Il vescovo e la virilità. Cronaca da Pistoia
a cura di Stefano Pieralli
21 luglio 2005
PISTOIA. Se il criterio dei consiglieri è stato quello di regolarsi sulla domanda di una minoranza, a quando il consenso per la pedofilia, per le organizzazioni mafiose e per il terrorismo come rivendicazione? E’ solo una delle diciotto domande che il vescovo di Pistoia, Simone Statizzi, ha rivolto al consiglio comunale in una lettera scritta per criticare una mozione che prelude all’approvazione del registro delle unioni civili. Parole come pietre scagliate contro le coppie gay e il nihilismo dominante nella società.
Argomentazioni a tutto campo sulla sessualità e sulla famiglia, i cui toni accesi hanno spiazzato gli stessi politici di centrodestra, che pure ne condividono la sostanza e i valori di fondo che propugnano. La lettera ha fatto il giro del consiglio comunale martedì sera, ma all’inizio in Palazzo di Giano pensavano ad una burla. «Siamo su scherzi a parte?» ha esclamato qualcuno. Poi è arrivata la conferma che quella missiva era stata recapitata al presidente dell’assemblea, Giorgio Federighi, proprio dal vescovo.
Toni da curva di uno stadio, li ha definiti qualcuno, impropri per il capo di una diocesi. Contenuti che vanno ben al di là di una semplice presa di posizione di contrarietà, cattolica e appassionata, sulle coppie di fatto. Altri si sono domandati se la posizione del vescovo di Pistoia sia un’esternazione personale o, ricevendo input dall’alto, non rappresentati il nuovo corso della Chiesa cattolica di Benedetto XVI.
Secondo monsignor Scatizzi, approvare una mozione favorevole al registro delle unioni civili, è solo un modo furbo per far passare dinanzi all’opinione pubblica la liceità e normalità delle nozze gay. Scatizzi ha detto sulle unioni omosessuali tutto quello che nessun consigliere pistoiese, pure contrario, aveva mai osato dire. Il registro delle unioni è un ulteriore colpo all’identità e alla virilità maschile: questo uno degli argomenti più sorprendenti e più volte ribadito nelle quattro pagine del vescovo. Il prelato parla di «svilimento della mascolinità», di «confusione dei generi» e di una società che si va sempre più «femminilizzando». E lo dimostra il fatto che - come si legge sui sondaggi e sulla stampa - gli uomini spendono sempre più in cosmetici, depilazione, parrucchieri e chirurgia estetica. Scatizzi non risparmia neppure le maestre: l’educazione è, non a caso, sempre più in mano alle donne. E gli adolescenti disorientati anche da scelte politiche tipo quella pistoiese, non riescono a trovare la loro identità e si tuffano nelle droghe e nell’alcol. I rischi di questo stato di cose sono pesantissimi, secondo il vescovo di Pistoia. Per esempio che un domani, volendo sempre accogliere istanze da parte di «esigue minoranze», si finisca per dar credito a quelle della pedofilia, della mafia e del terrorismo.
Passaggi che hanno fatto e faranno discutere a lungo anche a Pistoia. Come quando, nella prima domanda del questionario rivolto ai consiglieri, Scatizzi chiede se la scelta dei politici sia giunta sull’onda di «una cultura di tipo radicale che conduce ad una deriva moral-nihilista, oppure pressati dalla realtà, perché nel comune di Pistoia il fenomeno è vistoso».
PISTOIA. Approvare una mozione favorevole al registro delle unioni civili, è solo uno stratagemma per far passare dinanzi all’opinione pubblica la liceità e normalità delle nozze gay.
Questa volta non ha usato mezzi termini il vescovo Simone Scatizzi. E il suo non è un semplice commento all’atto di un organo istituzionale, ma una lettera-appello appassionata e argomentata nella quale si chiede ai consiglieri comunali, attraverso un questionario di diciotto domande destinato a far discutere per parecchio tempo, di spiegare i motivi del loro voto e della loro scelta.
Quattro pagine di fuoco, nelle quali monsignor Scatizzi ha detto delle nozze gay tutto quello che nessun consigliere pistoiese, pure contrario, aveva mai osato dire. Il registro delle unioni è un ulteriore colpo all’identità e alla virilità maschile. Scatizzi parla di «svilimento della mascolinità», di «confusione dei generi» e di una società che si va sempre più «femminilizzando». Lo dimostra il fatto che gli uomini spendono sempre più in cosmetici, depilazione, parrucchieri e chirurgia estetica.
Se l’educazione è, non a caso, sempre più in mano alle donne, gli adolescenti non trovano la loro identità e si tuffano nelle droghe e nell’alcool. Il rischio? Che un domani si possano accogliere altre istanze di minoranze, come quelle dei pedofili, della mafia e del terrorismo. Parole scagliate come pietre e la reazione non si è fatta attendere, varcando i confini pistoiesi.
La lettera del vescovo contro le unioni civili ha subito riproposto quelle contrapposizioni sui valori fondamentali della convivenza civile che avevamo conosciuto recentemente durante la campagna elettorale per i referendum sulla fecondazione assistita. Idee distanti, il muro contro muro.
La lettera del vescovo Simone Scatizzi è stata consegnata martedì sera ai consiglieri comunali dal presidente Giorgio Federighi. In palazzo di Giano si era quasi alla fine dell’assemblea, ma i consiglieri sono rimasti a lungo a discutere, hanno fatto nottata. Dopo la lettura delle prime righe, la prima reazione è stata quella dell’incredulità. Molti hanno pensato a un buontempone: «Ma siamo su scherzi a parte?» «Ne abbiamo discusso fra noi fino a tardi perché non potevamo crederci», racconta Samuele Bertinelli, capogruppo Ds.
Ieri mattina però è arrivata la conferma: quella lettera scritta al consiglio comunale sulla recente approvazione della mozione presentata da Rifondazione e Verdi, era stata scritta proprio dal vescovo. Inusuale nei toni, diretti e confidenziali, ed estrema in molti degli argomenti. Ed è stata una mattinata convulsa, fatta di telefonate incrociate, soprattutto fra gli esponenti della maggioranza. Volevano capire se quella era un’iniziativa personale del vescovo di Pistoia, pur sempre il capo della cristianità di una diocesi vasta e importante, oppure la posizione ufficiale della Chiesa targata Benedetto XVI. Si è sparsa la voce, non confermata, che qualcuno ha chiesto lumi alla Conferenza episcopale italiana. Quando è stato chiaro che la notizia aveva preso il volo, tanto che nelle redazioni dei giornali sono iniziate a piovere dichiarazioni a raffica, soprattutto da parte mondo dell’associazionismo omossessuale, i partiti di maggioranza che avevano approvato quella mozione, hanno deciso di trincerarsi dietro un no comment, in attesa di riunirsi ed affinare un documento comune. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni dell’opposizione di centrodestra, contraria a quella mozione. I toni e i giudizi saranno troppo accesi e appassionati, ma la sostanza è condivisibile: noi stiamo col vescovo Scatizzi.
Politici tra silenzio e assenso
Vettori: offeso come cristiano. Bartolomei: idee condivisibili
di Francesco Albonetti
PISTOIA. Tirati in ballo come i principali bersagli delle diciotto domande rivolte dal vescovo sulle unioni civili, i consiglieri di maggioranza oppongono dei “no comment” più o meno blindati. La linea è quella di aspettare , quando ci sarà la riunione dei capigruppo di maggioranza, per formulare una presa di posizione unica e ufficiale. Più o meno blindati, perché qualcuno nella maggioranza, seppure solo a titolo personale, non ha potuto fare a meno di reagire e di esternare il suo fermo sconcerto e disappunto.
Per esempio Marco Vettori, capogruppo dei Comunisti italiani, che si ritiene «offeso anche come cristiano». «Il vescovo offende la comunità pistoiese ancor prima del consiglio comunale. A volte mi definiscono un catto-comunista e non mi nascondo di avere come riferimenti quei valori di tolleranza che incarnano sia la parte migliore del mondo cristiano che quello laico di matrice marxista. Qui ci troviamo di fronte a una tolleranza zero, a un documento che sembra provenire dalla curva di uno stadio».
Il capogruppo Ds Samuele Bertinelli preferisce attendere la riunione di maggioranza e annuncia che la risposta dovrà essere prudente. «Dobbiamo capire. La prima impressione è quella dello sconcerto per i toni e gli argomenti usati, che vanno ben oltre il voto contrario alle unioni civili. Il mio desiderio sarebbe quello di coinvolgere in una posizione unica tutto il consiglio, anche se sarà molto difficile».
Prudenza e attesa anche per Giuliano Guiducci della Margherita, raggruppamento di cattolici e laici che già si era trovato in difficoltà in sede di votazione della mozione incriminata. «Tra noi ci sono posizioni diverse, ma trattandosi del vescovo scelgo il silenzio, almeno fino a quando non ci saremo confrontati fra noi».
Chi invece appoggia senza timore la sostanza della lettera di monsignor Scatizzi è Alessio Bartolomei di Forza Italia: «Sono rimasto anch’io stupito per i toni molto diretti, il modo confidenziale e gli argomenti a tratti arditi usati dal vescovo. Tuttavia condivido nella sostanza il suo pensiero: noi siamo contro le unioni civili e a favore dei valori tradizionali della famiglia. Anzi, ci dispiace che la posizione di Scatizzi sia arrivata solo adesso e non prima della votazione».
Sulla stessa lunghezza d’onda il collega di partito Maurizio Gestri: «Bene ha fatto sua eccellenza il vescovo a chiedere, in materia così delicata ma significativa, una espressione chiara da parte dei consiglieri, specie se si dichiarano cattolici. Da parte mia, dopo aver letto attentamente la lettera, dichiaro di apprezzare e condividere le enunciazioni del “mio” vescovo e di rispondere positivamente ai quesiti da lui posti».
Così in Consiglio: le mozioni erano tre PISTOIA. Il 5 luglio il consiglio comunale votò tre mozioni sulla questione delle unioni civili: la prima presentata da Rifondazione e Verdi, è stata poi quella approvata all’unanimità e, sostanzialmente, dà il via libera alla possibilità di avere un registro delle unioni civili, comprese quelle omosessuali. Durante la votazione sono usciti dall’aula i consiglieri di opposizione e quelli della Margherita, più precisamente Federighi, Mariani, Antichi, Guiducci, Laing, Braccesi, Montalti, Niccolai, Bartolomei, Gestri, Cipriani, Bennati, Durante, Capecchi, Cipolla, Zuccherini, Barbato, Vannucci e Parisi. Gli altri due ordini del giorno, entrambi bocciati dalla maggioranza, sono stati presentati dalla Margherita e da Gestri di Forza Italia.
L’intervento. La perdita della virilità «So che la maggioranza dei consiglieri è data da uomini: non so se certi consiglieri si sono resi conto di dare un ulteriore colpo alla virilità maschile. E’ risaputo, da diverso tempo, che è sempre più in calo non solo la fecondità maschile ma anche la stessa virilità».
Nelle mani femminili. «Questa perdita della identità maschile, con tutte le sue conseguenze, è causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili; da una educazione in gran parte nelle mani femminili, da contesti di assenza o di insignificanza psico-pedagogica della figura paterna».
Omosessuali per scelta. «Se è vero, come è vero, che le persone omosessuali per motivi del Dna sono piccolissima minoranza, si deve arrivare ad ammettere, implicitamente o esplicitamente che la grande maggioranza di essi sono il prodotto di un contesto socio culturale: femminilazzazione della società».
Cosmetici e depilazione. «Gli uomini, secondo quanto riferisce la stampa spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, parrucchieri, trucchi di vario genere, chirurgia estetica ecc. bisessualità conclamata».
Tanti gay a Pistoia? «I consiglieri hanno fatto questa scelta sull’onda di una cultura di tipo radicale che conduce ad una deriva morale nichilista, oppure pressati dalla realtà, perché nel Comune di Pistoia il fenomeno è vistoso?» Largo ad altri disvalori. «Se il criterio dei consiglieri è stato quello di regolarsi sulla domanda di una minoranza a quando il consenso civile per la pedofilia, le organizzazioni mafiose, il terrorismo come rivendicazione, la stessa aggressività e la violenza fisica del farsi valere, la guerra preventiva, ecc. ecc.?»
Basta col turarsi il naso. «E’ vero o no che i partiti che fanno certe scelte - vedi nazismo, comunismo, fascismo, liberalismo selvaggio - finiscono col promuovere soluzioni opposte, anche se non condivisibili? Si è detto talvolta che per votare occorreva tapparsi il naso: la storia ci ha indicato come finiscono certe situazioni! Credono i consiglieri che si possa continuare una politica a colpi di testa senza una linea precisa, dovendosi continuamente tappare il naso?»
Concetti da medioevo, ha insultato la dignità degli omosessuali
Ecco alcune reazioni provenienti dal mondo dell’associazionismo gay.
PISTOIA. Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay. Fino ad oggi ne avevamo ascoltate e lette di tutti i colori, ma mai da un alto prelato della Chiesa cattolica, considerato un moderato, ci saremmo attesi una lunga lettera d’insulti verso la dignità delle persone omosessuali. Monsignor Simone Scatizzi, vescovo di Pistoia, ha preso carta e penna e ha indirizzato ai consiglieri comunali una durissima reprimenda, infarcita d’affermazioni stupefacenti, in alcuni tratti dal sapore goliardico, se non si trattasse di un così autorevole rappresentante della Chiesa cattolica.
Arcigay nazionale è stupefatta, oltre che dal tono generale della missiva, di alcune affermazioni contenute, che rivelano una omofobia violenta e rabbiosa. Esprimiamo solidarietà verso un’istituzione della Repubblica che, in più passi dello scritto è oltraggiata e, ai consiglieri comunali di Pistoia che hanno approvato l’istituzione del registro delle unioni civili. Ci chiediamo quanti cattolici pistoiesi condividono gli anatemi contenuti nella lettera del monsignore, che sembra scritta da un militante d’estrema destra e non da un cristiano con alte responsabilità.
Bert D’Arragon, presidente Arcigay La Giraffa Pistoia. Nel prendere posizione contro le unioni civili e le coppie di fatto (e questo è scontato: si tratta della posizione ufficiale della chiesa cattolica), il vescovo imposta la sua argomentazione sulla “perdita dell’identità maschile” a suo parere dilagante in Italia e si chiede se “certi consiglieri (comunali) si sono resi conto di dare un ulteriore colpo all’identità maschile” constatando “che è sempre più in calo non solo la fecondità maschile, ma anche la stessa virilità”. Poi il vescovo se la prende con i cosmetici: “gli uomini, secondo quanto riferisce la stampa, spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, parrucchieri, trucchi di vario genere, chirurgia estetica ecc. ecc.”. La colpa di tutto questo è degli omosessuali e della “bisessualità conclamata”; ma non solo: il vescovo ce l’ha anche con le maestre e le professoresse “Questa perdita della identità maschile, con tutte le sue conseguenze, è causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili e da un’educazione in gran parte nelle mani femminili”. La prima reazione alla lettera è ovviamente incredulità, poi sonore e ripetute risate e infine preoccupazione, sicuramente per lo stato di salute mentale dell’autore, ma anche per la strada che alcuni parti della chiesa stanno imboccando. In questo mondo in cui l’integralismo religioso sta portando a terrore, morte, guerra e sofferenza, nessuno sente il bisogno di una radicalizzazione religiosa anche in Italia. In questo paese, già segnato da eccessi di ogni tipo e genere nelle discussioni sociali e politiche, esiste un forte bisogno, di pacatezza, di tolleranza, di religiosità e di fiducia, non dell’integralismo farneticante che emerge, invece, dalla lettera del vescovo Scartizzi. Spero tanto che sua eminenza abbia preso un colpo di sole e che una interpretazione così errata e lontana da ogni realtà di vita, anche degli stessi credenti cattolici, non finisca a creare proprio ciò che a parole il vescovo vorrebbe evitare: scelte radicali e nichiliste e disorientamento, specialmente dei giovani.
Guido Del Fante, Agliana. Mi chiamo Guido e sono un ragazzo di Agliana e ho 17 anni e sono da poco membro dell’arcigay di Pistoia. Dopo avere letto e analizzato a fondo la lettera del vescovo di ben 4 pagine, mi sono detto; sarà uno scherzo, vero? Perchè in effetti la lettera è posta veramente in modo ambiguo e per di più è piena zeppa di cose assurde. Basta leggere i primi righi per capirlo. Come si permette una figura così importante come il vescovo di offendere persone uguali e di discriminarle solo sulla sessualità? come si permette di dire che, in sintesi, non abbiamo diritti dato che la famiglia è composta da uomo donna? La vogliamo smettere con questi atteggiamenti? Cristo non faceva differenze tra nessuno, gli omosessuali ai tempi della Grecia e Roma antica erano rispettati tantissimo e pure ritenuti figili degli dei. Io sono un cittadino italiano ma sono agnostico, ma chi è credente tra gli omosessuali come credete che si senta in questa situazione?
La Nazione
La dura replica dell’Arcigay: «Ci accomuna a pedofili e mafiosi, ha perso la testa»
Gay, l’anatema del vescovo: «Che follia il sì alle unioni civili» PISTOIA — Quando nella tarda serata di martedì il presidente del Consiglio comunale pistoiese Federighi ha consegnato la lettera ai consiglieri, qualcuno gli ha dato dell’incauto: quel testo così pesante non poteva essere davvero farina del sacco del vescovo Scatizzi. Prendendolo per buono, il presidente era di certo caduto in un tranello. E invece era proprio vera, tutta vera la lettera che il vescovo di Pistoia mons. Simone Scatizzi, 74 anni, originario della provincia di Prato e da trent’anni guida della diocesi pistoiese, ha inviato ai 40 consiglieri comunali di Pistoia. Redarguendoli con lessico che qualcuno ha definito «da medioevo», o forse da controriforma, per la recente approvazione della delibera che istituisce a Pistoia il registro delle unioni civili. Premettendo che queste ultime «esistono già, costituite da un uomo e una donna che riconoscono solo il legame dinanzi allo Stato», Scatizzi se la prende con la legittimazione che la delibera implicitamente fa delle coppie omosessuali. Individuando nel documento approvato il segnale di una decadenza dei costumi, anzi della progressiva messa in crisi della virilità. «La maggioranza dei consiglieri sono uomini: non so se si sono resi conto di dare un’ulteriore colpo all’identità maschile», scrive. E via con la dichiarazione che alla progressiva infertilità del maschio si accompagnerà la progressiva perdita di virilità, frutto di uno smarrimento dell’identità maschile «che è figlia della mancanza di modelli autorevoli e credibili, di un’educazione in gran parte nelle mani femminili, da contesti di insignificanza o assenza della figura paterna». E «non saranno certo leggi alla Zapatero a migliorare la situazione», giacché — scrive Scatizzi — gli omosessuali, a parte «la minoranza che è tale per motivi di Dna», «sono il prodotto di un contesto socio-culturale: femminilizzazione della società», maschi che indulgono a cosmetici e chirurgia estetica, «bisessualità conclamata, orgoglio gay».
Con tale premessa, il vescovo rivolge diciotto domande ai consiglieri comunali confidando in «risposte non generiche». Fra i quesiti, quello se spetti proprio ai consigli comunali «che hanno carattere amministrativo» deliberare su «questi punti nodali dell’etica della società». E quello che chiama in causa i partiti «che fanno certe scelte — vedi nazismo, comunismo, fascismo e liberismo selvaggio — che finiscono col provocare soluzioni opposte anche se non condivisibili».
Scatizzi si chiede poi se «la deriva radicale o nihilista» intrapresa con la unioni civili non porti a conseguenze estreme: «A quando il consenso per la pedofilia, le organizzaizoni mafiose, il terrorismo come rivendicazione, l’aggressività e la violenza fisica per farsi valere, la guerra preventiva...?». Sulla legittimità dell’intervento, Scatizzi è esplicito: «Non è un’invasione di campo: sono un cittadino come tutti, ho votato alle elezioni, pago le tasse e ho il dovere di informare e illuminare la comunità».
«Il vescovo ha perso la testa» è la replica di Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay, offeso fra l’altro per l’accostamento dei gay con pedofili e mafiosi. «Mai da un alto prelato della Chiesa cattolica, considerato un moderato, ci saremmo attesi una lunga lettera d’insulti verso la dignità degli omosessuali». In città fra i consiglieri comunali continua l’incredulità. Attende oggi per commentare la maggioranza di centrosinistra, che il 6 luglio approvò la delibera con 21 voti su 40, la Margherita che uscì dall’aula e un consigliere diessino richiamato all’ultimo momento e presentatosi in aula con la divisa d’ordinanza da pompiere. Nel centrodestra c’è chi esulta. E trova comunque il modo di ‘rimproverare’ Scatizzi: «Doveva intervenire prima del voto — chiosa il capogruppo di Forza Italia, Alessio Bartolomei — il dibattito sarebbe stato arricchito. E forse sarebbe andata diversamente».
Le reazioni: il centrosinistra prende tempo
Arcigay: «Una follia». Ok dal centrodestra: «Peccato il ritardo» PISTOIA — Soprattutto stupore. Fra gli stessi avversari di clero e mondo religioso l’incredulità prevale sulla rabbia. «Il vescovo ha perso la testa» commenta il segretario nazionale di Arcigay, Aurelio Macaluso. «Evidentemente in diocesi non funziona il condizionatore», chiosa Alberto Niccolai, consigliere comunale di VivaPistoiaViva di estrazione radicale. «Incredulità e preoccupazione per lo stato di salute mentale dell’autore della lettera e per la strada che parte della Chiesa sta imboccando», aggiunge Bert d’Arragon, segretario di Arcigay locale.
Il centrosinistra si concede compatto un giorno di riflessione dopo aver vanamente inviato le opposizioni a riunirsi, oggi per stilare un documento comune. Nella maggioranza non parlano i capigruppo, né gli assessori (Cristiano invierà un documento oggi), né i consiglieri regionali. Pure loro increduli. Soddisfazione strisciante, ma per ora silenzio, nella Margherita, il partito che uscì dall’aula al momento del voto
Increduli, a loro modo, anche nel centrodestra. Maurizio Gestri di Forza Italia afferma di riconoscere nelle affermazioni di Scatizzi «il mio vescovo, e del resto non è la prima volta che vi è perfetta assonanza» (ma nel 2002 non lo accusò di fare il gioco della sinistra? ndr). «Ho l’orgoglio di dire che in questa materia ho parlato in tutta libertà e adesione alla dottrina della chiesa». Alessio Bartolomei, capogruppo di Forza Italia opina sulla forma («Modi e linguaggio appaiono effettivamente molto particolari»), ma condivide la sostanza. «il contenuto risponde pienamente a quanto abbiamo sempre sostenuto sull’inopportunità di costituire questo registro». Con un rimpianto: «se questo richiamo fosse arrivato prima del voto avrebbe portato sicuramente argomentazioni nuove che avrebbero arricchito senz’altro il nostro dibattito. E forse cambiato qualche orientamento» dal mondo gay, la reazione è indignata. «In questo mondo — dice d’Arragon — in cui l’integralismo religioso sta portando terrore, morte e sofferenza, nessuno sente il bisogno di una radicalizzazione religiosa anche in Italia. Nessuno sente il desiderio di eleggere Scatizzi a punto di riferimento, ma di scappare per cercare consigli più saggi e meno estremisti». Macaluso è intervenuto sulla questione: «Mai da un alto prelato della Chiesa ci saremmo attesi una lettera d’insulti sulla dignità delle persone omosessuali. Tono e affermazioni rivelano un’omofobia violenta e rabbiosa». Alberto Niccolai parla di «disustosa manifestazione muscolare dopo il referendum» e rileva che Scatizzi considera come «reati e peccati quelli che restano pur sempre diritti di cittadinanza».
Anni fa il consiglio comunale conferì a Scatizzi la cittadinanza onoraria di Pistoia. E ora? Che ne pensano i consiglieri?
Ecco parti del testo della lettera che il vescovo di Pistoia ha inviato ai consiglieri comunali: Ho letto sulla cronaca di Pistoia che il Consiglio comunale, senza giungere all’approvazione delle nozze gay, ha però dato vita al registro delle «unioni civili», facendo un primo scalino verso forme negate dall’etica generale. (...) Le unioni civili esistono già, costituite da un uomo e da una donna che riconoscono solo il legame consapevolmente e reciprocamente assunto, dinanzi allo stato. So che la maggioranza dei consiglieri è data da uomini: non so se certi consiglieri si sono resi conto di dare un ulteriore colpo all’identità maschile. È risaputo, da diverso tempo ormai, che è sempre più in calo non solo la fecondità maschile ma anche la stessa virilità. Si scrive e si vocifera in tutti gli spazi della comunicazione che la perdita della virilità maschile dà indici sempre più alti. È proprio partendo anche dai dati emersi in occasione del referendum sulla legge 40/2000 che indicano come nei prossimi anni si arriverà ad una percentuale davvero impressionante circa l’infertilità maschile, che ogni forma che incoraggia lo svilimento della mascolinità e la confusione di genere è incomprensibile.
Al congresso di Copenaghen su riproduzione umana ed embrionologia, il 20 giugno scorso, Bill Ledger, docente all’università di Shèffield, ha ipotizzato che entro 10 anni l’infertilità colpirà non una coppia su 7 come oggi una una su 3. Questa perdita della identità maschile, con tutte le sue conseguenze, è causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili; da un’educazione in gran parte nelle mani femminili, da contesti di assenza o di insignificanza psico-pedagogica della figura paterna. Non si può ignorare che l’uso di droghe ed alcolici sta aumentando fra i pre-adolescenti proprio a causa di una fragilità dell’identità, e della inquietudine psico-affettiva, con le conseguenze facilmente prevedibili.
La cultura attuale, dunque, sta mettendo in crisi la virilità propria del maschio!
Non sono certo le leggi spagnole di Zapatero che potranno migliorare la situazione. Se è vero, come è vero, che le persone omosessuali per motivi del Dna sono una piccolissima minoranza, si deve arrivare ad ammettere, implicitamente o esplicitamente, che grande maggioranza di essi sono il prodotto di un contesto socio-culturale: femminilizzazzione della società – gli uomini, secondo quanto riferisce la stampa, spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, parrucchieri, trucchi di vario genere, chirurgia estetica… ecc, ecc. – bisessualità conclamata, esperienze negative nell’infanzia, mancanza di formazione all’amore e alla sessualità, orgoglio gay…. Se così stanno le cose – e chi è informato dimostri il contrario – non solo le nozze gay sono un ulteriore elemento negativo, ma anche lo stesso registro delle unioni omosessuali. Avrei davvero piacere di sapere se i consiglieri comunali hanno votato la delibera del caso, hanno considerato certi aspetti del problema: mi sarebbe gradita una risposta seria dal Consiglio o da qualcuno di essi. Domando:
1) Hanno fatto questa scelta sull’onda di una cultura radicale che conduce a una deriva moral-nihilista, o pressati dalla realtà, perché a Pistoia il fenomeno è vistoso?
2) Il registro delle unioni omosessuali è stato considerato solo un aiuto alla coppia sessualmente omologa senza considerarne le influenze sulle nuove generazioni, o si è inteso omologare tutto?
3) Da che mondo è mondo, il matrimonio è sempre stato il fenomeno base della formazione della società, anche se in forme diverse: perché andare incontro ad un’esclusione dell’impegno sociale della coppia, non riconoscendo essa la funzione dello Stato, per chiedere poi allo Stato sostegno ed aiuto? Non parlo del matrimonio religioso, ma di quello civile.
4) I consiglieri hanno preso coscienza e consapevolezza delle crisi della mascolinità in Italia e nel mondo?
5) Hanno consapevolezza che sessuologi e andrologi hanno sempre più richieste di intervento proprio per una svirilizzazione del maschio? 6) Chi conosce la mentalità popolare – e i consiglieri dovrebbero conoscerla – sa che la gente comune ragiona in termini semplici: «Se la legge lo permette, significa che non è male!». Hanno parlato con serietà, con persone omosessuali per coglierne l’angoscia e la disperazione che spesso le intridono? 7) La richiesta di «una possibile adozione» non dice proprio nulla circa la sofferenza che producono certe incompiutezze di genere? Credono davvero che tutto si risolva con una normativa che non solo accetta ma convalida certi comportamenti? 8) Spetta proprio ai consigli comunali,che hanno carattere amministrativo, deliberare su questi punti nodali dell’etica della società? (...)
14) Cosa hanno proposto, i consiglieri, nel caso che abbiano voluto andare incontro a molte «situazioni irregolari», per aiutare pre-adolescenti, adolescenti e giovani a non cadere nel tranello di «prove» o di cedimenti, in un momento in cui emergono le pulsioni sessuali, disorientando così i giovani? 15) Se il criterio dei consiglieri è stato quello di regolarsi sulla domanda di una minoranza, a quando il consenso civile per la pedofilia, le organizzazioni mafiose, il terrorismo come rivendicazione, la stressa aggressività e la violenza fisica per farsi valere, la guerra preventiva, eccetera, eccetera? Mi vogliono spiegare perché alcune minoranze devono essere ascoltate ed altre no? E perché non debbono essere ascoltate le maggioranze che propugnano comportamenti che né i consiglieri, né il sottoscritto condividono, a cui ho accennato sopra? O si considerano i comportamenti sessuali, anche più anormali, come fattori che non hanno incidenza sulla società? 16) Posta la laicità dello Stato, esiste un’etica naturale a cui fare riferimento, o no? E una cultura che ha difeso e difende la persona come valore su cui misurarsi, è un portato di arretratezza o di civiltà? Ma in quale civiltà si sono formati e, se non sono troppo indiscreto, a quale civiltà appartengono? (...)
18) È vero o no che i partiti che fanno certe scelte – vedi nazismo, comunismo, fascismo, liberismo selvaggio… - finiscono per provocare soluzioni opposte, anche se non condivisibili? Basta osservare quello che sta succedendo nella Russia! Si è detto talvolta che per votare occorreva tapparsi il naso: la storia ci ha indicato come finiscono certe situazioni! Credono i consiglieri che si possa continuare una politica a colpi di testa, senza una linea precisa dovendosi continuamente tappare il naso? Simone Statizzi, vescovo di Pistoia
Cinquant’anni fa il vescovo di Prato Fiordelli scandalizzò l’Italia definendo "liberi concubini" due conviventi — Oggi è il vescovo di Pistoia a blandire la clava a scrivere pagine contro libertà e la ragione.










