: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che invadeva, oltre il Concordato ed oltre lo spirito della “Pacem in Terris”, l’indipendenza reciproca fra Stato e Chiesa. Ragionamento accettabile e perfino perfetto nella sua valenza giuridica, ma… L’errore è stato commesso. Un errore strategico che ha portato la sinistra, al seguito dei radicali, a non considerare quale forza avrebbero avuto, in una situazione vitale per Ruini, quelle forze che Togliatti, già nel 1948 chiamava le “divisioni del Papa”. In un precedente articolo scrissi, e non ho vergogna alla autocitazione, che Ruini, in questa battaglia aveva tradito e gettato alle ortiche San Tommaso d’Aquino, padre della Chiesa che, con Aristotele, non considerava “persona” se non quella compiuta, nata e senziente. Di più il cardinale di santa romana Chiesa rigettava un suo Papa, Giovanni XXIII, che nella Pacem in Terris attribuiva i diritti di “persona” ad un essere senziente e conscio. Ma diciamolo chiaro, poteva questa argomentazione, sebbene sostenuta anche da filosofi cattolici, fare presa sul popolo dei votanti? No. Affermava Sun Su che il soldato segue il suo comandante quando comprende la sua strategia e solo allora lo segue sino alla fine. Allora dove sta l’errore? Nell’avere dimenticato la lezione di Togliatti (vedi Galante): “Togliatti stesso, d’altra parte, durante la campagna elettorale del 18 aprile ’48 aveva fatto diretta esperienza della capacità offensiva delle “divisioni del Papa”, in particolare di quelle  dell’Azione Cattolica scese in campo sotto la guida di Luigi Gedda nei Comitati civici. Egli, perciò, guardò sempre con autentico rispetto, dettato sia dalla cultura sia dall’esperienza, come soltanto un leninista poteva fare, alla “potenza morale” della Chiesa cattolica: sia quando questa era stata frontalmente ostile alla sua parte, sia – e ancor più – quando essa apriva finalmente spiragli di confronto, forse di dialogo, forse di collaborazione, anche con gli “erranti” di fronte a temi e problemi comuni: comuni perché universali, comuni perché globali. E, pur guardando a essi attraverso i filtri di culture diverse, di ideologie incomponibili, questi filtri erano pur tuttavia simili quanto all’approccio (cattolico, cioè universale l’uno; internazionalista, l’altro), quanto all’orizzonte dell’azione (globale), quanto infine all’obiettivo ultimo (la valorizzazione piena e completa del soggetto umano: nella semplice immanenza il comunismo, nell’immanenza e nella trascendenza il cattolicesimo)”. La lezione di un dialogo, anzi contrapposizione, con la chiesa cattolica è stato ripetuto, forse con ingenuità in questo referendum. Il referendum, in altre parole non afferma alcunché ; diverso al contrario un dialogo con la Chiesa, Togliatti docet, perché non può scompaginarsi una tradizione fortemente cattolica, e non solo al Sud, in nome di principi incomprensibili. Pare che la sinistra abbia dimenticato le lezioni di Gramsci e Togliatti insieme. Dobbiamo attaccare e conquistare le casematte degli avversari, ma è questo il metodo? A mia memoria, nemmeno Enrico Berlinguer portò un attacco frontale. Dimentichiamo Clausewitz come insisteva Togliatti. E se non vogliamo Sun Tsu, usiamo almeno la furbizia del piccolo contadino. Quale allora l’errore strategico? L’attacco confidante nella risposta del popolo della sinistra. Ma il popolo risponde (vedi le ultime  elezioni regionali) quando il suo “status” viene attaccato. L’embrione, impotente e non persona, della nostra propaganda è tanto più impotente e privo di interesse per un popolo che non arriva a fine mese. Allora  l’invito  all’inazione di Ruini vince su un popolo inane e che noi non informiamo più. Ricordate l’invito: per ogni campanile ci dovrà essere una casa del popolo: i campanili ci sono. E le case del Popolo ?